Allergie alimentari: sintomi, cause, rimedi

Alimenti allergenici

Le allergie alimentari sono risposte avverse agli alimenti, le cui cause dipendono da meccanismi immunologici, interessano circa il 4% della popolazione adulta. Tuttavia, la percezione globale di allergia alimentare risulta molto più ampia, intorno al 20%. 

I sintomi variano da grado lieve a forme severe, possono interessare il viso, il tratto gastrointestinale, respiratorio e cardio-circolatorio producendo la cosiddetta reazione allergica

Scopri quali sono i rimedi che si sono dimostrati efficaci per evitare le manifestazioni cliniche tipiche delle allergie alimentari e come agire in ottica di prevenzione

Che cosa sono le allergie alimentari?

Le allergie alimentari sono caratterizzate da un’anomala reazione immunologica nei confronti di componenti alimentari chiamati allergeni di natura proteica o glicoproteica.

Le allergie sono mediate dalla produzione di anticorpi IgE cioè un particolare isotipo di immunoglobuline normalmente presenti nel torrente ematico in concentrazioni molto basse.

Negli individui predisposti geneticamente, questi allergeni provocano una forte risposta immunitaria con incremento delle IgE nel sangue. 

Le allergie spesso vengono confuse con le intolleranze alimentari, reazioni non immuno-mediate e dose dipendenti. Queste ultime dipendono da difetti metabolici o enzimatici come nel caso dell’intolleranza al lattosio (deficit enzima lattasi), il cui test diagnostico è chiamato breath test o ‘’test del respiro’’. 

Cause delle allergie alimentari

Sintomi allergia alimentare

L’ipotesi più accreditata è che lo sviluppo di allergie alimentari è influenzato in prima linea da una predisposizione genetica che altera la risposta immunitaria. Vi sono però numerosi fattori di rischio che concorrono all’insorgenza di queste allergie:

  • Precoce esposizione all’allergene: attraverso somministrazione orale o inalazione; 
  • Flora batterica intestinale (microbiota): contribuisce alla degradazione degli antigeni alimentari, una sua alterazione 
  • Stati infiammatori: le molecole riscontrabili nei processi infiammatori sono responsabili dell’aumento della permeabilità intestinale e di conseguenza di 
  • Carenze dietetiche: vitamina D, acidi grassi omega-3

Oltre 100 alimenti sono stati descritti come allergizzanti, ma solo 14 sostanze o sottoprodotti necessitano dell’etichettatura obbligatoria come allergeni, in base alla normativa UE (Reg. 1169/2011).

Di seguito trovi una tabella che racchiude i principali alimenti allergizzanti, ricorda che per ogni alimento sono compresi anche i prodotti e i sottoprodotti a base di quest’ultimo. 

Alimento a rischio Allergeni
Latte vaccino Beta-lattoglobulina, alfa-lattoalbumina, caseina
Uova  Ovomucoide, ovoalbumina, ovotransferrina, livetina
Pesce e molluschi Parvalbumina (merluzzo, salmone)
Crostacei Tropomiosina (gamberetti, gamberi)
Soia  Glicina, serum, alfa-glicina e aggregati della glicina
Cereali contenenti glutine  Gliadina, ordeina, secalina, avenina 
Frutta a guscio Proteine di riserva albumine 2S 
Sedano Api G 1 
Senape  Proteine di riserva albumine 2S 
Sesamo  Oleosine
Solfiti Anidride solforosa (E220), solfito di sodio (E222), solfito di calcio (E227) 
Lupini Proteine di riserva conglutine 
Arachidi Cupina, prolamina, profilina, oleosina, defensina 

Per quanto riguarda i supplementi a base di proteine del latte vaccino (whey), è meglio evitarne il consumo se sei affetto da allergia al latte. A maggior ragione perché oggi, puoi trovare integratori a base di proteine vegetali o derivanti dall’uovo. Pertanto, non sarà difficile (quando necessario) riuscire a sostituirle ed evitare problematiche indesiderate. 

La letteratura ci indica che le proteine idrolizzate (WPH), a base di frammenti peptidici, derivanti da un processo artificiale di digestione enzimatica, prevengono le reazioni allergiche e richiedono tempi di digestione minori.

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Sintomi allergie alimentari

cibi soggetti ad allergie

I sintomi delle allergie alimentari ricalcano i caratteri delle infiammazioni acute a livello locale ma se l’allergene viene assorbito nel sangue può attivare i mastociti in molti tessuti diversi, producendo manifestazioni a livello sistemico.

Le manifestazioni cliniche legate ad un’allergia compaiono entro pochi minuti fino ad un massimo di 2 ore dall’ingestione dell’alimento offending. In alcuni casi, la reazione è tardiva e può comparire anche dopo 4-6 ore dall’ingestione dell’allergene ed è caratterizzata dall’accumulo di neutrofili, eosinofili e macrofagi. L’anafilassi è la conseguenza più grave delle allergie alimentari, è a rapida insorgenza e può includere la perdita di coscienza e conseguenze gravi. 

Ecco una tabella riassuntiva dei principali sintomi clinici delle allergie:

Distretto colpito Sintomi
Apparato gastrointestinale  Nausea, vomito, diarrea, crampi, gonfiore addominale
Apparato respiratorio Tosse, naso gocciolante, difficoltà respiratoria, broncospasmo
Cavo orofaringeo Sindrome orale allergica: gonfiore delle labbra, edema, prurito e/o bruciore
Apparato circolatorio Pressione bassa, aritmie
Sistema nervoso Capogiri, vertigini, cefalea, svenimento
Cute Eczema, orticaria, dermatite, angioedema 

Diagnosi delle allergie alimentari

La diagnosi di allergia alimentare spetta all’allergologo. Prima di sottoporsi a test cutanei è bene ricordare che una corretta anamnesi clinica è essenziale per diagnosticare un’allergia alimentare. 

Vi potrà essere chiesto di seguire una dieta ad eliminazione cioè totale eliminazione dell’alimento che contiene l’allergene incriminato per un periodo di tempo variabile e successiva reintroduzione. I fattori psicologici possono giocare un ruolo importante, pertanto l’errore è spesso dietro l’angolo. 

In base alla valutazione del quadro clinico, verrà impostato il percorso diagnostico da eseguire. I principali test diagnostici richiesti dall’allergologo sono: 

  • Prick test: esecuzione semplice, basso costo e lettura immediata. Permette di testare più allergeni in 15-20 minuti pungendo la pelle dell’avambraccio con estratti purificati allergenici, se l’esito è positivo dopo pochi minuti compare un pomfo circondato da rossore cutaneo. Possono essere usati anche alimenti freschi come nel caso del test prick by prick;
  • Test sierologici per la ricerca di IgE totali o specifiche: PRIST, immunoCAP, RAST, consistono in un prelievo venoso alla ricerca di IgE, la negatività non esclude l’allergia; 
  • Test di provocazione orale (TPO): è un esame di 3° livello, considerato il gold standard ed eseguito solo se altri test hanno dato risultati dubbi. L’allergene viene dato al paziente ad intervalli regolari partendo da una dose molto bassa, fino ad osservare una reazione positiva o negativa (possono manifestarsi anche reazioni molto gravi);
  • Basophil Actvation Test (BAT): test non disponibile per la diagnostica di routine ed usato a scopo di ricerca.

Diffidate di tutte quelle metodiche alternative non validate scientificamente, come ad esempio: il test del capello, il test dell’iride, il test del gruppo sanguigno, il test che ricorre all’uso di elettrodi etc.

Allergie alimentari: prevenzione e cura

Attualmente, la gestione standard delle allergie alimentari si basa su un regime dietetico di esclusione dell’alimento che crea la sintomatologia allergica e il ricorso a farmaci di emergenza in caso di reazione avversa. Il farmaco d’elezione per la terapia dell’anafilassi è l’adrenalina, contraddistinta da rapidità d’azione e maggior efficacia.

Ti potrà essere prescritto un autoiniettore di epinefrina da portare sempre con te. In casi meno gravi, vengono usati anche gli antistaminici

Se sei un soggetto allergico, leggi attentamente le etichette nutrizionali, spesso tra alimenti uguali ma di marchio diverso possono esserci differenze in termini di ingredienti che potrebbero crearti reazioni avverse. Evita i prodotti che riportano diciture quali ‘’può contenere’’ o ‘’confezionato in stabilimenti che producono anche’’ l’allergene incriminato. Si stima che ciascun paziente, presenti una reazione avversa ogni 1-4 anni a causa di allergeni nascosti o fenomeni di contaminazione

Per i soggetti in cui la dieta ad esclusione è risultata inefficace o causa limitazioni alla qualità della vita, esistono strategie immunoterapiche come l’AIT (immunoterapia allergene specifica). Quest’ultima consiste nell’esposizione ripetuta ad intervalli regolari ad un allergene, in quantità crescenti, con lo scopo di indurre tolleranza verso l’alimento e desensibilizzazione.

Una novità per il trattamento dell’allergia all’arachide è il vaccino a DNA. E’ ancora in corso uno studio per valutare la sicurezza e la tollerabilità del vaccino in adulti con quest’allergia. 

 

Bibliografia

https://www.salute.gov.it/portale/p5_1_2.jsp?id=218&lingua=italiano

https://www.siaip.it/upload/1985_Documento_Alimentazione_e_stili_di_vita_.pdf

https://www.siaaic.org

https://old.riaponline.it/wp-content/uploads/2019/03/03_Pajno-1.pdf

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Note sull’autrice: Valentina Idà

Laureata triennale in Scienze Motorie e attualmente studentessa magistrale in Scienze della Nutrizione Umana. Da sempre interessata all’alimentazione e al fitness ha scelto di coniugare le sue due passioni e formarsi per far comprendere, soprattutto alle donne, quanto sia importante alimentarsi in modo adeguato e adottare uno stile di vita sano.  

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