Tessuto adiposo: dalla fisiologia al dimagrimento

Tessuto adiposo: dalla fisiologia al dimagrimento

Il tessuto adiposo è stato considerato per anni un tessuto inerte, esclusivamente di deposito. In realtà ormai da diversi anni sappiamo che svolge un ruolo attivo per la regolazione di tantissime omesostasi (ormonale, metabolica, cardiovascolare, infiammatoria, ecc.). In fisiologia si parla sempre di più dell’adipocita come ad una vera e propria fabbrica molecolare.
Diventa così corretto non parlare più di tessuto adiposo ma di organo adiposo.

Tessuto adiposo bianco, bruno, beige

La sua unità madre è l’adipocita, ovvero la cellula grassa. Una volta si pensava esistessero solo 3 tipi di adipociti:

  • adipocita bianco (la classica cellula grassa occupata prevalentemente dal deposito degli acidi grassi)
  • adipocita bruno (una piccola fornace mitocondriale utile per creare calore e presente principalmente nel neonato)
  • adipocita beige (una via intermedia che si può trasformare in adipocita bruno sia attraverso l’attività fisica che l’esposizione al freddo)

Questa classificazione negli anni è stata superata. In primis perchè si è scoperto che esistono tanti tipi di tessuto adiposo e non solo i tre classici. L’adipocita a secondo della zona del corpo in cui si trova prendere caratteristiche differenti. Dall’altra perchè lo shift tra adipociti bianchi e bruni è un processo reversibile. La ricerca si è sempre focalizzata nel capire come portare il tessuto adiposo bianco in bruno (per sfruttare l’effetto termogenico, ipoteticamente utile al dimagrimento), ma in realtà si è visto che la persona appena smette di fare attività fisica e di esporsi al freddo trasforma il tessuto adiposo bruno nuovamente in bianco.

Insomma il messaggio da portare a casa è che noi non dimagriamo a seconda del tipo di adipocita che abbiamo, ma semplicemente se facciamo attività fisica e se ci esponiamo a temperature esterne  “scomode” (non coprendoci eccessivamente). Appena smettiamo di sottoporci ad attività che richiedono un aumento del dispendio calorico, consumiamo e ingrassiamo come chiunque altro.

Tessuto adiposo e zone del corpo

grasso intramuscolare
Grasso intramuscolare visibile nella carne rossa

Il tessuto adiposo si caratterizza anche per la zona del corpo in cui si trova. In fisiologia si parla di:

  • grasso essenziale (fondamentale per proteggere gli organi e per il funzionamento dei normali processi riproduttivi)
  • grasso sottocutaneo (il grasso antiestetico che cerchiamo di togliere quando vogliamo dimagrire)
  • grasso viscerale (il grasso più pericoloso, metabolicamente molto attivo e pro-infiammatorio)
  • grasso intramuscolare (il grasso situato dentro ai muscoli, che può portare ad insulino resistenza se in eccesso)

A livello di localizzazione alcune persone tendono ad accumulare le riserve nel tessuto adiposo sulla pancia (soggetti androidi), su cosce e fianchi (soggetti ginoidi), una via di mezzo (soggetti misti). Dove si deposita per primo il grasso e dove va via per ultimo (grasso ostinato), dipende da diversi fattori: genetici, ormonali, recettoriali.
Scordatevi che a parità di calorie a seconda di che alimenti mangiate dimagrite da una parte oppure da un’altra. Il dimagrimento localizzato è un’ottima strategia di marketing. Esistono specifici protocolli utili per gli atleti, ma parliamo di chi possiede % di grasso corporeo veramente minime e raggiungibili principalmente da chi fa bodybuilding.

Tessuto adiposo ed effetto whooshing

grasso viscerale
Tessuto adiposo in un’operazione chirurgica

Il tessuto adiposo possiede una % d’acqua variabile mediamente dal 18-25%. Un kg di grasso corporeo sono 7000kcal e non 9000kcal proprio per l’acqua legata al tessuto adiposo (la composizione tra acqua e grasso è molto simile a quella dei valori nutrizionali del burro).

Quando dimagriamo l’adipocita inizialmente tende a svuotarsi di acidi grassi, ma dopo le prime settimane tende a sostituirli con l’acqua, aumentando la sua % idrica. La cosa non è stata ancora dimostrata, ma nella pratica la si può vedere frequentemente.

  1. La persona si mette a dieta e taglia i carboidrati.
  2. Perde grasso (ed acqua)
  3. Il dimagrimento dopo le prime settimane si blocca
  4. Taglia ulteriormente i carboidrati, aumenta le proteine, ma dopo poco tempo aumenta la ritenzione idrica
  5. Si effettua una ricarica e sotto un controllo calorico si ritroducono i carboidrati
  6. Si perdono improvvisamente gli ultimi kg ed i muscoli si ritrovano pieni. La ricarica di glicogeno ha richiamato acqua dalla parte interstiziale e dagli adipociti portando all’effetto whooshing.

Ovviamente quanto descritto è pura speculazione mentale, magari erano solo liquidi interstiziali e l’effetto whooshing non esiste. Purtroppo non lo possiamo misurare neanche con la impedenziometria. Quello che comunque dobbiamo portarci a casa è che molto spesso la resistenza al dimagrimento non è data dalla difficoltà di consumare acidi grassi, ma di ritenere maggior l’acqua che annulla la perdita di peso (sulla bilancia ma anche a livello estetico).

Ipertrofia ed iperplasia adipocitaria

La facilità o difficoltà con cui dimagriamo dipende anche dal numero di adipociti che la persona possiede. Più sono e più a parità di perdita di peso, invieranno all’ipotalamo segnali di fame e non di sazietà. Il numero di adipociti dipende dalla nostra genetica ma anche dall’alimentazione. Fino a pochi anni fa si pensava che l’iperplasia (l’aumento del numero delle cellule) dipendesse solo da cosa avevamo mangiato nei primi anni di vita (da qui le raccomandazioni d’evitare che i bambini siano grassi, altrimenti facilmente saranno adulti grassi). Oggi sappiamo che purtroppo i processi d’iperplasia continuano tutta la vita. Esistono delle culle indifferenziate situate nel tessuto adiposo (pre-adipociti), che si possono trasformare in adipociti quando cronicamente siamo in sovrappeso e mangiamo tanto.

Quindi il nostro tessuto adiposo non è soggetto solo a processi di ipertrofia (aumento del volume), ma è anche in grado di aumentare il suo numero (iperplasia). Si discute ancora se chi dimagrisce e rimane magro per anni sia in grado di ridurre il numero di cellule grasse (cellule semi-perenni).

Resistenza al dimagrimento e controllo del peso corporeo

tesuto adiposo sottocutaneo
Grasso asportato durante un’operazione di liposuzione

Alcune persone hanno più difficoltà a dimagrire rispetto ad altre per via dei recettori cellulari negli adipociti (alfa e beta). Il tessuto adiposo si comporta come una vasca da bagno, ha un rubinetto che immette acqua ed un buco da cui esce. A seconda della genetica ci sarà chi avrà rubinetti o buchi più grandi. A determinare il rapporto rimane comunque sempre il bilancio energetico e da li non si scappa.

Una volta che siamo dimagriti tuttavia, chi ha rubinetti più grandi, avrà più facilità nell’ingrassare velocemente. Quando perdiamo peso i recettori cellulari degli adipociti aumentano la loro sensibilità recettoriale ed il partizionameno dei macronutrienti si sbilancia verso la cellula grassa rispetto alla fibrocellula muscolare.

Per questo a seconda della propria resistenza al dimagrimento, ogni volta che ci mettiamo a dieta e perdiamo peso bisognerebbe calcolare una fase di mantenimento che va da un rapporto da 1-1 a 1-3. Vuol dire che se abbiamo impiegato 3 mesi per dimagrire avremo bisogno dai 3 ai 9 mesi per consolidare la situazione e riportare l’attività recetoriale ed ormonale nella norma.

Il percorso di dimagrimento dovrebbe così essere sempre vissuto con fasi di dimagrimento-consolidamento, dimagrimento-consolidamento, ecc.

Chi vuole dimagrire velocemente, se lo ricordi se non vuole ringrassare altrettanto velocemente!

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