Educazione alimentare: nasce dalla relazione genitori-figli

Educazione alimentare: nasce dalla relazione genitori-figli

Educazione alimentare per bambini

L’educazione alimentare dei bambini è spesso una “lotta”: uno scontro tra i loro gusti, la società intrisa di strategie di mercato, una scienza che ogni giorno ci bombarda di nozioni su cosa sia giusto e cosa sia sbagliato e i nostri schemi appresi e radicati nel tempo. Non si nasce genitori: si diventa genitori nella continua interazione con i propri figli. Siamo reduci di un passato per cui essere paffutelli era segno di benessere e di salute,  attualmente siamo spettatori e attori di un mondo in cui la magrezza è lo status a cui aspirare. In cui l’estetica e la salute viaggiano su binari distanti, dove vige la regola del “troppo”: da una parte troppo cibo, troppi additivi, troppo sale, troppi grassi, troppo marketing che direziona le scelte, dall’altra, all’estremo opposto, troppo controllo, troppa selezione, troppi schemi, alla continua ricerca di una salute totalmente, esclusivamente ed utopicamente costruita mediante un’alimentazione impeccabile. I bambini nascono e si trovano incastrati in un sistema in cui devono trovare uno spazio di benessere ed equilibrio, guidati dai propri genitori, in modo cosciente.

Lo stile alimentare di un bambino si costruisce nel tempo, fin dai primi attimi della sua esistenza.
Come comportarsi per rendere più sereno, flessibile, equilibrato ma soprattutto consapevole il loro approccio alla scoperta del cibo?

Innanzitutto, può sembrare banale, ma i figli apprendono da ciò che fanno i genitori, e non da quello che dicono. Ma quanti genitori sono oggettivamente un esempio, sul piano alimentare, per i propri figli? Prima regola, dunque, la coerenza. I bambini assorbono dalle nostre abitudini, ed è il motivo per il quale sarebbe opportuno interrogarsi sul modo in cui noi stessi viviamo l’alimentazione, sul piano prettamente nutritivo, ma senz’altro anche su quello cognitivo ed emotivo. Che il cibo sia un piacere spesso dettato dal gusto è un dato di fatto, ma se per il genitore in primis è anche motivo di malessere o di compensazione, se viene utilizzato come modalità per gestire emozioni o se è vissuto in maniera poco flessibile si corre il rischio di trasmettere certi schemi anche ai nostri piccoli.

Per quanto riguarda il gusto, è un senso che si costruisce e che si può direzionare fin da subito. Insegnare ai bambini ad essere curiosi sperimentando, assaggiando, senza essere schizzinosi e selettivi è l’unica soluzione per cercare di garantirgli un’alimentazione varia. “Ma mio figlio non mangia niente, non vuole assaggiare, rifiuta determinati alimenti”. Si chiama “neofobia”, ed è un meccanismo assolutamente naturale.

Si tratta della “paura del nuovo” o semplicemente del sui rifiuto, o di alimenti con gusti particolari (in periodi di vita successivi, invece, il rifiuto di un cibo può essere guidato dalla costruzione della propria autonomia, per settare i limiti, giocando a “sfidare” il genitore). La soluzione può essere riproporre il cibo in maniera serena, senza “imporre”, cercando di non forzare, semplicemente proponendolo in maniere diverse (senza “nasconderlo” in altri cibi, in questo modo infatti il bambino assumerà il cibo ma non imparerà mai ad apprezzarlo e ad “accettarlo”). Possono essere necessari anche 10/15 tentativi, dunque è d’obbligo armarsi di pazienza (perseverare serenamente senza perdersi d’animo è difficile, ma è necessario per educare un figlio). Ricordiamoci inoltre che i bambini possono essere incuriositi dai colori, dai sapori, dalle preparazioni, dalle storie e dagli aneddoti che raccontiamo loro a proposito degli alimenti che assumono, ma quando sono piccoli a loro poco interessa di cosa “faccia bene” o meno. Non è necessario fossilizzarsi su determinati cibi: la scelta ad esempio degli ortaggi è molto vasta, e se il bambino ne rifiuta alcuni sarà possibile sperimentarne tanti altri.

Oltre a questo, non è funzionale far diventare la tavola un campo di battaglia: sia nell’approccio con loro, sia tra i genitori stessi. Lasciamo fuori dalla cucina le ansie, i nervosismi ed i litigi.

Altrettanto poco utile è utilizzare il cibo come premio o associarlo all’idea dell’appagamento emotivo (sostituendo ad esempio un abbraccio o un’ora di giochi insieme con un dolce o quant’altro). Nemmeno promettere “qualcosa di buono” se il bimbo finisce qualcosa di “meno buono”. Questo non farà altro che alimentare il divario tra “cibo cattivo” (la cui assunzione deve dunque essere premiata per lo sforzo) e cibo buono (il premio “goloso”).

Un altro obiettivo importante è cercare di insegnare ai figli a sintonizzarsi sui propri naturali meccanismi di fame e sazietà, senza obbligarli necessariamente a finire il piatto: se un bambino dice “basta” nella stragrande parte dei casi è sazio, e dunque è inutile e controproducente imporgli altro cibo; facciamo in modo che impari ad autoregolarsi ascoltando il proprio interno, senza essere influenzato da imposizioni esterne.

Infine, la regola più importante: mai proibire certi cibi, specialmente quelli appetibili. Vietare determinati alimenti (oltre ad essere poco sensato sul piano della salute, visto e considerato che ben sappiamo quanto sia la dose a fare il veleno, e che nessun cibo faccia male a prescindere) può far scaturire infatti il meccanismo disfunzionale della reattanza psicologica, per cui qualcosa che ci viene proibito diventa magicamente più desiderato, e dunque il rischio diventa che il piccolo utilizzi le occasioni in cui non vi è il “controllore” per eccedere e perdere il controllo.

Educazione alimentare nei bambini, traiamo le conclusioni

Educazione alimentare bambini

L’educazione alimentare dei figli, specialmente nell’approccio col cibo, è un processo complesso ed “in fieri”, dunque si ritiene necessaria la collaborazione di tutti gli adulti di riferimento (genitori, parenti prossimi ed altri educatori, ad esempio le maestre). Non possiamo e non dobbiamo dare regole, ma è importante tracciare  insieme un percorso di coscienza insegnando la moderazione, l’equilibrio e la varietà cercando di farli crescere persone consapevoli, attente, informate e con adeguata capacità critica (sia nei confronti del marketing, che delle “spinte” dei propri coetanei), flessibili artefici della propria individualità e della propria alimentazione e non succubi di un strategie di mercato orientate alla mera vendita o passivi esecutori di rigide regole da cui scappare alla prima occasione, ricordando di dare al cibo il ruolo che ha (di nutrimento ma anche di piacere e di salute) senza permearlo di ambiti che non gli appartengono.

E riprendendo in ultimo la frase di apertura dell’articolo: l’educazione alimentare dei bambini non deve essere una “lotta” contro di loro, ma deve diventare un percorso, CON e PER loro.

Della Dott.ssa Carolina Strada

carolinaSono una psicologa esperta in comportamento alimentare, mi occupo di benessere ed equilibrio a 360° tra il corpo e la mente, aiutando ad ottimizzare le risorse e a trovare le strategie per vivere serenamente.

Scopri il sito di Carolina: carolinastrada.it
Vai sulla sua pagina FB

 

 

 

Approfondisci le conoscenze su "Strategie alimentari" con:

Project Nutrition

Project Nutrition

Libro sull’alimentazione

 36,90 Acquista

Un libro sull’alimentazione che non vi vuole vendere nessuna dieta. La composizione corporea è Continua a leggere…

Questo sito web utilizza i cookie e consente l’invio di cookie di terze parti. Premendo il tasto OK o compiendo una qualunque azione all’interno del sito web accetterai l'utilizzo dei cookie. Per saperne di più su come modificare o negare l’utilizzo dei cookie consulta la nostra: Privacy policy

OK