Yoga: un patrimonio dell’umanità

Yoga: un patrimonio dell’umanità

Il mondo del fitness, e dello sport in generale, negli ultimi anni sta innalzando nettamente la caratura intellettuale con la quale siamo soliti riversarci in questi ambiti.

Ora vorrei che provassi a immedesimarti un attimo, giusto per capire di cosa ti sto parlando. Immagina una storia di cinquemila anni: cinquemila anni formati da miliardi di persone che si sono spese nella ricerca e nell’analisi di tutte le possibili connessioni tra mente e corpo, andando a sviscerare, modificare, correggere ogni singola posizione che la disciplina propone, tenendo in stretta osservazione cosa ogni posizionamento riporti nelle più sottili sensazioni incamerate dalla nostra mente.

Che cos’è lo Yoga?

Lo Yoga a margine di questo percorso, motivo per cui è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, è di fatto la più antica, metodica e particolareggiata scienza che fonde psicologia e cultura fisica in un soggetto normale e non tipizzato nell’ambito clinico.

Lo Yoga risulta, di fatto, il più grande ed utile gainer che uno sportivo possa implementare nell’attenzione alla sua prestazione, pensiero comprovato dalla sempre più facile constatazione su quanto tale disciplina si stia facendo strada tra i più eccelsi professionisti dello sport mondiale.

Nella “Bhagavad Gita”, uno dei testi indiani che descrivono la disciplina, Yoga viene definito come abilità nell’azione ed è su questa definizione che vorrei poneste la vostra attenzione.

Poco fa ho definito lo Yoga una scienza metodica e vorrei partire proprio da questa affermazione per potervi far capire i suoi primi e subitanei benefici.

Su che cosa si fonda lo Yoga?

La disciplina ha come elemento fondante lo studio metodico di ogni singola traiettoria che mira all’estensione muscolare, tendinea e miofasciale, imponendo fin da subito degli allineamenti, in cui l’elevato numero di particolari inseriti, consegna dei feedback che le attuali metodiche di stretching non sono minimamente in grado di replicare.

 

Il metodo è scalare e progressivo e la somministrazione dei particolari nel posizionamento viene erogata in maniera graduale, passando dallo studio di un atteggiamento grossolano sino a convergere, in attenzione, verso la parte più sottile del nostro corpo e della nostra mente.

L’elemento fondante che fin da subito possiamo declinare è che nulla è lasciato al caso e tutto è a servizio di una maggiorata consapevolezza della disposizione del corpo nello spazio, tenendo presente l’elemento temporale con cui lo dirigiamo, imparando a strutturare percorsi di estensione sempre coerenti.

L’introduzione iniziale di concetti, come il radicamento da terra, asservono alla creazione di movimenti che non hanno bug di attivazione nelle varie unità motorie e catene cinetiche che, a loro volta, asservono all’esecuzione del gesto e conferiscono al praticante ottime abilità di coordinazione intra ed inter muscolari, base oggettiva della finalizzazione in ogni sport.

Nelle mie lezioni continuo a dire che lo Yoga è disciplina subdola, perché sarà facile ritrovarsi nella condizione in cui, cominciando un’assidua pratica nei posizionamenti ed ingenerando più che palpabili benefici in termini di allungamento e rinforzo del core, ti ritroverai immerso in uno strutturato ampliamento della tua capacità di prestare attenzione ai minimi dettagli del tuo corpo, cominciando ad assaporare ogni singola fibra che pensavi sino ad allora di non avere. Sarà proprio in quel momento in cui, completamente immerso nella ricerca dell’ennesimo micro – movimento da ingenerare, ti renderai conto di aver completamente spento quell’incessante monologo interno che ti distrae dal tuo obiettivo.

Comincerai allora a percepire i canali attraverso i quali si muove l’organizzato flusso della disciplina, che parte da benefici tangibili misurabili nel corpo, arrivando a predisporti sempre di più verso i tuoi obiettivi, con un ingente rebound nella tua capacità di focus ed in una rinnovata chiarezza mentale.

Questo è ciò che a me è capitato e che sempre di più sto ritrovando come strumento validissimo da riportare anche in settori più prestativi, come l’attività sportiva amatoriale ed, ancor più, agonistica.

Penso fortemente che lo Yoga sia una delle più belle opportunità che uno sportivo possa imparare a cogliere, perché parte dall’utilizzo di un mezzo familiare come il corpo e vira lentamente, tramite di esso, verso l’acquisizione di capacità mentali che asservono completamente alla finalizzazione nell’attività fisica prestativa.

Uno spunto pratico per iniziare

Nel video, troverai un piccolo approccio pensato per decaricare i tensori delle anche ed il piriforme, due dei più grandi “rompiscatole” per ogni persona che stia cominciando ad incamminarsi verso l’attività sportiva.

 

Autore

L’autore dell’articolo è Simone Carbonardi, Maestro e Formatore certificato Yoga Alliance. Fondatore della Turiya Yoga Academy e dell’accademia on line, che troverete su www.turiyayoga.it, Personal Trainer, Istruttore Aif e Kru di Muay Thai.

Andrea Biasci

Andrea Biasci

Professore universitario a contratto all'università Statale di Milano. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

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