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Una volta le distensioni sopra la testa erano il Re degli esercizi per la parte superiore del tronco. Dopo il 1972 sono quasi scomparse superate dalla panca piana. Vediamo invece di capire perché ancora oggi questo esercizio dovrebbe svolgere un ruolo fondamentale nell’allenamento coi sovraccarichi.

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Articolo di Francesco Schipani e Oreste Maria Petrillo

Un elemento che ha contribuito al declino delle distensioni sopra la testa è il diffuso desiderio di avere pettorali grossi, il che ha accresciuto la voglia di panca piana. Gli atleti eseguono le distensioni su panca piana per ore, seguite da un’ampia dose di aperture con manubri, su panca inclinata e declinata. Certo, i pettorali si faranno più grossi, ma, sfortunatamente, i pettorali grossi (soprattutto nella parte inferiore) hanno un problema a differenza di altri gruppi: sono estremamente difficili da mantenere invecchiando.

Non è il caso con la schiena, le gambe o anche le spalle, ma basta allentare il lavoro concentrato sui pettorali e quei muscoli si trasformeranno presto in “morbidoni”. Per aggravare il problema, è anche più duro dare loro la forma anche con un allenamento più intenso. La conseguenza è spesso un pettorale cadente.

Adesso, vi chiedo, cosa c’è di peggio?

Al contrario le spalle mantengono meglio la loro forma. Anche se passate un periodo durante il quale non le allenate o non le allenate a dovere, l’unica cosa che perderanno sarà la massa, ma non così tanto, in quanto vengono impegnate nelle attività di ogni giorno.

Non è così per i pettorali, perché sono utilizzati raramente al di fuori della palestra. Il punto è che per tutti, giovani o vecchi, sono meglio spalle larghe e atletiche che un petto sproporzionato ed enorme, perciò fareste meglio a concentrarvi sulle distensioni sopra la testa invece che sulla panca piana.” – BILL STARR

Fino al 1972 la distensione sopra la testa rappresentava la terza prova del sollevamento pesi assieme a strappo e slancio. Ciò spiega perché sino a quel momento essa venisse considerata nell’immaginario collettivo il principale metro di valutazione della forza di un atleta: quando due o più soggetti che si cimentavano nell’allenamento coi pesi volevano confrontarsi tra loro, la domanda che ognuno rivolgeva all’altro non era “quanto fai di panca?’’, ma “quanto distendi sopra la testa?’’.

Di conseguenza, fino al 1972, la distensione sopra la testa veniva inclusa nella quasi totalità dei programmi di allenamento non solo dei pesisti, ma anche dei bodybuilders (alcuni dei quali peraltro gareggiavano anche nel sollevamento pesi). Tuttavia nel 1972 la distensione lenta venne soppressa come prova di gara, ufficialmente perché gli atleti avevano iniziato ad inarcarsi eccessivamente mentre distendevano il peso, il che da un lato avrebbe determinato l’impossibilità per i giudici di gara di valutare se una prova fosse valida o meno, dall’altro avrebbe comportato seri rischi a carico della colonna vertebrale. Le ragioni reali però erano ben altre, come sottolinea anche Bill Starr, e di carattere squisitamente politico, ma non è certamente questa la sede per approfondirle.
Vorrei piuttosto soffermarmi su un dato significativo: fino al 1972, gli infortuni alle spalle erano rarissimi, come affermano molti atleti dell’epoca e molti tecnici (tra cui proprio Bill Starr), tant’è che non si sapeva neanche cosa fosse la cuffia dei rotatori, della quale non vi era alcuna menzione nei testi di chinesiologia dell’epoca: basti pensare solo che il termine “impingement’’ (conflitto subacromiale) venne coniato proprio nel 1972 da Neer. Ma perché tutto questo?

Continua con la seconda parte

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Andrea Biasci

Andrea Biasci

Dott. in Scienze Motorie. Ha insegnato e collaborato con l'università Statale di Milano come professore a contratto. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

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