Il sistema muscolo-scheletrico come struttura di tensegrità

Il sistema muscolo-scheletrico come struttura di tensegrità

Questa serie d’articoli è rivolta a darci una visione più olistica del corpo umano, dove riscopriamo l’importanza della globalità. Il viaggio alla scoperta dalla miofascia ci ha permesso di individuare i collegamenti tra i vari tessuti del nostro organismo, dando una visione globale ed un quadro d’insieme. In questo articolo parleremo del sistema muscolo-scheletrico e della tensegrità. Se non hai letto però gli articoli precedenti, qui puoi trovare i tasselli mancanti:

La miofascia: verso una visione olistica del corpo umano
La miofascia: plasticità del tessuto connettivo
Viaggio nella miofascia: le tre reti olistiche

Del Dottor Andrea Colarusso

“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. La fine di un viaggio è solo l’inizio di un altro.”  (José Saramago

Bentrovati, o cari viaggiatori, in questa esplorazione del corpo umano.  Vi avverto, per la vostra incolumità, che questo sarà lo scoglio più difficile, nonché l’articolo più lungo. Quindi iniziamo con una fondamentale premessa. Tutta la teoria dei Meridiani miofasciali di Myers non esisterebbe senza due pilatri teorici fondamentali: la Teoria del Doppio Involucro e la Macro e Micro Tensegrità.

Teoria del Doppio Involucro

Tantissime strutture nel nostro corpo, presentano un doppio involucro. Le cellule stesse presentano una doppia membrana di fosfolipidi, il cuore e i polmoni hanno un doppio involucro, il cervello persino triplo. Tutto ciò si presenta sin dall’inizio quando siamo ancora embrioni. Nel neo-embrione avviene un ripiegamento della blastofera su se stessa per formare un doppio involucro formando i cosìdetti foglietti embrionali: ectoderma, endoderma, mesoderma.

foglietti embrionali

Mentre l’embrione cresce comincia a svilupparsi anche la rete fasciale per la necessità di mantenere le disposizioni spaziali consentendo il movimento. Osservando da vicino il mesoderma si nota un ispessimento detto “notocorda” dalla quale si formerà la colonna vertebrale. Accanto vi è una speciale sezione del mesoderma detta mesenchima ricca di cellule mesenchimali (le staminali dei fibroblasti e altre cellule del connettivo) che secernono reticolina (una forma immatura di collagene).

Queste cellule mesenchimali pluripotenziali si trovano in tutti i tessuti del corpo pronte a essere trasformate a seconda della necessità (surplus energetico → adipociti, ferita → fibroblasti, infezione batterica → leucociti). Questo fa capire quanto la risposta del tessuto connettivo/fibroso sia addattabile e capace.

Solo per scopi didattici si parla di tante fasce ma la Fascia è un sistema unico che può essere separato solo con un coltello.

Torniamo a noi. Dopo il primo ripiegamento della blastofera vi è la fase di gastrulazione, un movimento di rovesciamento (tipo un calzino) che forma un disco trilaminare (ecto-meso-endoderma) tra i due grandi sacchi dell’amnios e del vitellino. Il doppio involucro diventa un tubo.

Tubo neurale

Da qui in poi avverranno altri ripiegamenti e dall’endoderma si formerà il tubo digerente, dal mesoderma costole, muscoli addominali e pelvi per sostenere il canale alimentare endodermico ma soprattutto l’arco neurale della colonna vertebrale e la volta cranica, e alla fine per ultimo, l’ectoderma che unisce le due metà del palato.

embriologia

Doppio involucro dei muscoli

Dopo la morfogenesi ritorniamo al sistema muscolo-scheletrico.

Si distinguono due involucri: interno (che avvolge le ossa) esterno (che avvolge i muscoli). Nell’involucro interno c’è una alternanza di tessuti duri (ossa-cartilagini) e tessuti fluidi (liquido sinoviale). Quando l’involucro fibroso avvolge le ossa parliamo di periostio quando si tratta del rivestimento intorno alle articolazioni parliamo di capsula articolare.

I legamenti e il periostio non sono strutture separate come mostrano molti libri di anatomia ma un continuo involucro interno intorno ai tessuti dell’osso e delle articolazioni. Persino i crociati del ginocchio, mostrati spesso come a sé stanti, fanno parte di questo tutt’uno .

L’involucro esterno è una gelatina fibrosa chimicamente sensibile che noi chiamiamo muscolo. In questo tessuto troviamo la fascia profonda, il setto intramuscolare e la miofascia. Nella concezione di Myers, giustissima a mio parere, i singoli muscoli sono solo semplici tasche che fanno parte dell’involucro esterno collegate a quello interno con le inserzioni. Attenzione: il muscolo non si attacca mai all’osso, le cellule muscolari sono impigliate all’interno della rete fasciale, il loro movimento tira la fascia che è attaccata al periostio, il periostio a sua volto tira l’osso.

Marchiatevelo a fuoco: esiste un solo muscolo appeso a 600 e più tasche fasciali. 

Lo studio dei muscoli come isolate unità ignora gli effetti longitudinali tramite l’involucro esterno e le ripercussioni regionali e globali.

La fascia distribuisce lateralmente lo sforzo alle strutture miofasciali vicine, cosicchè la tensione sul tendine a una estremità non è esclusivamente sostenuta dall’inserzione opposta.

Pensare al singolo muscolo ha oscurato tale fenomeno e ha fatto perdere la possibilità di vedere gli effetti sinergici lungo i meridiani e cinture fasciali.

In parole povere, i Treni miofasciali (meridiani miofasciali) sono delle linee di tensione molto lunghe che passano attraverso l’involucro esterno (miofasciale) che formano, deformano, stabilizzano e muovono le articolazioni e lo scheletro (involucro interno).

Parleremo di “binari” cioè le linee di miofascia continua all’interno dell’involucro esterno e “stazioni” i punti in cui l’involucro esterno si fissa a quello interno.

Arriviamo così all’ultimo pezzo del puzzle, grazie per la vostra pazienza 🙂 .

La Tensegrità

Tale termine è stato coniato dall’espressione “integrità di tensione” del designer R.Buckminster Fuller.

tensegrità

Si riferisce a strutture che mantengono la loro integrità grazie a un bilanciamento di forze tensili intrecciate con continuità lungo la struttura, invece di usare forze di compressione come avviene in un muro di pietra. Inoltre, anche se ogni struttura sia tenuta insieme da un equilibrio di tensione e compressione, le strutture di tensegrità, secondo Fuller, sono caratterizzate da tensione continua intorno a compressione localizzata.

Tale concetto è applicabilissimo in qualsiasi sistema vivente in movimento. Ricordate cosa abbiamo detto nel primo articolo? Se rimuovessimo qualsiasi cosa come muscoli, pelle e legamenti lo scheletro che rimane crollerebbe a terra come un castello di carte.

corpo umano tensegrità

Avventurarsi a spiegare i meridiani miofasciali e le varie interconnessioni e giochi di forze compressive e tensive sarebbe un suicidio senza rendere questa visione della Tensegrità parte del nostro modo di vedere le cose.

Macrotensegrità: la gestione tra trazione e compressione

La miofascia fornisce una rete continua di tensione che si restringe modulandosi intorno alle singole ossa e alle cartilagini, mentre organi e muscoli tendono a premere verso l’esterno contro questa membrana tensile che restringe. Con questa concezione lo scheletro non è più la vecchia impalcatura inerte che era prima.

tensegrità tessuto muscolo-scheletrico

I tessuti più duri e gli involucri pressurizzati fluttuano in questa rete tensile, e ciò ci aiuta a capire come aggiustare gli elementi tensionali per modificare ogni disallineamento delle ossa.

forze dispersione tensegrità

Una struttura per essere stabile e flessibile allo stesso tempo, deve essere triangolare, poiché solo i triangoli sono stabili e flessibili allo stesso tempo. Nell’immagine presa come esempio abbiamo l’icosaedro, con 20 facce triangolari, 12 vertici, 30 lati. I bastoncini che vedete fluttuano in quelle posizioni a causa dei giochi di trazione-compressione all’interno della rete tensiva in cui si trovano. Come succede alle ossa che sono avvolte dalla fascia e ne fanno parte.

Nel modello della colonna vertebrale si capisce che le strutture di tensegrità sono meno rigide, ma più resilienti rispetto una struttura a compressione continua.

colonna vertebrale tensegrità

Ammiratene la bellezza simile a quella dei più bei ponti sospesi del mondo. Come potete vedere i processi delle vertebre sono sostenuti da “legamenti” elastici, in modo che i segmenti (corpi vertebrali) non si tocchino tra loro.

Caricate un solo angolo della struttura e tutta quanta (elastici ed elementi lignei) si assesterà in breve tempo per assecondare quel microcambiamento. Caricatela fino al punto di rottura e la struttura si romperà ma non necessariamente vicino a dove è applicato il carico. Per questo a volte le cause di molti infortuni sono da ricercare altrove e non solo nella sede di rottura.

Se desiderate cambiare la relazione tra le ossa (elementi di compressione, spaziatori) cambiate l’equilibrio della tensione attraverso i tessuti molli e le ossa si ridisporranno.

Questa è la forza della manipolazione dei tessuti molli applicata sequenzialmente, e implica una debolezza delle manipolazioni osteopatiche fondate su spinte ripetitive molto veloci alle ossa (infatti ogni tanto bisogna tornare per una sistematina, no?)

Nei vari individui, in diverse parti del corpo e in diversi movimenti in svariate situazioni, il corpo percorre lo spettro che va dalla sicurezza di una struttura a compressione continua fino all’equilibrio della pura auto-contenuta tensegrità.

Questo è lo spettro di tensione-dipendente → il corpo opera attraverso diversi sistemi meccanici in svariate situazioni e in diverse parti del corpo.

Quindi nell’attività quotidiana si usano tutti e due i modelli: tensegrità e semplice compressione continua. Una metafora di ciò può essere la barca a vela che ha elementi strutturali a compressione e elementi di tensione come i vari cordami.

Dopo quanto esposto, è evidente che il corpo distribuisce lo sforzo, soprattutto quello a lungo termine, all’interno di se stesso nel tentativo di equilibrare le forze sui tessuti. E’ clinicamente provato che il rilascio di una parte del corpo porti a cambiamenti anche a distanza dal punto d’intervento. E’ una unità inscindibile di sistemi, ecco perchè la ricerca del fantomatico “isolamento” è un non-sense.

Le strutture a tensegrità lenta sono vischiose, cioè mostrano facilmente deformazioni e cambiamenti della forma fluida. Se si tendono membrane o stringhe tensili le strutture aumentano la resilienza, disponendo gli elementi compressivi e tensionali lungo le linee dello sforzo, avvicinandosi alla rigidità.

Ingber diede una definizione di ciò: “Un aumento di tensione in una delle parti causa un aumento di tensione in tutte le parti della struttura, anche in quelle situate sul lato opposto”.

Se una struttura di tensegrità viene preparata allungando le parti in tensione (pre stress) la struttura risulterà in grado di sopportare un maggiore carico senza deformarsi.

Vi sono quindi 2 modi nei quali il sistema miofasciale si può rimodellare in risposta allo sforzo o in anticipo dello stesso:

  1. il tessuto muscolare può contrarsi molto velocemente su richiesta del SNC, all’interno del tessuto fasciale per preparare allo sforzo un’area, una lineao o una fascia
  2. sforzi a lungo termine posso essere assorbiti rimodellando la MEC attorno ai contorni di carica piezoelettrica, aggiungendo matrice dove richiesto.
  3. Ma vi è anche un terzo modo: contrazione attiva dei fibroblasti sulla stessa MEC.

Il terzo punto è importante poiché si è sempre considerata la fascia plastica/viscoelastica e non contrattile. Alla luce delle nuove ricerche, la scoperta che la fascia può contrarsi autonomamente e quindi avere un ruolo più attivo, può avere grandissime implicazioni terapeutiche.

La contrazione cronica dei Miofibroblasti (cellule a metà tra cellule del muscolo liscio e classico fibroblasto) gioca un ruolo significativo nelle contratture croniche (contratture di depuytren della fascia palmare o nella capsulite adesiva della spalla).

Sono molto attivi nella guarigione di una ferita e nella sua cicatrizzazione e sono necessari per la salute della fascia, si trovano anche nei legamenti, menischi, tendini e capsule degli organi. La loro densità aumenta in risposta all’attività fisica.

Molti sono i fattori che inducono la contrazione a lungo termine e a bassa energia di queste cellule:

  • la tensione meccanica che attraversa i tessuti
  • citochine e agenti farmacologici come ossido nitrico, istamina, mepiramina e l’ossitocina.

La contrazione è molto molto lenta (20-30 minuti) e dura più di un’ora decrescendo man mano. Non è, come abbiamo ribadito molte volte, un sistema a reazione veloce ma agisce lentamente grazie a una stimolazione chimica fluida piuttosto che neurale.

Tale ambiente fluido ha un Ph basso che tende a migliorare la contrattilità dei Miofibroblasti.

Quindi molte attività che squilibrano il Ph, disordini respiratori, stress emotivi, o elementi esterni che inducono acidità portano a un irrigidimento della fascia.

Microtensegrità

Fino adesso abbiamo parlato a livello macroscopico. Come la fascia è l’impalcatura di tutto il corpo, il citoscheletro delle cellule assume lo stesso ruolo. Sappiamo che la membrana fosfolipidica delle cellule comprende anche proteine con ruolo di recettori o canali per gli scambi chimici. Ma vi è una classe di proteine (integrine) che hanno funzioni di meccanoricettori, cioè comunicano alla cellula la tensione e la compressione che subisce.

micro tensegrità

L’importanza di questa meccano-trasduzione ha un certo ruolo in affezioni come asma, osteoporosi, scompensi cardiaci, arteriosclerosi ed ictus.

Tale informazioni meccaniche scatenano una cascata di risposte da parte della cellula per far fronte a tali richieste modificando la propria struttura. Quindi tutte le cellula sono connesse, comunicano e si organizzano grazie alle integrine che hanno questo effetto Velcro di adesione tra le cellule.

L’informazione meccanica si combina con quella chimica per far capire alla cellula che cosa fare. Cellule poste in allungamento e appiattite avevano probabilità di dividersi, cellule tondeggianti a cui era impedito di propagarsi attuavano un programma di apoptosi (un suicidio cellulare).

Capire come avvengono questi meccanismi potrebbe portare a nuovi approcci nella terapia dei tumori e nella riparazione dei tessuti.

Se ogni cellula ha un’ambiente meccanico ideale (una postura ideale) ciò si riflette a livello macroscopico sull’intenzione di creare un tono uniforme in tutti i Meridiani Miofasciali e tutta la rete fasciale, con grandi ripercussioni positive in termini di salute, cellulare e generale, e performance.

Quindi anche approccio basato su interventi su involucro interno (osteopata, chiropratico) su quello esterno (rilascio/massaggio miofasciale, trigger point therapy) e il movimento biomeccanicamente corretto e salutare (scienze motorie, personal trainer) porteranno al massimo risultato col massimo equilibrio. Questo dovrebbe essere l’approccio olistico ideale.

Qui di seguito un piccolo esempio pratico che potete usare da subito.

Una applicazione pratica: Low back pain dovuto a pelvic tilt

Qui di seguito potete vedere un modellino secondo i principi della tensegrità delle pelvi. Qui troviamo tantissimi muscoli che sono i tiranti che mantengono questo ponte sospeso.

tensegrità pelvi

Se un tirante (muscolo) è troppo teso si avrà una modificazione delle ossa. Ma anche una modificazione della posizione delle ossa può rendere un muscolo più teso e predisporlo a traumi.

In sostanza quando il mio atleta/cliente dice di sentire dolore alla schiena, oppure una grande tensione sui femorali, o anche solo su un femorale, o pubalgia la prima cosa che faccio è andare, con i pollici a trovare i punti di repere della SIAS (Spina Iliaca Antero-Superiore). Anche se il cliente non sente dolore ma notate movimenti strani del bacino in alcuni esercizi (soprattutto nello stacco da terra) con una parte delle pelvi che sale prima dell’altra. Vi consiglio di verificare.

Presi tali punti di repere vi accorgerete subito se un pollice è  più “alto” dell’altro. Potete verificare anche con le Spine Iliache Postero Superiori (SIPS).  Mettiamo ad esempio che la SIAS a destra sia più “alta”. Non dipende da dismetria dei femori ma quasi sicuramente da una rotazione posteriore dell’Ischio (l’osso del bacino a forma di ala) che porta in alto la SIAS.

Perchè affermo che non dipende dalla dismetria? Perchè La falsa dismetria degli arti inferiori è il caso più comune. Esistono varie condizioni che possono essere causa di una falsa dismetria; tra queste si ricordano:

  • anormale ossificazione del bacino
  • basculamento dell’osso iliaco
  • fissazione viscerale
  • retrazione muscolare dello psoas
  • rotazione del bacino
  • scoliosi lombare
  • sindrome del piriforme
  • valgismo del calcagno
  • valgismo del ginocchio.

Alla luce di quanto sopra esposto si comprende quanto sia necessaria un’attenta valutazione della situazione del soggetto prima di avventurarsi nella prescrizione di un rialzo, pratica spesso abusata anche con ragazzi giovanissimi creando una serie di problemi tipo effetto domino con una continua ricerca del plantare perfetto ogni volta che si presenta un problema. Stessa cosa per quanto riguarda bite o apparecchi correttivi dell’occlusione. Poichè la mandibola è al vertice di una importante catena posturale. Ricorderò sempre una massima del professor Claudio Gallozzi, direttore dell’istituto di medicina dello sport, fisiologo biomeccanico e osteopata, durante un corso sulla postura: “Noi camminiamo con i piedi, ma poggiamo sui denti”. Data l’importanza che questi hanno come recettori posturali. Ma ne parleremo magari un’altra volta.

Se il cliente sente una grande tensione sul femorale a sx invece possiamo presupporre (supportati dalla valutazione prima esposta) che l’Ischio sia più ruotato avanti, portandosi dietro (tirando) gli ischiocrurali in maniera esagerata. Questa tilt pelvico è molto comune ed evidente in atleti di sport asimmetrici, come la scherma, con cui lavoro.

Hamstring_tendons

Passiamo quindi allo sblocco articolare, al riallineamento delle creste iliache per ripristinare una situazione normale. Tale manovra può essere fatta anche da soli, ma con un compagno che ci aiuta è molto più efficace.

VI consiglio caldamente di farlo prima della vostra sessione di squat, stacchi, per lavorare allineati senza tensioni.  Qui di seguito Kelly Starrett ci mostra come sbloccare.

fino 4’50” pre workout. Da 5:30” in poi post workout poiché il lavoro di rilascio dell’addome e psoas se fatto prima degli esercizi può farci perdere compattezza.

Spingendo e tirando le ginocchia per versi opposti si creano forze rotazionali che vanno a sbloccare gli ischi che tornano in una posizione normale, lavoriamo quindi sull’involucro interno (ossa e articolazioni). Il successivo lavoro con la palla tra le ginocchia serve per ricalibrare la tensione dei tiranti. Il lavoro da proni con la palla schiacciata a terra contro l’addome, serve per rilasciare oltre agli strati profondi dell’addome anche l’ileo-psoas che è collegato alle vertebre lombari e quindi causa di dolore lombare, quando contratto. Questo è l’involucro esterno che come capite può essere trattato con vari metodi, rilascio miofasciale, trigger point therapy, esercizi neuromuscolari.

Sapendo che i femorali fanno parte della Linea Superficiale Posteriore andremo a rilasciare con varie tecniche anche gli altri anelli della catena per avere un effetto benefico a cascata.

Se avete notato abbiamo agito su tutte le probabili cause della falsa dismetria, esposti sopra.

Capirete che funziona quando, quando lavorate con la palla medica tra le ginocchia, sentire un “clock” muscolare od osseo. Ci vorranno più applicazioni per sortire tale effetto. Ah se vi estirpate i femori o dislocate l’anca probabilmente AVETE SBAGLIATO QUALCOSA. 🙂

Nella serie di prossimi articoli descriverò i vari meridiani miofasciali e troverete una parte di applicazioni pratiche, in modo da mettere subito in campo le nuove conoscenze acquisite e sperimentare su voi stessi.

Grazie a tutti per l’attenzione

Il corpo è un veicolo meraviglioso, molto misterioso e complesso. Usalo, non lottarci contro; aiutalo. Nell’istante in cui vai contro di lui, vai contro te stesso.

(Osho Rajneesh)

Pagina dell’autore: Satori Training 

Bibliografia:

Anatomy Trains, Thomas W. Myers.
Becoming a Supple Leopard, Kelly Starrett
The Trigger Point Therapy Workbook: Your Self -Treatment Guide for Pain Relief, Clair Davis
Anatomia Clinica, Marinozzi.

Fascia: The Tensional Network of the Human Body; Schleip et al.

Curriculum di Andrea Colarusso:

Laurea Triennale in Scienze Motorie e Sportive
Laurea Specialistica in Scienza e Tecnica dello Sport- Sport di combattimento
Canali Postural Method 1° livello
Personal Trainer FIPE 3° livello
Specialista in Kettlebell FIPE
Istruttore FIPL 1° livello
Tirocinio presso Nazionale Olimpica Italiana Taekwondo.
Preparatore Atletico Club Scherma di Roma, settore Spada.
Istruttore Thai Boxe/ K1 FIGHT1
Creatore Satori Training PT .

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