Colazione e obesità: anche la scienza sbaglia

Colazione e obesità: anche la scienza sbaglia

Delle poche cose di cui possiamo essere certi è che fare colazione fa bene, mentre saltarla aumenta la probabilità d’ingrassare. D’altronde non c’è nulla di meglio che iniziare la giornata con una bella brioche ed un cappuccio, oppure una tazza di cereali “fitness” dentro il latte. Se poi vogliamo sostituire alimenti ad altissimo indice glicemico possiamo sempre optare per una colazione all’inglese con bacon, uova e salsicce. Insomma mediamente la colazione è un insieme d’alimenti di bassissima qualità, eppure la scienza ci dice che è importante farla. Ma li avete letti gli studi, siete sicuri che sia proprio così?

Colazione e obesità

Articolo di Lorenzo Pansini

Chiunque si interessi di alimentazione sa bene quanto possa influire la prima colazione sulla perdita di grasso. O per meglio dire, tutti da sempre lo abbiamo sentito dire ma, contrariamente a molti falsi miti sull’alimentazione, questa è stata una realtà scientifica apparentemente stabilita ormai da decenni.
Tale presunzione supporta il concetto che riconosce come il regolare consumo della prima colazione conferisca all’individuo una maggiore protezione dall’obesità, consenta di assumere meno calorie ad libitum nei pasti successivi nell’arco della giornata, e favorisca la perdita di peso se parte da uno stato di sovrappeso.
Oggi sembra invece che questo caposaldo della nutrizione venga smentito dalla scienza stessa. A dirlo è stata un’importante meta-analisi (un’analisi statistica accurata di tutti gli studi in letteratura su un dato argomento) pubblicata nel 2013 sul prestigioso American Journal of Clinical Nutrition da Andrew Brown, Michelle Bohan Brown e David Allison della University of Alabama di Birmingham, in Alabama, Stati Uniti (1).  Nel documento i ricercatori hanno denominato questo concetto come “PEBO“, acronimo di “Proposed Effect of Breakfast on Obesity“, tradotto in “proposto effetto della colazione sull’obesità”.
Il nome dello studio tradotto è “La credenza oltre l’evidenza: utilizzando il proposto effetto della colazione sull’obesità [PEBO] per mostrare due pratiche che distorcono l’evidenza scientifica”.
Il titolo lascia ben intendere le finalità della ricerca. Per provare che il PEBO è solo una semplice congettura piuttosto che una conclusione empirica basata sulla scienza, gli studiosi hanno introdotto due concetti che esplicano come i ricercatori possano essere influenzati nel credere in una presunzione al di là delle effettive prove disponibili. Queste sono “Research Lacking Probative Value (RLPV)” e “Biased Research Reporting (BRR)“, che potrebbero essere tradotte rispettivamente come “ricerca mancante di valore probatorio” e “segnalazione di ricerca distorta”.

– La RLPV è stata riconosciuta in casi in cui esperimenti o analisi sono 1) su questioni su cui si è già sufficientemente risposto o 2) concepiti in modo tale da non poter avanzare la conoscenza scientifica sulla questione.
– La BRR è stata definita come 1) l’interpretazione di parte dei propri risultati, 2) uso improprio del linguaggio causale nel descrivere i propri risultati, 3) citazione ingannevole degli altri risultati, e 4) uso improprio del linguaggio causale nel citare il lavoro altrui.
Secondo i risultati della meta-analisi, gli “abstract” (i riassunti) degli studi sul PEBO e i vari articoli che citavano gli studi osservazionali sul PEBO sono stati scritti con un linguaggio causale improprio ed interpretazioni parziali e ingannevoli. Alla base di questi errori di valutazione spiccherebbero motivazioni di natura psicologica. Il termine “bias” (traducibile in italiano come distorsione, inclinazione, parzialità o deviazione) infatti nella psicologia cognitiva indica un’inclinazione o un giudizio di parte che manca di oggettività.
Secondo questo documento, tutti gli scienziati che hanno condotto precedenti ricerche o analisi sul PEBO sono stati fortemente condizionati da “bias cognitivi” senza giudicare e trattare oggettivamente l’argomento. Più precisamente, si tratta del “bias di conferma”, che nella psicologia cognitiva può indicare l’interpretazione e l’elaborazione di informazioni in maniera parziale o soggettiva in modo che confermi la propria convinzione o ipotesi di partenza.
In sintesi le conclusioni finali di questa meta-analisi sostengono in maniera apparentemente provocatoria l’esatto opposto di quello che si è sempre creduto fino ad oggi e che la ricerca stessa aveva stabilito: saltare la colazione ha un effetto minimo o nullo sul guadagno di peso, e le persone che consumano la prima colazione finiscono per assumere più calorie totali rispetto a quelle che la saltano.

Brown e colleghi hanno vagliato tutta la letteratura scientifica sulla correlazione tra colazione e obesità, scoprendo che l’unico studio a lungo termine, controllato accuratamente, che assegnava ai soggetti testati in maniera casuale il consumo della prima colazione o a saltarla misurando gli effetti sul peso corporeo venne pubblicato nel 1992. Si trattava del noto studio di Schlundt et al., un vero e proprio riferimento in letteratura su questo argomento(2).
Un gruppo di adulti moderatamente obesi che saltavano abitualmente la prima colazione perse mediamente più di 7 kg quando venne sottoposto ad un programma alimentare che includeva la prima colazione quotidianamente. Mentre i consumatori regolari della prima colazione a cui venne imposto di saltarla quotidianamente durante il periodo di studio persero una media di quasi 9 chili.
I ricercatori conclusero che “consumare la colazione contribuisce a ridurre l’introito di grassi alimentari, minimizza gli attacchi di fame impulsivi nelle ore successive, e può rappresentare un importante parte in un programma per la perdita di peso”.
Entrambi i programmi prevedevano la stessa assunzione calorica, e in ogni gruppo si riscontrò una perdita di peso maggiore rispetto ad un programma in cui le abitudini alimentari riguardo alla colazione non cambiarono.
Lo studio era piuttosto limitato, coinvolgeva solamente 52 donne adulte in sovrappeso, ma suggerì che, per quanto riguarda la prima colazione, il fattore più importante nella perdita di peso poteva essere rappresentato da un cambiamento drastico delle scelte alimentari. “Coloro che dovettero sottoporsi ai più sostanziali cambiamenti nelle abitudini alimentari per rispettare il programma ottennero i migliori risultati“.
Il dr. Allison spiegò l’inconsistenza di questi risultati, in quanto “non hanno mostrato alcun effetto complessivo sul mangiare o saltare la prima colazione, cosa che la gente fa altrettanto bene. […] Si potrebbe pensare a questo punto che si dovrebbe abbandonare l’idea o di condurre alcune analisi più controllate randomizzate. Ma invece gli studi di associazione iniziarono.”
Nel corso degli anni, questi risultati dubbi sono stati ampiamente mal interpretati. Brown e colleghi hanno trovato circa 50 articoli pubblicati successivamente nella letteratura medica sul tema della prima colazione e il peso corporeo che avevano citato la ricerca di Schlundt. Di questi, ben il 62% aveva citato i risultati di questo studio in maniera impropria, cadendo nella trappola del “bias di conferma” e risultando tutti quasi esclusivamente a favore dell’idea che il consumo della prima colazione avesse un effetto protettivo contro l’aumento di peso.

Un altro studio che rafforzò la disinformazione sul PEBO venne pubblicata esattamente dieci anni dopo quella di Schlundt. Wyatt e colleghi (2002) esaminarono i dati del National Weight Control Registry (NWCR), ovvero “Registro di controllo del peso nazionale”, una sorta di banca dati contenente informazioni relative ai risultati di 2.959 persone sulla perdita o sul mantenimento del peso per almeno un anno (3). I dati del registro rivelarono che a seguito della perdita di peso, circa l’80% delle persone dichiarava di consumare regolarmente la prima colazione. Il ricercatori conclusero che “non c’era differenza tra introito energetico riportato tra i consumatori della prima colazione i non-consumatori, ma i consumatori della prima colazione riportarono un’attività fisica leggermente maggiore rispetto ai non consumatori della prima colazione.” Di fatto la ricerca dimostrò solamente che fare colazione era un comportamento comune tra le persone che stavano cercando concretamente di evitare il recupero del peso, ma non fu in alcun modo prova di come la prima colazione potesse favorire la perdita di peso.
Secondo i risultati dei ricercatori, ben 72 articoli scientifici successivi sulla colazione e la perdita di peso citarono lo studio di Wyatt e colleghi, circa la metà sopravvalutò le sue conclusioni, e circa un quarto suggerì una relazione causale tra le abitudini legate alla colazione e l’obesità.
In realtà non tutte le ricerche sono risultate a favore della teoria del PEBO.

saltare la colazione

Alcuni studi randomizzati hanno invece messo in dubbio questa ipotesi. Ne è un esempio la ricerca contemporanea di Levitsky e Pacanowski (2013), in cui si è dimostrato che in alcuni casi, anche se non in tutti, saltare la prima colazione può portare ad assumere più calorie a pranzo (4). In alcuni casi le persone che saltavano la prima colazione assumevano più calorie a pranzo, ma al termine della giornata assumevano meno calorie totali. I ricercatori di questo studio suggerirono che per alcuni adulti, saltare la prima colazione può essere effettivamente una strategia utile per ridurre il peso, non per guadagnarlo.
Sebbene la questione rimanga aperta, il documento di Brown e colleghi ha sicuramente provocato grandi polemiche e dibattiti nel mondo scientifico, contraddicendo, o perlomeno ridimensionando, le convinzioni poco oggettive di gran parte degli scienziati sul presunto effetto favorevole della prima colazione sull’obesità e sulla perdita di peso.

Se questa meta-analisi troverà, come probabile, ulteriori conferme nella letteratura scientifica, questo porterà inevitabilmente ad una rivoluzione riguardo alle strategie dietetiche per perdere peso, visto che la prima colazione era fino ad oggi considerata come “il pasto più importante della giornata”, e in futuro sembra che non lo sarà più. Tali valutazioni sicuramente saranno di supporto ai sostenitori del digiuno intermittente, un modello alimentare che sta prendendo piede soprattutto negli ultimi anni, ma anche ai sostenitori del bilancio calorico, secondo cui le variazioni di peso dipendono solo dall’introito calorico a prescindere dalla composizione dei macronutrienti e dalla distribuzione dei pasti.
Ma uno degli aspetti più interessanti dello studio è stata la conferma di come anche i ricercatori siano umani, e quindi soggetti agli stessi meccanismi psicologici delle altre persone. Nonostante debbano in teoria mantenere un codice di massima neutralità e imparzialità, questa indagine statistica ha dimostrato che il concetto psicologico di “bias di conferma” vale anche per loro. Appurato questo, potremmo chiederci quanti altri casi simili in letteratura non siano ancora stati scoperti.

Riferimenti scientifici:
1. Brown et al. Belief beyond the evidence: using the proposed effect of breakfast on obesity to show 2 practices that distort scientific evidence. Am J Clin Nutr. 2013 Nov;98(5):1298-308.
2. Schlundt et al. The role of breakfast in the treatment of obesity: a randomized clinical trial. Am J Clin Nutr. 1992 Mar;55(3):645-51.
3. Wyatt et al. Long-term weight loss and breakfast in subjects in the National Weight Control Registry. Obes Res. 2002 Feb;10(2):78-82.
4. Levitsky DA, Pacanowski CR. Effect of skipping breakfast on subsequent energy intake. Physiol Behav. 2013 Jul 2;119:9-16.

Note sull’autore:
Lorenzo Pansini nasce a Trieste nel 1988. Oltre a praticare da un decennio bodybuilding natural amatoriale, consegue i titoli di Personal Trainer, Istruttore di fitness e bodybuilding, e partecipa a diversi seminari presso lo CSEN-CONI. Da diversi anni autopromosso come gestore e principale contributore nel progetto fitness e bodybuilding su wikipedia, è autore di centinaia di articoli sulla nota enciclopedia online inerenti al bodybuilding, al fitness, e ad argomenti correlati come l’alimentazione, la supplementazione e la fisiologia. Uno dei suoi principale obiettivi come autore, è quello divulgare informazioni aggiornate, complete e rigorosamente su base scientifica sfatando i dogmi, i falsi miti e i luoghi comuni molto diffusi nell’ambiente fitness e bodybuilding, tramite analisi critiche e oggettive fondate solo su una ricca bibliografia scientifica.”

Contatto FB
Mail: [email protected]

Approfondisci le conoscenze su "Strategie per dimagrire" con:

Project Nutrition

Project Nutrition

Libro sull’alimentazione

 36,90 Aggiungi al carrello
In offerta!
Project Diet Vol.1-2

Project Diet Vol.1-2

Tutte le diete del mondo in un unico libro (anzi 2)

 73,80  69,90 Aggiungi al carrello
Andrea Biasci

Andrea Biasci

Professore universitario a contratto all'università Statale di Milano. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per fini tecnici, statistici e di profilazione.

Cliccando su "Accetto", acconsenti all’uso dei cookie. Per ulteriori informazioni sui cookie e su come gestirli, consulta la nostra Cookie Policy