10′ per ESSERE o AVERE

10′ per ESSERE o AVERE

Storie straordinarie di persone comuni. Cosa ci porta a fare quello che facciamo? Cosa ci porta a non smettere di sognare, a non fermarci, fino un giorno a toccare la vetta più alta del podio? Una storia per chi non vuole smettere di guardare avanti.

amodio mattia

Il Girevoy Sport è una disciplina sovietica esportata in tutto il mondo grazie alla moda del Kettlebell. Storicamente fa parte dei 10 sport d’oro russi ma tuttavia è povera perché non è olimpica. Consiste nel sollevare due Kettlebell da 32kg sopra la testa per 10′, chi fa più ripetizioni vince, non si possono appoggiare i pesi per terra.
E’ uno sport di resistenza all’esplosività ma è soprattutto uno sport di resistenza al dolore.
Per questo il Girevoy Sport sarà sempre per pochi, non è spettacolare, non sviluppa muscoli gonfi e squarciati, non vi rende ne più ricchi ne più belli.
E’ ,insomma, uno sport per russi, o almeno fino a ieri lo era perché dal 20 ottobre un italiano ha fatto il nuovo record del mondo nella categoria 85kg.
Il suo nome è AMODIO MATTIA.

Di Amodio Mattia

Ritornando dagli europei…………
La macchina mangia l’asfalto mentre fuori dal finestrino le immagini scorrono come la bobina di un film.
Ritornando dalla Croazia………..
Sembra quasi di sentire il tintinnare delle medaglie in valigia, lo schiamazzare delle persone nel palazzetto dello sport, più ci allontaniamo, più i ricordi di questi tre giorni si fanno vivi.

E’ ora, la sveglia sta suonando, la mente non si è ancora connessa ma la mano sa dove andare a spegnerla nel buio, sono le 5:30 e come tutte le mattine bisogna alzarsi per andare a lavoro. Una città come Milano non dorme mai, una periferia come Sesto San Giovanni ha sempre i suoi operai da vomitare fuori dalle case a qualsiasi ora.
La moca del caffè fischia, Birillo alza la testa e si prepara anche lui per uscire. Sa che lo porto fuori prima d’andare a lavoro, sa che come tutte le mattine, dopo colazione, la routine prevede di portare fuori il cane.
30′ è il tempo che impiego per andare a lavoro in bicicletta. Una volta prendevo la metropolitana ma ero stanco di vedere le solite facce tristi, sguardi spenti di persone già stanche al mattino, occhi che non hanno più luce per sognare.

Non so se dirò a qualche collega che agli europei ho fatto il record del mondo, la prima domanda che ricevo, è quasi sempre: e quanto hai guadagnato?
Quel’è il ritorno economico alle mie fatiche, quanto volgono le mie gocce di sudore?
Sembra che l’unica cosa che interessi sia questa, sembra che il valore delle proprie azioni debba per forza essere quantificato coi soldi.

Non ho guadagnato NIENTE, anzi sono più povero di prima visto che ho dovuto spendere per poter andare, ma veramente ho speso e non ci ho guadagnato?
Veramente quello che mi ha lasciato quest’esperienza, i ricordi, le sensazioni, valgono meno dei soldi del viaggio?

Quanto pesano i propri sogni? Quanto conta lasciare il tuo nome nella storia di uno sport russo?
C’è qualcosa che i soldi non potranno mai comprare.

ESSERE o AVERE , la scelta è tutta qua; possiamo utilizzare il nostro tempo cercando d’accumulare sempre più beni, ci possiamo realizzare sentendoci persone di successo, oppure possiamo passare ore, giorni, settimane, anni, ad allenarci in uno scantinato, in un angolo, sempre con addosso la stessa cintura, con la sola compagnia della magnesite.
Quello che conta è SENTIRSI VIVI e poco importa se quasi nessuno capirà quello che provi, poco importa se tutto quello che hai passato: le mani aperte, le notti interrotte dai crampi alle gambe, si realizzerà in soli 10′ in pedana.

10′ nella vita sono un soffio di vento, ma sono abbastanza lunghi, abbastanza duri e devastanti, da temprarti, da cambiarti per sempre.
Nessuno ci obbliga a farlo, nessuno ci costringe, siamo liberi d’affrontare la fatica ed il dolore, siamo liberi di scegliere se mollare o se rimanere in pedana.
Sono i nostri 10′ , ogni secondo, ogni respiro, ogni battito del nostro cuore, 10′ in cui ci sentiamo vivi perché abbiamo scelto di essere li, abbiamo scelto di lottare e di non mollare.

In quanti possono capire? In quanto possono comprendere che non importa se hai vinto o se hai perso, non importa se e quanto hai guadagnato.
Grazie a questo sport ho conosciuto persone normalissime che hanno fatto cose straordinarie, ho condiviso assieme a loro speranze, fatica e sogni.

Ritornando dagli europei………..
Tutto è rimasto come prima, a Sesto, al lavoro, Birillo si sveglia ancora con la moca del caffè.
Ritornando dalla Croazia……….
Tutto è cambiato perché siamo noi ad essere cambiati, perchè sono solo 10′ ma 10′ che ti cambiano per sempre.

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Andrea Biasci

Andrea Biasci

Professore universitario a contratto all'università Statale di Milano. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

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