Atleti transgender e sport al femminile

Atleti transgender

In ambito sportivo una della principali novità dei nostri tempi è rappresentata da atleti transgender che gareggiano nelle categorie femminili in varie federazioni sportive. Qualcuno la definisce “una rivoluzione”, altri sono profondamente contrari. In tutte le specie animali ci sono diversità di genere ed anche la razza umana non fa eccezione; noi però abbiamo sviluppato la scienza medica in modo da poter cambiare individui maschi in femmine e viceversa.

Mediamente chi intende cambiare genere si sottopone sia ad interventi chirurgici che a terapie ormonali. Gli ormoni sono i responsabili della regolazione dei processi che avvengono nel nostro corpo, influenzano in pratica quasi tutto dai livelli di forza alle masse muscolari, sono in grado di intervenire sullo stato d’animo ecc. e hanno influenza anche proprio nella definizione del genere. La situazione ormonale di uomo e donna è drasticamente diversa ed è per quello che si interviene anche sotto questo punto di vista.

Naturalmente le differenze non sono solo legate alla biochimica: fra maschio e femmina, come tutti sappiamo, mediamente ci sono differenze inerenti la struttura degli individui anche in quanto a proporzioni e dimensioni. In pratica, al momento possiamo dire che non ci sono femmine che dopo un cambio di genere vincono in categorie maschili ma il contrario invece sì.

Per questo motivo è interessante analizzare cosa accade nel caso in cui un uomo si sottoponga al cambio di genere; uno degli aspetti interessanti è anche verificare se ci sono differenze che permangono oppure no. Ci sono federazioni sportive che hanno adattato i regolamenti in modo da far gareggiare atleti transgender in categorie femminili, naturalmente eseguendo tutta una serie di controlli e mantenendo categorie di peso e di età.

A prescindere dalle considerazioni etiche cerchiamo di analizzare da un punto di vista prettamente scientifico se possono esserci differenze significative anche dopo aver seguito un iter clinico inerente il cambio di sesso con conseguente approvazione per gareggiare data sia verificando gli aspetti giuridici che quelli ormonali.

Differenze tra uomo e donna per forza e muscoli

Atleti transgender e sport al femminile

Uno studio (1*) ha esaminato la forza e le caratteristiche muscolari di atleti uomini e donne: le misurazioni includevano il numero di unità motorie, la dimensione, l’attivazione e la forza volontaria dei flessori del gomito e degli estensori del ginocchio. Le aree e il tipo delle fibre sono stati determinati da biopsie con ago e mediante scansione tomografica computerizzata.

Mediamente il livello di forza delle donne rispetto agli uomini andava dal 52% al 66% e i dati hanno suggerito che la maggiore forza degli uomini era dovuta principalmente a muscoli più grandi.

E’ stata trovata una correlazione significativa tra forza e area della sezione trasversale dei muscoli, in pratica muscoli più grandi equivalgono a più forza:

  • le donne avevano sezioni trasverse più piccole del 45, 41, 30 e 25% rispettivamente per il bicipite brachiale, i flessori del gomito, il vasto laterale e gli estensori del ginocchio;
  • gli uomini avevano aree di fibre di tipo I significativamente più grandi (4597 rispetto a 3483 μm2) e maggiori aree di fibre intermedie (6632 rispetto a 3963 μm2) paragonate a quelle delle donne per quanto riguarda il bicipite brachiale. Anche aree di fibre di tipo II significativamente più grandi (7700 contro 4040 μm2) e aree di fibre intermedie (7070 contro 4290 μm2) nel vasto laterale.

I ricercatori asseriscono che le maggiori differenze di genere nella forza in relazione alla parte superiore del corpo possono probabilmente essere attribuite al fatto che le donne tendono ad avere minor massa muscolare e differente distribuzione in questa zona. Dicono anche che è difficile determinare con assoluta certezza la misura in cui i muscoli più grandi negli uomini rappresentano una vera differenza biologica piuttosto che una differenza dovuta all’adattamento nel tempo (attività fisica, aspetti ormonali, ecc.) ma i dati suggeriscono che si tratti in gran parte di una differenza di genere innata, in pratica genetica.

Un altro studio (2*) basato su di un buon campione e pubblicato sul Journal of Applied Physiology ha scoperto che gli uomini hanno una media di circa 12 chilogrammi in più di massa muscolare scheletrica rispetto alle donne. Secondo lo stesso studio, le donne hanno anche mostrato in media circa il 40% in meno di forza nella parte superiore del corpo e il 33% in meno di forza nella parte inferiore del corpo.

A questo punto se parliamo di gare viene spontaneo pensare che tutto questo venga sistemato con l’inserimento nella relativa categoria di peso (oltre che di età), ma è importante far notare quanto segue: in pratica i ricercatori hanno scoperto che le differenze di altezza e peso tra uomini e donne potrebbero spiegare solo circa la metà della differenza di forza, lo studio ha evidenziato differenze variabili relative alle dimensioni della sezione trasversa di determinati muscoli.

In merito quindi alle categorie di peso e di età, quanto sopra in soldoni suggerisce che ad esempio una donna di 30 anni x 60 kg possa avere importanti differenze muscolari e di forza rispetto ad un uomo sempre di 30 anni per 60 kg anche parzialmente a prescindere dagli aspetti ormonali e che queste differenze siano variabili a seconda del tipo di coinvolgimento muscolare/sport.

Differenza tra uomo e donna a livello cardiocircolatorio

Atleti transgender e sport al femminile

In proporzione il cuore di una donna è più piccolo rispetto a quello di un uomo: le pareti che dividono alcune delle camere sono più sottili e anche le vene mediamente risultano più piccole. Il cuore di una donna pompa più velocemente di quello di un uomo ma il cuore di un uomo espelle più sangue ad ogni pompata.

Scienziati asseriscono (3*): “Abbiamo erroneamente supposto che la risposta del sistema cardiovascolare agli stimoli esterni sia la stessa negli uomini e nelle donne; la fisiologia cardiovascolare nelle donne e negli uomini differisce in molti modi importanti”. Sempre dallo stesso team: in media, il cuore di una donna è più piccolo in merito alle dimensioni delle camere e ha il 10% in meno di massa ventricolare sinistra rispetto a un cuore maschile. Le arterie coronarie sono più piccole.

Le donne hanno:

  • una percentuale più alta di grasso corporeo,
  • una più piccola capacità di trasporto dell’ossigeno (una minore concentrazione di emoglobina e un volume di sangue inferiore),
  • un’area di fibra muscolare più piccola.

Questi tre fattori influenzano la capacità di potenza aerobica. In effetti, anche le atlete allenate alla resistenza hanno solo l’85% dell’area della fibra muscolare di uomini allenati in modo simile. In generale, la funzione cardiovascolare migliora crescendo fino a quando attorno ai 20 anni inizia un costante declino che procede con l’età.

La diminuzione della frequenza cardiaca con l’età (frequenza cardiaca massima = 220 meno l’età) è il cambiamento più ovvio e porta a una ridotta gittata cardiaca (gittata cardiaca = volume di sangue pompato/espulso in 1 minuto) e quindi anche minore VO2max. L’aumento di durata/intensità dell’esercizio porta variazioni cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne caratterizzati da un aumento graduale della frequenza cardiaca e una diminuzione graduale della gittata sistolica (il volume di sangue pompato dal cuore in un singolo “battito” / singola contrazione).

Negli uomini, questo non porta a nessun cambiamento nella gittata cardiaca cioè alla fine il cuore batte più velocemente (frequenza cardiaca aumentata) e a ogni singolo battito pompa meno sangue ma alla fine la quantità di sangue pompata in un minuto resta invariata. Nelle donne, la diminuzione della gittata sistolica con l’esercizio prolungato non è sempre compensata da un aumento della frequenza cardiaca e quindi si ha una diminuzione della gittata cardiaca cioè in un minuto viene pompato meno sangue.

Differenza tra uomo e donna in relazione alla capacità aerobica

Atleti transgender e sport al femminile

Un interessante studio recente (2016) sul VO2mAx (massima capacità aerobica), effettuato su 30 atleti, 17 maschi e 13 femmine inizia dichiarando: “Il sesso è un fattore determinante per le migliori prestazioni atletiche, a causa di varie differenze morfologiche e fisiologiche. La differenza di genere nella capacità aerobica misurata dal VO2max rivela che il valore medio femminile è circa il 70-75% di quello maschile dopo la pubertà“.

Lo stesso studio continua asserendo anche: “C’era una significativa differenza di genere nei parametri misurati. La regressione multipla e l’analisi di correlazione hanno rivelato che la differenza di genere nel VO2max/LBM era dovuta per il 31,91% al BMI (body mass index)”.

Questo ci da un dato interessante: il Body Mass Index (BMI) è un “vecchio” parametro utilizzato per avere una valutazione generica dello stato di salute in relazione al peso corporeo, questo indice si ottiene dividendo il peso corporeo in kg con il quadrato dell’altezza. Ecco un esempio della formula: 60Kg peso corporeo diviso (160 cm altezza per 160 cm altezza).  Ovviamente la formula risulta spesso fallace, è ovvio che una persona dotata di buone masse muscolari e poco grasso possa essere alta e pesare esattamente come una che ha tanto grasso e pochi muscoli, ne risulterà una condizione estremamente diversa. Però i soggetti analizzati nello studio erano tutti atleti, tutte persone in forma, questo azzera parzialmente il discorso sopra, resta da considerare che ovviamente con pari stato di forma, un uomo di 80 kg presenti volumi diversi rispetto ad una donna di 60, ma questo anche paragonando 2 uomini o 2 donne di peso diverso.

Torniamo di nuovo alle categorie di peso ed età, potenzialmente di nuovo se 2 soggetti gareggiano nella stessa categoria di peso il tutto viene appianato anche se uomo-donna, ebbene questo non è del tutto vero. C’è uno studio (4*) che inizia asserendo: “Il volume dei polmoni delle femmine adulte è in genere del 10- 12% inferiore rispetto a quello dei maschi che hanno la stessa altezza ed età, abbiamo studiato come questa differenza di volume è distribuita tra i compartimenti della gabbia toracica e dell’addome del diaframma” e continua: “Le dimensioni della gabbia toracica interna, la posizione del diaframma rispetto alla colonna vertebrale e la lunghezza del diaframma sono state confrontate in 21 soggetti maschi e 19 femmine normali a tre diversi volumi polmonari utilizzando radiografie del torace antero-posteriore e laterale”.

In tutti i casi esaminati è risultato che le femmine avevano dimensioni radiali della gabbia toracica più piccole in relazione all’altezza rispetto ai maschi. In pratica, geneticamente e mediamente parlando un individuo di sesso femminile a parità di BMI (altezza/peso/volume) ha potenzialmente una conformazione toracica diversa con dimensioni inferiori rispetto a quelle di un maschio quindi anche rientrando i due soggetti nella stessa categoria di peso, non sono da escludere differenze sulle prestazioni aerobiche inerenti una diversa conformazione.

Differenze ormonali tra uomo e donna

Atleti transgender e ormoni

Sappiamo che fra uomo e donna ci sono importanti differenze ormonali, il testosterone (ormone steroideo che influisce su ossa, muscoli, forza e molto altro) è forse il principale androgeno che caratterizza la “prestanza” maschile anche se non rappresenta “l’unica differenza”, è sicuramente la cosa da analizzare.

Risulta mediamente su livelli che vanno da 300 a 1200 ng/dl per gli uomini dai 19 ai 39 anni e invece da 8 a 75 ng/dl per le donne nella stessa fascia d’età. Il testosterone influenza anche l’umore ed è in grado di renderci più o meno aggressivi con conseguenze anche sull’allenamento o sulla prestazione atletica da questo punto di vista. La differenza fra uomo e donna è data soprattutto dai testicoli nell’uomo grazie alle cellule di Leydig, le ovaie femminili hanno una produzione di questo ormone estremamente inferiore e nella donna le ghiandole surrenali hanno un ruolo maggiore in questo senso.

Tornando agli studi, ce n’è uno (5*) che asserisce: “Abbiamo esaminato i risultati dei test di fitness e le cartelle cliniche di 29 uomini trans e 46 donne transessuali che hanno iniziato ad assumere ormoni per l’affermazione del genere mentre erano nell’aeronautica degli Stati Uniti. Abbiamo confrontato i risultati dei test di fitness pre e post-ormonali delle donne trans e degli uomini trans con le prestazioni medie di tutte le donne e gli uomini di età inferiore ai 30 anni nell’Air Force tra il 2004 e il 2014. Abbiamo anche misurato il tasso di cambiamenti ormonali associati al corpo composizione e prestazione atletica”. “Il vantaggio atletico del 15-31% che le donne trans hanno mostrato sulle loro controparti femminili prima di iniziare la terapia ormonale è diminuito nel tempo con la somministrazione ormonale. Tuttavia, le donne trans avevano ancora una velocità media di corsa del 9% più veloce dopo il periodo di 1 anno di soppressione del testosterone raccomandato da World Athletics per l’inclusione negli eventi femminili”.

Lo studio ha analizzato le prestazioni anche per esercizi tipo i push-up o per gli addominali, alla fine si giunge alla conclusione che dopo 2 anni di trattamento ormonale le differenze si appiattiscono e/o spariscono su alcuni esercizi. Nello sport l’ingresso in categorie femminili da parte di atleti maschi divenuti femmine, dal punto di vista ormonale è regolamentato e analizzato quindi potenzialmente in grado di non creare disparità.

Vale la pena prendere in considerazione l’effetto che diversi/maggiori livelli di ormoni hanno su un soggetto ad esempio dai 15 ai 25 anni dove per 10 anni lo sviluppo osseo, muscolare ecc. hanno beneficiato di maggiori concentrazioni ormonali. La domanda è se questi benefici permangono o meno anche dopo una ipotetico cambio di genere a 25 anni con relativa terapia ormonale. Possiamo osservare cosa succede nel mondo del doping, anche qui si tratta di aumentare i livelli ormonali (a volte non solo) per un determinato periodo.

Secondo un ulteriore studio (6*), anche se originariamente condotto su animali, il professor Gundersen, suggerisce che anche una breve esposizione agli steroidi potrebbe avere un effetto duraturo e in merito afferma: “Se basta per costruire massa muscolare, penso che sarebbe sufficiente per dare questo effetto a lungo termine. Credo potrebbe durare anche 10 anni dopo lo stop di assunzioni ormonali ma non ho i dati per confermarlo. Al momento sarebbe una mia speculazione”.

Il team di scienziati ha ricevuto poi una sovvenzione dalla Wada per svolgere ulteriori ricerche sugli esseri umani e sta sviluppando i protocolli per uno studio che coinvolge gli studenti di un college sportivo a Oslo. I ricercatori hanno scoperto come i powerlifter che hanno assunto steroidi abbiano avuto un vantaggio prestazionale per anni dopo aver smesso di usarli. Ad esempio gli atleti che si erano sottoposti a cicli dopanti anche dopo aver smesso registravano un numero paragonabile di nuclei cellulari nei quadricipiti rispetto agli atleti che stavano attualmente eseguendo un allenamento ad alta intensità.

Donne e corpo dei Marines

donne marines e atleti transgender

Il Corpo dei Marines ha istituito requisiti fisici neutri rispetto al genere, ad esempio tutti i marines dovranno essere in grado di scalare un muro ed evacuare una vittima, mentre alcune posizioni di combattimento potrebbero richiedere test specializzati, come nuotare per 1,2 miglia (2.000 m) con le pinne o scalare scale traballanti.

I Marines però nonostante le “posizioni di combattimento” tecnicamente aperte alle donne, non si aspettano una parità numerica tra i sessi nemmeno a lungo termine. Agnes Gereben Schaefer, politologa senior della RAND Corp. a Pittsburgh, ha pubblicato uno studio su come integrare le donne nel Corpo dei Marines. Schaefer inoltre a dichiarato d’aver scoperto che tra le forze armate straniere, il numero di donne in queste posizioni è molto basso, in genere molto al di sotto del 10% (dichiarazione su WordsSideKick.com).

Insieme ai suoi colleghi ha scoperto che anche nel più ottimistico degli scenari in cui ad esempio su circa 400 donne candidate ogni anno per le posizioni di fanteria del Corpo dei Marines circa (sempre previsione ottimistica) l’85% completerebbe l’addestramento di base però non è chiaro se l’85% delle donne possa completare sempre la formazione se parliamo di determinate figure.

I risultati preliminari di un recente studio del Corpo dei Marines hanno rilevato che su circa 24 donne che volevano tentare la carriera di “fuciliere” solo due avrebbero potuto completare l’addestramento. Secondo il Marine Corps Times, i risultati iniziali del loro studio hanno mostrato che le squadre maschili hanno avuto prestazioni migliori e hanno avuto tassi di infortuni inferiori rispetto alle unità miste.

Cosa ci dicono alcuni risultati nello sport?

Powerlifting

Powerlifting IPF (forza), alcuni attuali record mondiali di categoria in chili (kg).

Categoria Squat open Panca open Stacco open Totale 3 alzate open
-66 maschile 263 213.5 298 705.5
-69 femminile 186 144 240 536

Facendo una mera somma dei totali esce fuori per gli uomini 1.480Kg e per le donne 1.106Kg cioè ad un peso corporeo di circa 65 kg le donne sollevano circa il 25% in meno. Se analizziamo per distretti, la stessa somma prendendo in considerazione solo squat e stacco risulta 516 kg per i maschi e 426 kg per le femmine: la differenza prestazionale si aggira ancora circa sul 25% in meno per le donne.

Analizzando la panca (parte superiore del corpo) i dati ci dicono che siamo tra il 30 e il 35% di differenze, sempre in meno per le donne. Questo probabilmente dovuto alle differenze di conformazione nella parte superiore del corpo.

Atletica – 100 m senior

Alcuni record nella categoria senior sui 100 m nell’atletica (fonte worldathletics.ord).

Maschili:

  1. Usain Bolt – 9.58 (2009)
  2. Tyson Gay – 9.69 (2009)
  3. Yohan Blake – 9.69 (2012)

Femminili:

  1. Florence Griffith-Jones – 10.49 (1988)
  2. Carmelita Jeter – 10.64 (2009)
  3. Marion Jones – 10.65 (1998)

E’ interessante notare che per trovare un tempo pari al migliore femminile di 10.49, nel ranking dei record maschili bisogna andare fino a Aleksey Khloptnov che occupa la posizione N° 6.217, cioè ci sono ben 6.216 uomini che hanno confermato tempi inferiori rispetto alla donna più veloce.

Atletica – maratona senior

Maschili:

  1. Eliud Kipchoge – 2.01.39 (2018)
  2. Kenenisa Bekele – 2.01.41 (2019)
  3. Birhanu Legese – 2.02.48 (2019)

Femminili:

  1. Brigid Koshei – 2.14.04 (2019)
  2. Paula Radcliffe – 2.15.25 (2003)
  3. Mary Jepkosgei Keitany – 2.17.01 (2017)

In questo caso per trovare un tempo come quello migliore femminile di 2.14.04 bisogna prendere in considerazione Bobby Doyle che nel ranking dei record è alla posizione 3.746 il che significa che la differenza in questo senso rispetto ai 100 m  si riduce circa della metà ma è sempre netta.

Conclusioni

Probabilmente si può asserire che sia presto per avere dati oggettivi su grandi numeri ma esulando come accennato inizialmente dagli aspetti legati ai diritti e alla libertà della persona, scientificamente parlando si tratta di un argomento spinoso e assai complesso per il quale vale certamente la pena analizzare la cosa a fondo sotto tutti i punti di vista.

Alla fine, la letteratura scientifica sembra suggerire che ci siano differenze fra uomo e donna capaci di permanere anche dopo un cambio di sesso coadiuvato da terapia ormonale e quant’altro. Prendiamo ad esempio la media disposizione muscolare fra parte alta e bassa del corpo o le dimensioni toraciche, fermo restando che in base a quanto sopra potrebbero non essere le uniche differenze.

 

Bibliografia

1* – Gender differences in strength and muscle fiber characteristics A. E. J. Miller, J. D. MacDougall, M. A. Tarnopolsky & D. G. Sale

2* – Skeletal muscle mass and distribution in 468 men and women aged 18–88 yr Ian Janssen, Steven B. Heymsfield, ZiMian Wang, and Robert Ross

3* – CARDIOVASCULAR PHYSIOLOGY: SIMILARITIES AND DIFFERENCES BETWEEN HEALTHY WOMEN AND MEN – Susan Purkiss, MD, FRCPC; Victor F. Huckell, MD, FRCPC

4* – Sex Differences in Thoracic Dimensions and Configuration François Bellemare , Alphonse Jeanneret , and Jacques Couture

5* – Effect of gender affirming hormones on athletic performance in transwomen and transmen: implications for sporting organisations and legislators – Timothy A Roberts , Joshua Smalley, Dale Ahrendt

6* – A cellular memory mechanism aids overload hypertrophy in muscle long after an episodic exposure to anabolic steroids – Ingrid M. Egner, Jo C. Bruusgaard, Einar Eftestø, Kristian Gundersen

 

Note sull’autore: Gianni Nencioni, personal trainer e preparatore atletico. www.forzatonica.it

Gianni Nencioni

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