I muscoli agonisti ed antagonisti non esistono

I muscoli agonisti ed antagonisti non esistono

Storicamente a livello concettuale in anatomia si è sempre fatta una suddivisione tra muscoli agonisti e muscoli antagonisti di un gesto.
Il bicipite brachiale flette il gomito, il tricipite brachiale, il suo antagonista, lo estende. Questa visione tuttavia è molto limitata e può avere un senso quando si prende in considerazione solo un’articolazione, quando sono invece due spesso la distinzione agonista/antagonista diventa fuorviante ed anche sbagliata.
Vediamo di scoprire perchè.

Muscoli antagonisti o co-contrazione

La visione del bicipite che flette e del tricipite che estende può andare bene finché ci limitiamo a considerare il gomito. Tuttavia questi muscoli hanno un’azione anche sulla spalla dove il bicipite continua a flettere ed il tricipite ad estendere.
Cosa succede però in esercizi come le trazioni o i dip? Che si contraggono simultaneamente tutte e due. Nelle trazioni il bicipite flette il gomito ed il tricipite estende la spalla. Più si esasperano i gradi in una articolazione e più il muscolo sarà coinvolto.
La stessa cosa all’opposto avviene nei dip o nello squat con il quadricipite (che estende il ginocchio) e gli ischiocrurali (che estendono l’anca).

Questa sinergia nella fisiologia articolare è chiamata co-contrazione ed è una concezione più realistica rispetto ai muscoli antagonisti.

muscoli antagonisti e co-contrazione

Muscoli agonisti e co-attivazione

L’azione muscolare non finisce qui. Nel caso del curl con manubrio, non solo il bicipite è il muscolo agonista ed il tricipite il muscolo antagonista, ma anche in questo caso avviene una co-attivazione. Il tricipite si attiva attraverso una leggera contrazione eccentrica per stabilizzare e controllare il movimento. La sua funzione è quella di freno di sicurezza, per far si che la forza del muscolo agonista non metta in pericolo l’articolazione.
Più diventiamo esperti in un movimento e più il nostro SNC capisce che sta lavorando in sicurezza ed attiva meno la co-attivazione del muscolo antagonista.

La co-attivazione rimane comunque molto presente in tutti qui movimenti dove l’instabilità è elevata, come gli esercizi di propriocezione. Per questo negli ultimi anni si è iniziato a dubitare dell’efficacacia di questi esercizi per quanto riguarda il transfer in sport di forza e potenza. Migliorare la stabilità ed equilibrio può essere un vantaggio ma solo in sport specifici, se una maggior stabilità è data da una maggior attivazione di tutti i muscoli “antagonisti”, non abbiamo un reale transfer.

muscoli agonisti e co-attivazione

Muscoli agonisti ed antagonisti: conclusioni

La vecchia suddivisione muscolare a livello della fisiologia sportiva è superata, tuttavia rimane concettualmente ancora valida a livello di bodybuilding ed ipertrofia muscolare. Un muscolo che si co-attiva non riceve uno stimolo reale per crescere, pertanto non diventa rilevante.
Attenzione però a non avere una visione in bianco e nero della questione. Nelle trazioni al mento l’intervento del tricipite è limitata, tuttavia se aumentiamo il range e facciamo le trazioni al petto, al tricipite viene richiesto un intervento rilevante.

Pertanto conoscere come funzionano i muscoli e quando e quanto realmente si attivano, può diventare interessante dal punto di vista dei risultati pratici.

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