Dieta del gruppo sanguigno

Dieta del gruppo sanguigno

La dieta del gruppo sanguigno è un approccio dietetico che ha origine alla fine degli anni Cinquanta in seguito agli esperimenti del naturopata James D’Adamo. Egli notò che pazienti appartenenti a gruppi sanguigni diversi rispondevano in maniera differente agli stessi cibi e iniziò, dunque, a pensare che queste differenze fossero la conseguenza di caratteristiche biologiche ben precise.

Poiché il sangue è considerato la principale e primaria fonte di nutrimento per i tessuti, per D’Adamo la dieta definitiva era rappresentata da un’alimentazione basata sullo specifico gruppo sanguigno dell’individuo. Dopo alcuni anni divulgò le sue “scoperte” nel libro “One Man’s Food”. Solo successivamente i suoi studi furono ripresi dal figlio Peter D’Adamo che all’epoca si stava laureando presso il Bastyr College di Seattle. La “scoperta” di Peter (e le virgolette, che continuo a mettere, sono indispensabili) consiste essenzialmente nel considerare i quattro gruppi sanguigni (0, A, B, AB) come la chiave interpretativa di tutti i misteri della vita, della salute e della malattia.

In poche parole, secondo D’Adamo, la nostra appartenenza a uno dei gruppi sanguigni costituisce l’impronta genetica che caratterizza la nostra identità e addirittura condiziona i nostri comportamenti, in quanto è proprio nei gruppi sanguigni che sono iscritte le specifiche capacità di adattamento, soprattutto del sistema digerente e di quello immunitario, che hanno reso possibile la vita dei nostri antenati.

Pertanto, fu ideato un programma alimentare che tenendo conto dei punti di forza e delle vulnerabilità nei confronti di determinate malattie dei vari gruppi sanguigni, permetteva una scelta corretta degli alimenti adatti da consumare e dei cibi da evitare con l’obiettivo di assicurare la risposta migliore possibile nei confronti dello stress. Nasceva così la dieta del gruppo sanguigno.

Dieta del gruppo sanguigno: come funziona secondo D’Adamo e Mozzi

Alcuni ricercatori hanno evidenziato che molte sostanze contenute negli alimenti sono in grado di provocare fenomeni di agglutinazione, anche se molto più deboli, nei confronti delle cellule di determinati gruppi sanguigni, provocando dunque l’attivazione di fenomeni di reazioni avverse.

Secondo quanto afferma il naturopata (D’Adamo), le intolleranze alimentari rappresentano l’incapacità di soggetti appartenenti a un determinato gruppo sanguigno di digerire normalmente certi alimenti per la presenza di sostanze dannose, capaci di innescare fenomeni minimi di agglutinazione che sommandosi nel tempo possono trasformarsi in varie espressioni di malattia.

In effetti, è vero che non tutti hanno la capacità di digerire gli stessi alimenti ma questo, come sappiamo, interessa principalmente un deficit delle cariche enzimatiche, che appunto hanno la funzione di scindere le sostanze nutritive presenti negli alimenti in molecole più piccole. Le allergie sono reazioni avverse agli alimenti di tutt’altra natura e interessano invece il sistema immunitario.

Gruppo sanguignoAntigeni
(agglutinogeni)
Anticorpi
(agglutine)
AAAnti B
BBAnti A
ABA+BNessun anticorpo
0Nessun antigeneAnti A + Anti B

Tabella 1 – Sistema di classificazione dei gruppi sanguigni AB0.
Da Project Diet Volume 2 (Esposito D, 2017).

Tutto questo esula dai gruppi sanguigni e dal sistema AB0 che è un sistema che utilizziamo per distinguere i vari gruppi di persone in base agli antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi evitando “cattive trasfusioni”. A parer mio (anzi, a parere della scienza medica), Peter D’Adamo ha semplicemente mischiato un bel po’ di concetti dando origine a un qualcosa che nemmeno dovrebbe esistere e che è totalmente smentito dalla letteratura scientifica.

Il naturopata propone di fare riferimento al proprio gruppo sanguigno che sarebbe l’espressione dell’adattamento di quel determinato soggetto all’alimentazione umana. In poche parole, secondo questa filosofia, siamo geneticamente fatti per poter consumare determinati cibi piuttosto che altri.

La Dieta del gruppo sanguigno funziona?

dieta gruppo sanguigno 0
Per la dieta del gruppo sanguigno, il tipo o rappresenta i cacciatori.

La dieta del gruppo sanguigno, effettivamente, ha le potenzialità per funzionare, cioè per permettere il dimagrimento, ma solo in alcune condizioni, cioè solo quando le persone che la seguono, rispettando i dettami di D’Adamo o del Dottor Mozzi, in base alla variante di dieta che si vuole seguire, instaurano un deficit calorico tale da permettere la perdita di peso e grasso corporeo.

Ad ogni modo, questa dieta non ha nessun motivo di esistere e non vi sono razionali scientifici a supporto di questo tipico regime alimentare, che funziona semplicemente perché può essere ipocalorico e perchè sceglie alimenti salutari, e quindi funziona allo stesso modo di qualsiasi altra dieta dimagrante. La correlazione alimentazione – gruppi sanguigni è pura fantasia.

Dieta del gruppo sanguigno: che cosa dice la letteratura scientifica?

Dal maggio del 2003 è disponibile una meta-analisi che ha preso in esame tutti gli studi che potevano essere utili per comprendere se una dieta del genere potesse apportare dei benefici; sto parlando di “Blood type diets lack supporting evidence: a systematic review” di Leyla Cusack et al. Questa, è l’unica revisione sistematica della letteratura effettuata sull’argomento, e ritengo che chiunque volesse parlare della dieta dei gruppi sanguigni, dovrebbe quanto meno dare un’occhiata a questa ricerca prima di rischiare di fare disinformazione. Dunque, cosa dice?

Come sappiamo, il sangue può essere classificato in base alla presenza o assenza di determinati antigeni sulla superficie dei globuli rossi e questi antigeni sono controllati da specifici geni. Negli ultimi decenni si sono susseguiti diversi studi epidemiologici che avevano lo scopo di valutare la relazione tra i gruppi sanguigni degli individui appartenenti a una popolazione e le patologie cui andavano incontro più frequentemente.

Tra i vari risultati (sottolineo che comunque questi erano incoerenti fra loro), alcuni studi hanno stabilito una serie di associazioni tra i gruppi sanguigni e alcune malattie, come il cancro al pancreas e l’infarto del miocardio. Questo ha portato diversi esperti a elaborare teorie secondo le quali il gruppo sanguigno di una determinata persona (ricordo che facciamo riferimento al sistema di classificazione AB0) determinasse una particolare predisposizione a specifiche patologie.

Quest’associazione, sempre più divulgata, ha dato origine alla pianificazione di una serie di interventi tra i quali anche prescrizioni di diete, appunto “dei gruppi sanguigni”. Dei tanti autori di diete, D’Adamo è senza dubbio il più conosciuto e quello che ha divulgato maggiormente queste teorie pubblicando il suo primo libro nel 1996, “Eat Right 4 Your Type”. Il naturopata sostiene che ogni gruppo sanguigno abbia una particolare capacità di digerire specifici alimenti e che questi ultimi possono avere effetti negativi o positivi proprio in base al tipo di gruppo sanguigno.

Bene, sono stati considerati ben 16 studi di cui solo 1 è risultato attendibile per i ricercatori e quest’ultimo non ha fornito alcuna evidenza che una dieta basata sui gruppi sanguigni sia salutare. In realtà nemmeno esistono studi veri che tendono a valutare gli effetti di questa dieta su persone di un determinato gruppo sanguigno ma solo delle osservazioni sulla popolazione, anche contraddittorie tra loro. Ciò che mi lascia perplesso è che non esista nemmeno uno studio che analizzi, ad esempio, 100 soggetti con lo stesso gruppo sanguigno che osservano la stessa specifica dieta.

Questo, però, non ha limitato la diffusione di tale regime alimentare e la vendita dei libri di D’Adamo (parliamo di milioni e milioni di copie vendute). Molti seguono la dieta dei gruppi sanguigni e spesso riferiscono che si sono anche trovati bene, sia dal punto di vista del benessere psico-fisico e spesso anche dal punto di vista della composizione corporea (questi soggetti sono dimagriti seguendo questa dieta). Sorge quindi una questione piuttosto importante: perché la dieta del gruppo sanguigno funziona?

Dieta del gruppo sanguigno perché funziona?

dieta gruppo sanguigno A
Per la dieta del gruppo sanguigno il tipo A rappresenta i contadini

Quest’apparente contraddizione tra l’assenza di evidenze scientifiche a supporto di una determinata dieta (e delle teorie alla base di questi approcci alimentari) e l’efficacia della suddetta sulla maggior parte dei soggetti è in realtà diffusa per quasi tutti i metodi alimentari.

Se ci pensiamo, non ci sono evidenze che la distribuzione dei macronutrienti in percentuale 40-30-30 sia la più efficace per il dimagrimento, tuttavia la dieta Zona funziona. Non ci sono evidenze che una dieta low carb o una dieta chetogenica abbia un qualche vantaggio metabolico rispetto ad altre diete (a parità di proteine), tuttavia sono ottime per perdere peso o grasso; non ci sono evidenze che la teoria alla base della Paleo Diet sia esatta, anzi, ci sono diverse contraddizioni, tuttavia tale dieta è efficace sia per il dimagrimento che per un miglioramento generale dello stato nutrizionale e di salute del soggetto.

Addirittura anche la dieta alcalina funziona benissimo, ma ciò non significa che l’alcalinizzazione attraverso gli alimenti non sia una stupidaggine pazzesca. Alberico Lemme dice stupidaggini in quasi tutte le pagine del suo libro, ma la sua dieta può essere assolutamente efficace per perdere grasso.

La dieta dell’indice glicemico si basa su parametri obsoleti e teorie non confermate dalla letteratura scientifica, tuttavia, dici a una persona di mangiare solo alimenti a basso-medio indice glicemico e vedrai che nel complesso migliorerà la sua alimentazione e, nella maggior parte dei casi, inizierà a dimagrire. Il metodo di D’Adamo non fa eccezione: nonostante la dieta dei gruppi sanguigni sia smentita dalla letteratura scientifica, funziona.

Il motivo sta nel fatto che la maggior parte delle persone fa solitamente diversi errori logici e di ragionamento:

  • Una cosa sono le evidenze scientifiche, un’altra sono le estrapolazioni pratiche. Dire che l’IG conta per la composizione corporea è falso, perché la scienza smentisce questo. Allo stesso tempo dire che sia necessario per dimagrire è un’affermazione senza alcuna evidenza scientifica alla base. Significa forse che un suggerimento del genere (consumare alimenti a basso IG) sia sempre sbagliato?

Assolutamente no. Può aiutare a selezionare alimenti densi caloricamente, che invece abitualmente la persona consumerebbe.

  • Molto spesso si fa confusione tra contesti patologici e contesti fisiologici. Ad esempio, si paragona un soggetto affetto da qualche patologia con un soggetto in fisiologia: il glutine fa male al celiaco, che deve evitarlo come la peste. Significa forse che le proteine del grano non debbano essere mai consumate da nessun soggetto?

Assolutamente no. Nei soggetti sani le proteine vengono scomposte in aminoacidi.

  • Il concetto d’individualità biochimica è spesso banalizzato e distorto. Ciò che vale per me può non valere per te. Questo non significa però che siamo tutti diversi (nel senso che sottostiamo a principi biochimici e fisiologici di base differenti) ma semplicemente che io posso avere qualche fattore differente da te che determina la maggiore o minore efficacia di un determinato trattamento. Ad esempio, se io fossi intollerante al lattosio, noterei un miglioramento eliminando tutti i latticini, ma ciò non suggerisce (né conferma) in alcun modo che i latticini debbano essere eliminati dalla dieta di tutte le altre persone.

Fatte queste premesse, perché la Dieta dei Gruppi Sanguigni funziona?

Beh, è semplicissimo: questa dieta punta sul consumo di alimenti naturali e/o scarsamente lavorati, e questo già rappresenta un probabilissimo miglioramento per la maggior parte delle persone che si vuole mettere a dieta. Mio zio, che mangia pasta raffinata, dolci, biscotti, fette biscottate con la marmellata, pizza e quant’altro, avrà sicuramente un miglioramento nel seguire qualsiasi dieta che imponga un consumo di alimenti scarsamente lavorati.

Se ci pensiamo, accadrebbe la stessa cosa se seguisse la dieta dell’indice glicemico (poiché dovrà togliere tutti quegli zuccheri, tutti i biscotti, i gelati), oppure la paleo diet (perché eliminerebbe il pane, la pasta, la pizza e ancora i biscotti, gelati), una dieta low carb (perché non potrà mangiare ancora una volta i biscotti, il gelato, la pasta, il pane e la pizza), e via dicendo.

Questo è il primo punto, estremamente semplice, su cui punta la maggior parte degli autori di diete e su cui però le persone difficilmente riflettono. Il secondo punto, specifico per la dieta dei gruppi sanguigni, riguarda proprio il tipo di alimentazione che D’Adamo ma anche Mozzi fanno seguire alla maggioranza delle persone. Pensateci, quali sono i gruppi sanguigni più diffusi?

Sono il Gruppo 0 e il gruppo A. E indovinate quali alimenti eliminano questi soggetti?

Ai soggetti del gruppo 0 è preclusa la maggior parte della carne rossa e la carne lavorata, tutti gli alimenti lavorati in generale, tutti i latticini tranne la feta, il formaggio di capra e la mozzarella di bufala; diversi legumi e una buona parte dei cereali; di questi quelli ammessi sono: amaranto, grano saraceno, miglio, quinoa, tapioca, riso.

Inoltre, queste persone hanno una serie di divieti:

  • Non combinare i legumi con latticini, frutta e cereali.
  • Evitare i cereali a cena.
  • Eliminare tutti i cereali raffinati.
  • Evitare il grano saraceno d’estate.
  • Eliminare o ridurre il glutine.

Insomma, anche se in maniera “subdola”, nella dieta dei gruppi sanguigni la maggior parte delle persone acquisisce abitudini alimentari tutto sommato corrette (elimina gli alimenti lavorati); inoltre l’eliminazione di una quantità così elevata di alimenti tipici e altamente diffusi nella dieta comune ha, come conseguenza, una riduzione molto probabile delle calorie e quindi una perdita di peso.

La riduzione del grasso ma più in generale del peso, così come la restrizione calorica, porta di riflesso anche a un miglioramento dei parametri ematici. Per quanto riguarda il benessere fisico della persona, dobbiamo considerare che anche se, come abbiamo detto, il lattosio non fa male a soggetti non intolleranti, una buona parte delle persone avrà un deficit della lattasi e, dunque, eliminare i latticini (perché il gruppo 0 è …) porta alla risoluzione di questo problema (per quella parte di popolazione intollerante), mentre anche chi non è intollerante, e potrebbe non eliminare i latticini, si troverà comunque bene a non mangiarli, poiché questi non sono indispensabili nella dieta delle persone.

Anche chi ha la sindrome del colon irritabile nel momento in cui elimina tutti i prodotti industriali, tutti gli alimenti contenenti glutine, tutti i legumi e i latticini, riduce il contenuto di FODMAP e, dunque, potrebbe migliorare la sintomatologia.

Ovviamente ciò non accade per tutti: molte altre persone staranno male, non avranno risultati e non riusciranno nemmeno a seguire la dieta; tuttavia la diffusione di una dieta dipende da quante persone ne parlano, in generale. Non importa quante migliaia di persone non si troveranno bene con un determinato approccio, se quest’ultimo è seguito da altre diverse migliaia di persone, finirà per diventare famoso. Infine, c’è un secondo motivo per cui la Dieta dei gruppi sanguigni funziona: l’effetto placebo.

Per effetto placebo s’intende la capacità dell’organismo di liberare sostanze endogene con finalità terapeutiche. Noi tutti sappiamo che la mente umana è estremamente potente e, certe volte, un fattore o una terapia che di per sé dovrebbe essere ininfluente, diventa invece efficace. In sostanza, l’esito di un trattamento non dipende soltanto dalla componente farmacologica, ma spesso anche gli aspetti psicologici possono fare la differenza.

Effetto placebo e effetto nocebo. L’aspettativa, le esperienze passate e le emozioni ad esse correlate, hanno una particolare importanza nell’esito di una terapia, perché determinano il cosiddetto effetto placebo o, al contrario, effetto nocebo. Chi si aspetta che una determinata sostanza sia benefica, ha più probabilità di sentirsi davvero meglio (effetto placebo), anche se quella determinata sostanza, intrinsecamente, non ha alcun effetto farmacologico.

Chi è convinto che una determinata terapia o sostanza non sia adatta per lui, invece, potrebbe rispondere male al trattamento. Questi effetti sono frutto di condizionamenti psicologici e di conseguenti meccanismi neurobiologici che sono da tempo studiati in ricerca per comprendere al meglio, ad esempio, come il dolore e altri sintomi vengano modulati da fattori cognitivi ed emotivi.

Dieta del gruppo sanguigno: svantaggi e controindicazioni

dieta gruppo sanguigno A
Per la dieta del gruppo sanguigno il tipo B rappresenta i nomadi

Gli svantaggi che si potrebbero riscontrare nel seguire questa dieta sono molti ma io voglio porre l’attenzione su tre punti principali, che poi rappresentano, secondo me, le pecche più gravi che fanno sì che il mio giudizio su quest’approccio dietetico sia nel complesso negativo:

  1. È una dieta senza né capo né coda. In quanto uomo di scienza non posso avvallare teorie fantasiose, che seppur attraenti e in alcuni casi anche interessanti, non sono supportate da alcuna evidenza scientifica; anzi, più si approfondisce, si conosce la fisiologia e la biochimica di base, e più si comprende quanto poco sensate siano le prescrizioni dietetiche sulla base dei gruppi sanguigni.
  2. Nonostante possa funzionare, in diversi casi presenta la problematica di praticamente tutte le diete commerciali: c’è una cattivissima o assente personalizzazione. Quando parlo di individualizzazione mi riferisco proprio alla pianificazione di una dieta sulla base delle esigenze personali del soggetto, che vanno dalle preferenze di gusto alle capacità economiche. Questa dieta è, molto spesso, ingiustamente restrittiva e rigorosa; in molti altri casi, invece, può essere troppo permissiva.
  3. Porta le persone a pensare che il punto di riferimento per la scelta di un alimento sia il gruppo sanguigno. Molto spesso le persone che iniziano a seguire questa dieta trascurano altri fattori sicuramente molto più importanti del loro gruppo sanguigno per la determinazione della qualità e quantità di un alimento e, in generale, per la pianificazione della dieta.
  4. Inoltre, questa dieta si pone come la “soluzione” (dal punto di vista della nutrizione, ovvio) per qualsiasi tipo di patologia. Ciò è molto pericoloso soprattutto perché le persone che si avvicinano a questo tipo di alimentazione tendono a credere alle associazioni più fantasiose; è un attimo a pensare che per evitare o curare un determinato tumore si debbano eliminare alcuni cibi e consumarne altri, così come non è difficile trovare persone che seguono una dieta del genere e dicono di esser “guariti” dal diabete tipo 1.

Dieta del gruppo sanguigno cosa mangiare?

Precedentemente abbiamo visto le supposizioni alla base della dieta dei gruppi sanguigni, la posizione della scienza a riguardo, e la mia interpretazione circa il perché questa dieta, nonostante tutto, può funzionare sia dal punto di vista del dimagrimento (qualsiasi dieta, purché ipocalorica, è più o meno efficace) sia dal punto di vista del miglioramento di diversi sintomi gastro-intestinali e in generale sul benessere psico-fisico del soggetto. Vediamo, adesso, come la dieta è praticamente costruita e quali sono le differenze tra i vari gruppi sanguigni.

Innanzitutto, gli autori di questo tipo di dieta tendono a suddividere gli alimenti in:

  • Benefici, quelli che si possono usare quotidianamente poiché sono più tollerabili, digeribili e nutrienti.
  • Neutri, quelli meno validi degli alimenti “benefici”, per cui dovrebbe esserne testata la tolleranza individuale da parte del soggetto.
  • Sconsigliati, quelli che sono ritenuti dannosi è che è opportuno, quindi, consumare raramente o eliminare del tutto.

Una regola di base è che anche gli alimenti benefici possono creare problemi se utilizzati in quantità eccessiva.

Già da questa impostazione capiamo che in realtà la dieta dei gruppi sanguigni si presta bene a essere una dieta ipocalorica e quindi più o meno valida per la perdita di peso / grasso e i motivi li possiamo sintetizzare in due punti:

  • Verrà abolita dalla dieta una buona parte di alimenti o categorie di cibo; questo induce, soprattutto nel breve periodo, una riduzione del consumo di cibo e di conseguenza dell’introito calorico giornaliero.
  • Si presterà maggiormente attenzione alla quantità degli alimenti: quelli neutri potrebbero non andare bene, quelli sconsigliati non si consumeranno e quelli benefici tuttavia non potranno essere consumati in grandi quantità.

Dieta del gruppo sanguigno 0

“Le persone con gruppo sanguigno di tipo 0 stanno bene seguendo una dieta ricca di proteine animali e un programma di attività fisica intensa (…) non tollerano bene i prodotti caseari e i cereali”. (Peter D’Adamo).

Per le persone con gruppo sanguigno 0 non è necessario pesare gli alimenti: si consiglia di mangiare quando si avverte lo stimolo della fame e di masticare bene. Il Dottor Mozzi sottolinea che è sconsigliato consumare pasti abbondanti, soprattutto di sera (anche se quest’indicazione non ha alcun senso dal punto di vista scientifico, aiuta le persone a mangiar meno e in maniera più controllata, e questo si traduce poi in un miglioramento, spesso, della composizione corporea).

Inoltre, consumando buone quantità di verdure e di proteine e, soprattutto, imparando a masticare tanto e a mangiare più lentamente, ci si sente in genere più sazi e questo riduce l’assunzione spontanea di cibo. Altre indicazioni dietetiche “strambe”, che però ognuno di noi si dovrebbe aspettare da una dieta che ha le basi sull’igienismo e la naturopatia, è il bere poco durante i pasti (meglio bere prima dei pasti o dopo una o due ora). Nelle tabelle di seguito le indicazioni pratiche per i soggetti con gruppo 0:

Indicazioni sui pasti giornalieri

Pasti principali

Colazione, pranzo e cena (quantità moderate)

Spuntini

A metà mattino o pomeriggio usare, soprattutto d’inverno, frutta secca (3-4 noci oppure 7-8 nocciole o mandorle)

Marmellate

Da utilizzare come spuntino, da sole o abbinate a proteine o semi oleosi. Non combinare mai con cereali o farinacei in genere

Cereali

Da consumare a colazione o a pranzo ma in quantità moderate. La sera ridurre drasticamente il consumo

Proteine e verdure

Aumentarne il contenuto giornaliero a discapito dei cereali e dei carboidrati in genere che devono essere a quantità ridotte

Alimenti da utilizzare nei secondi piatti e loro frequenza (Gruppo 0).

Secondi piatti

Frequenza

Carne

3 – 7 volte a settimana

Pesce

3 – 7 volte a settimana

Uova

2 – 5 uova a settimana

Formaggi

1 volta a settimana (meglio evitarli)

Legumi

2 – 4 volte a settimana

Semi oleosi

Anche tutti i giorni ma in quantità moderate (ridurre ulteriormente la dose in estate)

Possiamo sintetizzare tutta la dieta del gruppo 0 in nove punti o linee guida:

  1. Consumare carni magre bilanciando l’apporto di proteine con l’assunzione di frutta e verdure.
  2. Favorire il consumo di pesce, crostacei, frutti di mare, evitando aringhe in salamoia, salmone affumicato e in generale tutti gli alimenti lavorati.
  3. Evitare o ridurre al minimo carne di maiale, salumi, insaccati, affettati, carni conservate, cibi in salamoia.
  4. Limitare il consumo di latte, latticini e formaggi.
  5. Limitare i prodotti a base di farina di frumento, mais e cereali; la motivazione principale è la presenza di glutine (che tuttavia abbiamo visto nei capitoli precedenti che non è per nulla dannoso su soggetti sani).
  6. Consumare frutta e verdura in abbondanza. Ridurre il consumo di ortaggi appartenenti alla famiglia delle crucifere e della famiglia delle solanacee (melanzane, patate, ad eccezione dei pomodori).
  7. Privilegiare l’olio di oliva, evitare i sottaceti.
  8. Limitare il caffè e preferire, se proprio è il caso, il tè.
  9. Evitare le bibite frizzanti e le bevande zuccherate.

Dieta del gruppo sanguigno A

Le persone di tipo A si sentono meglio seguendo una dieta vegetariana, un’eredità tramandata dai loro antenati che erano diventati stanziali, contadini e poco aggressivi. Per molti aspetti, il metabolismo del tipo A è l’esatto opposto di quello del tipo 0”. (Peter D’Adamo).

L’alimentazione ottimale secondo D’Adamo e Mozzi, per gli individui appartenenti al gruppo A, consiste in una dieta povera di proteine animali dove la carne e i latticini sono ridotti al minimo o aboliti e sostituiti principalmente dai legumi, dal tofu, dalla frutta secca. Solo le uova e il pesce sono ben accetti per quanto riguarda le proteine animali. Nelle tabelle di seguito le indicazioni pratiche per i soggetti con gruppo A:

Indicazioni sui pasti giornalieri

Pasti principali

Colazione, pranzo e cena (quantità moderate)

Spuntini

A metà mattino o pomeriggio usare, soprattutto d’inverno, frutta secca (3-4 noci oppure 7-8 nocciole o mandorle)

Marmellate

Da utilizzare come spuntino, da sole o abbinate a proteine o semi oleosi. Non combinare mai con cereali o farinacei in genere

Frutta e verdura

Aumentare le quantità e consumare in abbondanza frutta e verdura

Proteine

Ridurre al minimo le proteine animali o evitare del tutto la carne e i latticini

Alimenti da utilizzare nei secondi piatti e loro frequenza (Gruppo A).

Secondi piatti

Frequenza

Carne
(pollo e tacchino)

1 – 2 volte a settimana (o evitarla del tutto)

Pesce

2 – 4 volte a settimana

Uova

4 – 6 uova a settimana

Formaggi

1 – 2 volte a settimana (o evitarli completamente)

Tofu
(senza glutine)

1 – 4 volte a settimana

Indicazioni generali sui pasti giornalieri (Gruppo A).

Sintetizziamo e schematizziamo anche qui in più brevi punti la dieta del gruppo A:

  1. Preferire una dieta a base di legumi, frutta e verdura. Ottimale sarebbe una dieta pesco- vegetariana.
  2. Consumare frutta in abbondanza (almeno tre volte al giorno).
  3. Limitare o evitare il consumo di carne, introducendo piccole quantità di pesce.
  4. Evitare o ridurre il latte, latticini e formaggi.
  5. Evitare cibi precotti, carni lavorate e alimenti industriali in genere.
  6. Consumare semi oleosi e frutta secca ma evitare noci brasiliane e pistacchio.

Dieta del gruppo sanguigno B

“Per molti aspetti, il tipo 0 e quello A sembrano essere l’uno l’opposto dell’altro. Il tipo B, invece, è dotato di caratteristiche del tutto uniche (…) La dieta del tipo B è molto bilanciata e include una grande varietà di alimenti” (Peter D’Adamo).

Qui di seguito alcuni pasti per gli individui appartenenti al gruppo B:

Indicazioni sui pasti giornalieri

Pasti principali

Colazione, pranzo e cena (quantità moderate)

Spuntini

A metà mattino o pomeriggio usare, soprattutto d’inverno, frutta secca

Marmellate

Da utilizzare come spuntino, da sole o abbinate a proteine o semi oleosi. Non combinare mai con cereali o farinacei in genere

Frutta e verdura

Consumare in abbondanza frutta e verdura

Proteine

Buon apporto giornaliero e bilanciarle con il consumo di alimenti sia animali (qualsiasi categoria) sia vegetali

Latte e derivati

Utilizzarli senza eccedere

Carne rossa

Non combinarla con cereali

Patate e patate dolci

Non utilizzarle a cena

Castagne

Non combinarle con i cereali

Legumi

Non combinarli con latticini, cereali e frutta. Si possono invece utilizzare con uova, pesce, verdure e carne. Possono sostituire i cereali

Cereali

Non consumarli o ridurli drasticamente nel pasto serale. Aumentare invece le proteine e le verdure

 

Alimenti da utilizzare nei secondi piatti e loro frequenza (Gruppo B).

Secondi piatti

Frequenza

Carne

3 – 5 volte a settimana

Pesce

3 – 5 volte a settimana

Uova

4 – 6 uova a settimana

Formaggi

1 – 3 volte a settimana

Legumi

2 – 4 volte a settimana

Semi oleosi

Anche tutti i giorni senza eccedere

Indicazioni generali sui pasti giornalieri (Gruppo B).

Come possiamo vedere, il tipo B è quello più “capace di adattarsi” e, dunque, sono pochi i cibi che deve evitare, o meglio, sono poche le categorie di cibo a cui deve fare attenzione. Sotto questo punto di vista, se abbiamo detto che il tipo 0 segue una dieta tendenzialmente simile alla Paleo Diet, volendo leggermente low carb e iperproteica, il tipo A si troverebbe benissimo con una dieta vegetariana, il tipo B dovrebbe seguire una dieta varia ed equilibrata ed è considerabile un perfetto onnivoro. Ecco le indicazioni generali per i soggetti appartenenti alla dieta del gruppo B:

  1. Consumare latte e latticini. Il tipo B è l’unico cui Peter d’Adamo concede i latticini.
  2. Consumare carni magre ma evitare le carni di maiale, i salumi ed il pollo.
  3. Limitare o evitare il consumo di salumi e prodotti lavorati.
  4. Consumare pesce ma evitare i frutti di mare.
  5. Consumare ortaggi a foglia verde e frutta in abbondanza.
  6. Limitare i prodotti a base di frumento e granoturco. In generale evitare gli alimenti conglutine.
  7. Limitare il consumo di semi e frutta secca ricchi in lectine che, secondo Mozzi e D’Adamo, il tipo B non digerirebbe bene (arachidi, nocciole e pistacchi, ad esempio).

Dieta del gruppo sanguigno AB

dieta gruppo sanguigno AB
Per la dieta del gruppo sanguigno il tipo AB rappresenta l’enigmatico

Il gruppo sanguigno Ab è relativamente giovane e raro: ha fatto la sua prima comparsa meno di mille anni fa ed è posseduto solo dal 2-5% della popolazione (…) La presenza di due antigeni, infatti, gli conferisce caratteristiche simili, per certi aspetti, a quelle del gruppo A, per altri a quelle del gruppo B, e per altri ancora una fusione di entrambi i gruppi” (Peter D’Adamo).

Alimenti da utilizzare nei secondi piatti e loro frequenza (Gruppo AB).

Secondi piatti

Frequenza

Carne
(Capretto, coniglio, tacchino, agnello)

1 – 2 volte a settimana

Pesce

3 – 5 volte a settimana

Uova

3 – 7 uova a settimana

Formaggi

1 – 2 volte a settimana

Legumi

2 – 5 volte a settimana

Semi oleosi

Anche tutti i gironi senza eccedere

Secondo D’Adamo il tipo AB rappresenta un “misto” tra i gruppi A e B in quanto è comparso circa un migliaio di anni fa (è il gruppo più recente), in Europa, a seguito della mescolanza di po- polazioni diverse, nel corso delle invasioni barbariche. Il tipo AB proprio per la sua “giovane” comparsa sulla Terra presenterebbe una notevole capacità di adattamento ai mutamenti di tipo am- bientale e alimentare della vita moderna.

Dal punto di vista della dieta, possiamo vedere che le fonti proteiche preferibili da consumare sono pesce e legumi, mentre carne e anche latticini devono essere limitati molto. In generale, comunque, l’alimentazione tipica della dieta del gruppo AB deve essere onnivora, mista e variabile ma particolarmente attenta alle quantità:

  1. Limitare il consumo di carni, soprattutto carni rosse e lavorate.
  2. Consumare pesce e frutti di mare in abbondanza. Rappresenteranno la fonte proteica animale principale.
  3. Ridurre i prodotti a base di farina di frumento in caso di obesità e sovrappeso. Evitare inoltre di consumare farinacei di sera.
  4. Limitare il consumo di pasta a 1-2 volte a settimana. Il riso è più digeribile per il tipo AB.
  5. Consumare latte, latticini e formaggi con moderazione.
  6. Consumare ortaggi, in particolare pomodori e frutta in abbondanza.
  7. Privilegiare i grassi vegetali, in particolare l’olio di oliva.

Dieta del gruppo sanguigno: conclusioni

Come possiamo vedere, soprattutto per i gruppi 0 e AB, le indicazioni alimentari seguono le linee guida o sono ascrivibili a buoni consigli per migliorare e abitudini di vita. C’è quindi da comprendere che la dieta del gruppo sanguigno è in realtà un grande inganno dei loro autori, che non fanno altro che “mascherare” le indicazioni generali e basilari di una buona alimentazione, molto spesso scontate, come regole astruse e ben ponderate sulla base di specifici caratteristiche di ogni soggetto (i gruppi sanguigni).

Il motivo per cui questa dieta funziona per buona parte delle persone sta nel fatto che la maggior parte appartengono al gruppo 0 e AB, come possiamo visivamente notare da un’infografica ben chiara elaborata in Project Diet Volume 2 dai dati ricavati dalla fondazione GINEMA onlus, il cui presidente è il noto ematologo Franco Mandelli.

Diffusione dei gruppi sanguigni in Italia.

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Del Dr. Daniele Esposito autore di Project Diet

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Andrea Biasci

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Fondatore del Project inVictus. "Detta tra noi, ho solo due certezze: so di non sapere e so di non essere il migliore in niente". Maggiori informazioni

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