Lesione cuffia dei rotatori: cause, sintomi ed esercizi

La lesione della cuffia dei rotatori è una delle problematiche più frequenti che colpiscono l’articolazione della spalla. Tale evento può colpire sia sedentari che sportivi, e può manifestarsi con spettri di gravità differenti e in seguito a cause di varia natura. In questo articolo impariamo a conoscere meglio questa condizione patologica così comune, ponendo solide basi teoriche per comprendere a fondo quali possano essere le strategie di trattamento in vista della guarigione.

Cos’è la lesione della cuffia dei rotatori?

Per comprendere cosa sia una lesione della cuffia dei rotatori è bene aver chiarito in primis cosa si intende per “cuffia dei rotatori”. La cuffia dei rotatori è un complesso anatomico composto da quattro muscoli distinti, i quali, all’interno di un’articolazione molto più mobile che stabile, svolgono un ruolo fondamentale nel garantire compattezza tra le superfici articolari e funzionalità al movimento.

Secondo la letteratura la cuffia dei rotatori è un insieme di quattro muscoli:

  • Sovraspinato, un abduttore ed extrarotatore secondario dell’omero, (statisticamente il tendine della cuffia dei rotatori in assoluto più lesionato)
  • Infraspinato (o Sottospinato), un extrarotatore dell’omero
  • Piccolo rotondo, un extrarotatore dell’omero
  • Sottoscapolare, un intrarotatore dell’omero
Cuffia dei rotatori
Da sinistra verso destra: muscoli sottoscapolare, piccolo rotondo, infraspinato, sovraspinato

Un ulteriore muscolo può di diritto essere considerato appartenente a questo complesso anatomico se ne analizziamo decorso e funzionalità. Stiamo parlando del capo lungo del bicipite che, originando dalla fossa sovraglenoidea della scapola e passando all’interno del solco intratubercolare, abbraccia letteralmente la testa dell’omero, contribuendo a stabilizzarla nella glena della scapola attraverso la sua contrazione nei movimenti articolari.

Bicipite brachiale
Muscolo bicipite brachiale (capo breve a sinistra, capo lungo a destra)

I tendini dei muscoli appena citati, a seguito di traumi o ripetuti stress esterni che superano le attuali capacità di carico tendinee, possono andare in contro a lesioni tissutali. Tutti i tendini dei muscoli della spalla facenti parte della cuffia dei rotatori possono andare incontro a lesione in risposta a stress lesivi sia nel breve che nel lungo periodo, ma tra tutti il sovraspinato è il muscolo in assoluto più colpito.

Muscolo sovraspinato

In letteratura sono state proposte diverse classificazioni riguardo alle lesioni della cuffia dei rotatori, che ne suddividono le tipologie in base al meccanismo lesivo (con trauma o in assenza di trauma), al numero di tendini coinvolti, o alle dimensioni del danno tissutale.

Comunemente queste sono classificate prendendo in considerazione la vastità della lesione stessa. Questa infatti può essere:

  • Parziale, quando solo una parte di un tendine va incontro a un danno e la sua continuità anatomica viene preservata.
  • Massiva (detta anche “totale” o “a tutto spessore”), quando vi è la perdita di continuità di uno o più tendini.

Alcune classificazioni considerano una lesione massiva di cuffia come un danno tissutale di almeno 5 cm sia sul piano antero-posteriore che su quello medio-laterale, mentre altre propongono una classificazione basata sul numero di tendini coinvolti, identificando 5 pattern lesionali (dal tipo A al tipo E) e suggerendo che sia necessaria una lesione completa del sottoscapolare o di almeno tre muscoli della cuffia per causare un marcato deficit funzionale della spalla.

Col passare del tempo, lesioni di piccole dimensioni possono ingrandirsi e determinare un aumento della sintomatologia e una diminuzione della funzionalità dell’arto.

La lesione della cuffia dei rotatori può inoltre essere di tipo traumatico, quando associata un evento preciso, che può essere il sollevamento di un sovraccarico eccessivo o un incidente con associate problematiche come la lussazione di spalla o di clavicola, oppure di tipo degenerativo (più frequente), quando il tendine va incontro a lesione in conseguenza di un periodo più o meno prolungato di alterata funzionalità tendinea dovuta spesso a carichi mal dosati che portano i tessuti tendinei a degenerarsi, indebolirsi e inevitabilmente a lesionarsi. Ad oggi non esiste tuttavia un consenso su quale sistema di classificazione sia più adeguato.

Lesioni cuffia dei rotatori: quanto sono diffuse?

Le lesioni della cuffia rappresentano una delle principali cause di disabilità a livello della spalla, la cui prevalenza aumenta col progredire dell’età, superando il 50% dopo i 60 anni, e l’80% dopo gli 80 anni (in quest’ultimo caso, inoltre, nella metà dei casi parliamo di lesioni massive).

Negli anziani circa il 70% dei dolori di spalla è dovuto a problematiche di cuffia mentre l’incidenza è relativamente bassa prima dei 40 anni, infatti anche importanti traumi di spalla in soggetti giovani e in salute sembrano produrre maggiormente lesioni legamentose e fratture piuttosto che lesioni di cuffia.

Sintomi lesione cuffia dei rotatori

La sintomatologia provocata dalle queste lesioni è molto variabile: alcuni individui riferiscono solo un lieve dolore senza alcun tipo di deficit funzionale, altri provano forte dolore, debolezza e disabilità importante.

Nei casi più gravi di lesione della cuffia dei rotatori abbiamo perdita di forza e limitazione cospicua delle attività di vita quotidiana svolte con l’arto superiore. In letteratura non è ancora chiaro se vi sia una correlazione tra le dimensioni della lesione e la presenza e intensità dei sintomi, in quando sono emersi risultati contrastanti in diversi studi.

Dolore di spalla

Generalmente il dolore in questi casi è sordo e ben localizzato anteriormente o posteriormente alla spalla, e associato al movimento. Tra i movimenti che più spesso generano dolore abbiamo l’abduzione e la flessione, con l’omero portato sopra la testa, l’estensione (mentre per esempio si indossa un cappotto), o l’adduzione orizzontale.

Esiste tuttavia un’alta percentuale di soggetti che, nonostante presentino lesioni tendinee visibili alla RM, risultano asintomatici, a conferma dell’elevata capacità di adattamento delle strutture della spalla.

Cause della lesione alla cuffia dei rotatori

L’origine delle lesioni tendinee della cuffia dei rotatori può essere acuta o cronica/degenerativa.

Cause traumatiche

Il quadro acuto rappresenta spesso la diretta conseguenza di un meccanismo traumatico, è più frequente nei giovani e porta spesso ad una perdita di funzionalità immediata. Traumi dei questo tipo possono essere rappresentati, per esempio, da una lussazione di spalla, nella quale la fuoriuscita della testa dell’omero dalla glena della scapola può comportare una lacerazione dei tendini posti nelle vicinanze delle superfici articolari. Inoltre, anche il sollevamento di un carico eccessivo senza un adeguato riscaldamento e in assenza di strutture anatomiche preparate può comportare una lesione della cuffia dei rotatori.

Cause degenerative

Insorgenze croniche degenerative, tendono ad affliggere maggiormente gli anziani o soggetti con storia di ripetute attività overhead. In questo caso la sintomatologia insorge gradualmente, è più blanda ed insidiosa e la perdita di funzione è meno marcata.

La degenerazione della cuffia è spesso secondaria a un sovraccarico tendineo, dove i tendini vengono sottoposti ripetutamente a stress più elevati rispetto alle proprie capacità di carico (dovuti per esempio a lavori pesanti o allenamenti mal programmati) andando incontro a processi degenerativi tissutali basati su uno stato degenerativo cronico che alla lunga indebolisce ed altera la matrice tendinea, rendendola più soggetta a lesioni.

Tendinopatie

Altro fattore molto importante in questo contesto è il fisiologico processo di invecchiamento (con l’avanzare dell’età, infatti, i tessuti tendinei diventano più deboli e suscettibili agli stress esterni). In alcuni casi le lesioni possono essere la conseguenza di processi tendinopatici in fase avanzata.

Un deficit cronico della cuffia dei rotatori può essere inoltre associato ad infiltrazione di tessuto adiposo nel tessuto, atrofia dei muscoli coinvolti ed instabilità gleno-omerale dovuta a migrazione superiore della testa dell’omero. La patogenesi nelle rotture degenerative è quindi multifattoriale e l’invecchiamento è probabilmente il fattore più importante; sono stati tuttavia identificati diversi  altri fattori di rischio tra cui:

  • Fumo
  • Ipercolesterolemia,
  • Ipovascolarizzazione tendinea
  • Fattori alimentari
  • Fattori anatomici (morfologia articolare)
  • Fattori genetici

In uno studio è stato riportato che più del 70% delle lesioni si verificano in persone sedentarie che non svolgono lavori pesanti. La maggior parte di queste lesioni non guarisce totalmente a livello tissutale, ma nonostante ciò i sintomi tendono spesso a regredire dopo qualche mese, e nella maggioranza dei casi è possibile raggiungere (attraverso un adeguato trattamento) una buona funzionalità della spalla in assenza di sintomi, o con sintomatologia lieve.

Diagnosi e test per le lesioni della cuffia dei rotatori

Le indagini strumentali come l’ecografia la risonanza magnetica e le radiografie possono servire a confermare il sospetto clinico di lesione della cuffia dei rotatori e ad escludere altre cause di sintomatologia alla spalla.

Fondamentale sarà inoltre la valutazione e diagnosi clinica basata sulla storia e anamnesi del soggetto, e su diversi “test ortopedici”. Nonostante l’affidabilità di tali test sia stata messa in forte discussione dalla recente letteratura, un loro utilizzo razionale e contestualizzato può rappresentare un’importanza strumento diagnostico. Alcuni dei test che possono essere utili in questo senso sono i seguenti:

  • Segno dello Shrug
  • Lateral jobe
  • External Rotation Lag Sign
  • Belly press
  • Bear Hug
  • Drop Arm Sign

Se sono presenti questi 4 fattori simultaneamente, inoltre, vi è una probabilità superiore al 90% di avere una lesione massiva della cuffia dei rotatori.

  • Avere più di 60 anni di età
  • Dolore e/o debolezza alla rotazione esterna di spalla contro resistenza
  • Presenza di arco doloroso (tra i 60°/70° e i 120° di abduzione di spalla)
  • Drop Arm Sign positivo

Riguardo agli esami strumentali diagnostici è fondamentale sottolineare come la letteratura riporti tendenzialmente una scarsa correlazione tra l’intensità del dolore e la patologia tendinea.

In parole semplici, questo significa che non sempre un “brutto” quadro ecografico con tendini molto degenerati può essere correlato ad un dolore severo e che, viceversa, talvolta un quadro tendineo buono o privo di alterazioni importanti può comportare comunque un dolore maggiore.

Inoltre, come per altre regioni anatomiche, anche qui vi è un’alta presenza di alterazioni tendinee nei soggetti privi di dolore. Lesioni atraumatiche (assenza di trauma) dei muscoli della cuffia sono pertanto riscontri molto frequenti negli esami diagnostici, e vengono spesso malinterpretati, generando ansia e preoccupazioni prive di fondamento.

Chi legge di avere una rottura del sovraspinato, infatti, tende spesso ad immaginare questa rottura come una “corda sfilacciata”, pensando così che tale muscolo risulti ormai inutilizzabile e che il dolore rimarrà finché sarà presente questa rottura.

Grazie alla letteratura sappiamo però che (come abbiamo visto in precedenza) le strutture muscolo-tendinee della cuffia dei rotatori sono organizzate in modo da riuscire a “bypassare” lesioni dei muscoli che la compongono nella maggioranza dei casi, garantendo una ottima funzionalità della spalla anche in presenza di queste nella maggior parte dei casi. 

Lesioni cuffia

A conferma di ciò vi è il fatto che lesioni del sovraspinato e di altri muscoli della cuffia sono frequenti in individui che non presentano alcun dolore di spalla (anche in individui che praticano sport ad alti livelli). Per rendere meglio l’idea, quindi, piuttosto che immaginare una lesione del sovraspinato come una corda sfilacciata, parrebbe più sensato immaginarla come una coperta con un piccolo “foro”, che non inficia quindi sulla sua funzionalità.

Le lesioni o degenerazioni tendinee della cuffia in alcuni casi (specialmente in caso di lesioni degenerative di dimensioni ridotte) vanno considerati “segni del fisiologico invecchiamento” esattamente come il capelli bianchi o le rughe sulla pelle.

Cura e terapia per le lesioni della cuffia dei rotatori: cosa fare?

Il trattamento più opportuno per le lesioni della cuffia dei rotatori dipenderà inevitabilmente da fattori quali l’età del soggetto, il meccanismo lesivo, l’entità della lesione, il quadro funzionale, le richieste funzionali, la concomitante presenza di altre patologie ecc…

Ad oggi questa condizione può essere trattata mediante vari approcci, e il trattamento solitamente proposto è di tipo “conservativo” o “chirurgico”. Nel secondo troviamo un intervento di riparazione tendinea, mentre l’approccio conservativo è basato sull’esercizio terapeutico volto in primis al recupero funzionale dei muscoli della cuffia dei rotatori, dei muscoli periscapolari e del deltoide (così da stabilizzare l’articolazione gleno-omerale e ottimizzare la funzionalità della spalla), includendo al bisogno modifiche delle attività quotidiane finalizzate a minimizzare rischi di futuri infortuni ed eventualmente ad esercizi di stretching capsulare e mobilità attiva.

Normalmente il percorso riabilitativo si divide in tre fasi: una prima fase con enfasi sul recupero della mobilità della spalla, una seconda fase con enfasi sul rinforzo muscolare ed infine una terza finalizzata al recupero funzionale specifico della spalla.

Quale è dunque il trattamento più appropriato nella gestione delle lesioni tendinee della cuffia dei rotatori? Parliamo di un argomento molto dibattuto in letteratura. Partiamo premettendo che risultati positivi sono stati riportati sia per l’approccio conservativo che per quello chirurgico.

Negli ultimi anni si è statisticamente evidenziato un incremento di casi di pazienti sottoposti a intervento chirurgico di riparazione tendinea. Nonostante ciò, numerosi studi hanno mostrato (pur evidenziando la necessità di ulteriore letteratura a riguardo), che l’efficacia dei due approcci si può considerare pressochè sovrapponibile nella maggior parte dei casi.

Nel valutare il miglior percorso terapeutico vanno tenuti in considerazione, da un lato, i rischi intra e post-operatori connessi all’intervento chirurgico e la possibilità di fallimento dello stesso con ri-lesione del tendine suturato, e dall’altro l’eventualità di progressione della lesione in seguito al trattamento conservativo (è stato mostrato come esista una non trascurabile tendenza di alcune lesioni, in particolare di origine degenerativa, ad ingrandirsi e progredire naturalmente).

Il trattamento chirurgico ha invece mostrato risultati migliori rispetto al conservativo nei casi di lesioni traumatiche della cuffia, specialmente in soggetti giovani e attivi.

Fattori importanti da considerare riguardo alla più corretta scelta terapeutica sono anche il fatto che sembra che lesioni di dimensioni maggiori siano più soggette a fenomeni degenerativi e che questi siano correlati ad outcome post-operatori peggiori e a maggior rischio di fallimento dell’intervento chirurgico.

Inoltre, la percentuale media di ri-rottura tendinea nei 3 anni successivi all’intervento è stimata tra il 20-80%. Fattori come l’infiltrazione intramuscolare di tessuto adiposo, presente spesso in lesioni di vecchia data, rappresentano fattori prognostici negativi per la buona riuscita dell’intervento chirurgico.

Risulta dunque di fondamentale importanza identificare i fattori di rischio che predispongono al fallimento dei vari trattamenti e quantificare gli eventi avversi connessi ad entrambi gli approcci. Vista la possibilità di degenerazione della lesione e i migliori risultati della chirurgia in lesioni di tipo traumatico, la letteratura suggerisce di prendere precocemente in considerazione l’intervento chirurgico nei soggetti giovani, sintomatici, con lesioni traumatiche a tutto spessore e con alte richieste funzionali.

In tutti gli altri casi, data la apparente sovrapposizione di efficacia del trattamento conservativo e chirurgico, è consigliabile intraprendere in un primo momento l’approccio conservativo (purchè questo sia attivo e basato sul movimento e sull’esercizio progressivo) e considerare quello chirurgico solamente in un secondo momento in caso di progressione della lesione con acutizzazione della sintomatologia algica e/o importanti deficit funzionali.

Esercizi efficaci per rinforzare la cuffia dei rotatori

Abbiamo parlato di trattamento conservativo basato sull’esercizio. Analizziamo dunque alcuni esercizi che potranno essere utili in questo contesto. La premessa importante è che il grado di difficoltà ed intensità di questi esercizi deve necessariamente essere stabilito e regolato in base alle caratteristiche del soggetto e alle sue attuali capacità funzionali.

Partiamo col dire che i muscoli della cuffia dei rotatori sono attivati durante la quasi totalità degli esercizi della parte superiore del corpo, con la funzione principale di stabilizzare la testa omerale durante i vari movimenti.

In particolare, gli extrarotatori omerali (infraspinato, piccolo rotondo, fasci posteriori del sovraspinato) sono fortemente attivi nel garantire funzionalità alla spalla durante i sollevamenti dell’omero (per esempio nelle Alzate Laterali), ma anche nello stabilizzare posteriormente la testa dell’omero anche durante movimenti di spinta come i Push Up, la Panca Piana, le Alzate Frontali e il Lento Avanti.

Panca piana con manubri

Il sottoscapolare invece, è ugualmente attivo nel garantire gli importanti movimenti di scivolamento inferiore durante l’abduzione omerale, e viene coinvolto inoltre durante i movimenti di estensione di spalla, nello stabilizzare anteriormente la testa dell’omero. Tradotto nella pratica in palestra, parliamo in questo caso di esercizi di tirata come la Lat Machine, le Trazioni, il Rematore, il Pull Down e il Pulley.

Trazioni alla sbarra

Gli esercizi citati saranno quindi allenanti per la cuffia, poichè questi muscoli saranno attivi per dare stabilità e congruenza alla spalla. In questo contesto sarà importante variare il ROM e i piani di movimento al fine di allenarla al meglio e in diversi angoli. Abbiamo tuttavia la possibilità di attivare selettivamente questi muscoli attraverso esercizi più specifici.

Come allenare dunque la cuffia dei rotatori in modo selettivo? I classici esercizi specifici per la cuffia dei rotatori si dividono essenzialmente in due categorie: una mirata al rinforzo dei muscoli extrarotatori sovraspinato, infraspinato e piccolo rotondo, e una mirata al rinforzo del muscolo sottoscapolare (intrarotatore). 

Questi esercizi possono essere eseguiti senza sovraccarico o con un sovraccarico generato da manubri o da elastici. In base al livello funzionale e agli obbiettivi si potrà optare per contrazioni isometriche o per contrazioni concentriche ed eccentriche.

Esercizi per gli extrarotatori

Per quanto riguarda gli esercizi per i muscoli extrarotatori, i più famosi sono quelli che prevedono un movimento di rotazione esterna contro gravità, nei quali richiediamo un movimento di rotazione esterna dell’omero, mantenuto in asse, priva di compensi, senza quindi spostare il gomito anteriormente o posteriormente. Si potrà eseguire questi esercizi da seduto con il gomito appoggiato su un rialzo, o da prono, sempre con il gomito appoggiato. Importante sarà mantenere un movimento controllato, assicurandosi che il movimento sia una rotazione esterna pura dell’omero in assenza di compensi.

Anche mediante l’utilizzo di un elastico è possibile eseguire delle extrarotazioni contro resistenza, con l’omero posizionato in diverse posizioni. L’esecuzione più classica e conosciuta è quella eseguita con il braccio mantenuto lungo il fianco. In questo caso il consiglio è quello di stabilizzare correttamente la scapola, e di eseguire un movimento di rotazione pura, con il gomito che non si deve spostare. Per aiutarci ad evitare compensi, è possibile posizionare un asciugamano tra il busto e il gomito. Oltre a neutralizzare i compensi, sembra che tale accorgimento aumenti l’attivazione dei muscoli extrarotatori.

Sempre con l’utilizzo di un elastico, il consiglio è di variare anche l’angolo di lavoro, ossia spostarci per esempio lungo il piano frontale, posizionando il gomito sollevato in appoggio su un rialzo posto di fronte a noi, oppure di fianco a noi (seguendo in questo caso il piano sagittale). In questo modo potremmo fornire stimoli su più direzioni e piani di movimento.

Altri esercizi con elastico possono essere

  • La “camminata al muro” , che associa un movimento di flessione omerale sempre maggiore ad un mantenimento isometrico della rotazione esterna

  • Movimento di spinta unilaterale sopra la testa con associata resistenza elastica per l’attivazione degli extrarotatori. In questo caso il movimento di spinta verticale verrà associato al movimento di centraggio della testa dell’omero, eseguito dai muscoli della cuffia dei rotatori.

Esercizi per gli intrarotatori

Come rinforzare in modo selettivo i muscoli intrarotatori, ed in particolare il sottoscapolare? La letteratura scientifica ci riporta che il sottoscapolare ha un braccio di leva più favorevole (e la sua attivazione è quindi più enfatizzata) quando eseguiamo dei movimenti rotazione interna omerale, con l’omero sollevato (abdotto) di almeno 30°, per cui o sebbene anche le intrarotazioni eseguite con l’elastico col braccio lungo il fianco attivino il sottoscapolare, non sono sicuramente la variante di esercizio migliore per rinforzare il sottoscapolare.

Ci dovremmo concentrare invece su una serie di esercizi che prevedono il movimento di intrarotazione quando il gomito è sollevato, e quindi quando la spalla è abdotta. Abbiamo differenti possibilità:

  • Possiamo eseguire delle intrarotazioni con manubrio dalla posizione supina con l’omero posto a 90° di abduzione, concentrandosi sul mantenere una rotazione pura omerale, senza sollevare il gomito dal suo appoggio.

  • Un’altra variante possibile sono le intrarotazioni eseguite dalla posizione prona.

Ci sono poi degli esercizi con elastico, che possono essere eseguiti alla spalliera con il supporto di una palla per appoggiare il gomito. Dovremo in questo caso posizionarci alle spalle o di fianco a una spalliera, in modo tale che l’elastico ci porti il braccio in rotazione esterna. Da qui saremo chiamati a vincere la resistenza portando in rotazione interna la spalla, attivando così il muscolo sottoscapolare.

Per fornire stimoli differenti e ricondizionare al meglio la matrice tendinea e muscolare del sottoscapolare, il consiglio è anche in questo caso di eseguire questi esercizi in maniera alternata, variando i piani di movimento.

Un’ultima possibile variante per allenare il sottoscapolare è quella isometrica, il cosiddetto “belly press”. In piedi, con una palla posizionata sulla pancia e il gomito mantenuto all’esterno. Da qui andremo a spingere la mano contro la palla, “sprofondando” dentro di essa. In questo modo, se manteniamo il gomito fermo, avremo un movimento di rotazione interna isometrica a carico principalmente del sottoscapolare.

Lesioni della cuffia dei rotatori e palestra: cosa fare e cosa non fare?

La prima premessa da fare è che le lesioni della cuffia dei rotatori atraumatiche non rappresentano di per sé una una controindicazione assoluta all’allenamento con sovraccarichi. A tal proposito è opportuno ricordare che è stato mostrato come in soggetti sani e asintomatici siano presenti lesioni dei muscoli della cuffia dei rotatori nel 20%-50% dei soggetti, in base all’età.

In caso di lesioni della cuffia attualmente asintomatiche non c’è motivo di evitare gli allenamenti in palestra (rispettando il principio della gradualità), mentre in presenza di dolore e/o limitazione funzionale, gli allenamenti e gli esercizi dovranno essere gestiti in modo razionale e adattato al singolo caso. Alcune strategie utili in questo senso, sia in ottica preventiva che riabilitativa, sono le seguenti:

  • Rispetto delle corrette esecuzioni degli esercizi, specie negli esercizi più soggetti al dolore di spalla come la Panca Piana, il Lento Avanti e le Alzate Laterali. Dovranno essere preferite varianti con il più basso fattore di rischio possibile, e sarà fondamentale il costante mantenimento di un corretto assetto scapolare durante gli esercizi.
  • Evitamento/limitazione di linee di movimento dolorose, ricercando temporaneamente piani di movimento e ROM non dolorosi, per poi tornare gradualmente agli schemi motori originali quando il dolore sarà svanito.
  • Evitamento/limitazione di serie a cedimento e/o tecniche ad alta intensità.
  • Rispetto della gradualità nella programmazione e nella progressione dei parametri allenanti, evitando (in casi di dolore) lavori a cedimento e serie lunghe e forzate, prediligendo invece lavori con un discreto buffer.
  • Inserimento di esercizi specifici finalizzati alla correzione delle eventuali disfunzioni articolari e muscolari riscontrate con un’apposita valutazione. Rientrano in questa categoria esercizi di rinforzo/resistenza/performance muscolare (spesso necessari per i muscoli della cuffia dei rotatori e per alcuni muscoli periscapolari come il trapezio medio e inferiore o il gran dentato), esercizi di allungamento muscolare e/o capsulare, esercizi di mobilità ed esercizi di propriocezione.

Un ulteriore consiglio da seguire in questi casi sarà quello di evitare esecuzioni di esercizi che per loro natura hanno un fattore di rischio elevato per le strutture della spalla (come le alzate laterali eseguite in intrarotazione di omero, le tirate al mento eseguite superando la linea del petto e le dip o la panca piana eseguite/a senza stabilizzare le scapole) e che di conseguenza pongono stress potenzialmente lesivi a carico di quest’ultima.

Ciò non vuol dire che tali esercizi debbano essere evitati del tutto, ma solo che bisognerà curare al massimo le esecuzioni, minimizzando i fattori di rischio di infortunio. Rispettando il principio della gradualità dello stimolo allenante e eseguendo gli esercizi in maniera corretta si potranno fornire al complesso muscolare e articolare della spalla stimoli di adattamento positivi ( anche in presenza di “alterazioni strutturali”) così da rinforzarle, aumentarne la resistenza e funzionalità e diminuire la possibilità di recidive future.

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Andrea Gargiulo

Inizio ad allenarmi e a frequentare il mondo della palestra dall'età di 14 anni, maturando nel tempo una passione sempre più grande per l’ambito del fitness e del corpo umano. Subito dopo la maturità scientifica mi iscrivo all’Università degli studi di Padova, in fisioterapia, laureandomi a pieni voti nel 2019. Durante gli studi cresce in me la passione per il mondo della riabilitazione, in particolare nell'ambito dei disordini muscolo-scheletrici, e della pratica basata sulle evidenze scientifiche. Attualmente lavoro a Mestre e sto frequentando vari corsi formativi e master post-universitari. Maggiori informazioni

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