Alla scoperta del (VERO) Personal Trainer

Tutti possono dirsi personal trainer. Basta mettersi una maglietta con la scritta e subito si veste questo ruolo. Capiamo invece cosa distingue un VERO personal trainer e cosa bisognerebbe fare per esserlo.

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Perché affidarsi ad un personal trainer? La domanda, che nasce spesso spontanea tra i frequentatori dei centri fitness e di tutti coloro che hanno come obbiettivo quello di migliorare la propria forma fisica, garantisce uno stimolante punto di partenza per scoprire e capire a fondo tutte le sfaccettature di questa professione e chiarire tutti i dubbi che gli gravitano attorno.

Il personal trainer nell’immaginario comune, è il ragazzotto muscoloso che circola per la sala attrezzi, con una maglietta attillata che ne risalta le forme e dietro alla quale troneggia la scritta “Personal trainer” che in qualche modo costituisce sia un riconoscimento per la clientela sia un simbolo di autorità all’interno dell’ambiente, una figura di riferimento al quale domandare consiglio.

E’ bene subito precisare, addentrandoci nel cuore della questione, che il personal trainer è per definizione un allenatore personale ovvero concentrato sull’allenamento della singola persona alla quale dedica un’ora completa della sua giornata e dalla quale riceve un compenso più o meno lauto.

Ben diversa è la figura dell’istruttore di sala che sopravvive ancora in alcune palestre, e garantisce supervisione e assistenza alla totalità della clientela dal punto di vista della corretta esecuzione degli esercizi e della sicurezza in sala pesi ma che non può e non deve occuparsi di un singolo cliente in modo specifico e mirato.

Un’enorme differenza in termini di guadagno e preparazione tecnica necessaria a svolgere l’attività lavorativa.

Tuttavia, nonostante ciò, il personal trainer è diventato un mestiere dalla facile accessibilità e con una scarsa meritocrazia: basta entrare in uno spogliatoio e indossare la maglietta identificativa e magicamente chiunque acquista i super poteri per allenare una persona e dispensare consigli, trascurando però la soggettività del proprio cliente che sotto svariati punti di vista è diverso da tutti gli altri.

Ecco il punto chiave del discorso: la personalizzazione. Fare il personal trainer non significa sempre fare personal training, inteso come allenamento personalizzato, cucito su misura del cliente.

Un programma di allenamento personalizzato non può prescindere da:

  • un fit-check iniziale in cui il professionista raccoglie una serie di informazioni utili alla stesura della scheda di allenamento
  • una valutazione funzionale in cui viene analizzata la postura del cliente e vengono testati forza e flessibilità dei principali gruppi muscolari da allenare

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  • una valutazione iniziale della funzionalità cardiovascolare e una verifica dei risultati
  • una valutazione iniziale della composizione corporea tramite analisi bi e/o tri compartimentale e una verifica dei risultati nei mesi successivi

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  • un’ottima conoscenza della didattica e della biomeccanica degli esercizi grazie al connubio tra scienza e pratica
  • un’ottima conoscenza della fisiologia e della biochimica del corpo umano

Ora che abbiamo chiara la differenza tra fare il personal trainer inteso come indossare una maglietta e limitarsi a caricare e scaricare i bilancieri del proprio cliente e fare personal training inteso come stendere un programma di allenamento personalizzato basato sui punti sopra esposti e che rispetti l’individualità delle persone, torniamo al quesito iniziale per cercare di comprendere perché una persona debba affidare la propria forma fisica a un professionista preparato.

Alcuni studi in particolare ci suggeriscono come la supervisione di un professionista garantisca benefici sia in termini di miglioramenti ottenuti sia di sicurezza e prevenzione agli infortuni.
In particolare nel primo studio riportato sono stati messi a confronto due gruppi omogenei di persone moderatamente allenate al quale è stata somministrata una scheda di allenamento per 12 settimane: al primo gruppo (SUP) è stato assegnato un personal trainer al secondo no (UNSUP).
Dalle conclusioni dello studio si evince come alla fine del periodo di allenamento il gruppo SUP ha ottenuto risultati superiori in termini di aumento di forza allo squat e alla panca. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10862549)

Altri due studi, invece, pubblicati nel 1992 sul Journal of Gerontology e nel 1998 su Sports Medicine mettono in risalto il pericolo del “fai da te” analizzando i dati della percentuale di soggetti infortunati nei campioni analizzati per fasce d’età durante un programma di allenamento autonomo senza la supervisione di un professionista: il 18% dei soggetti tra i 20-35 anni, il 41% dei soggetti tra 49-65 anni e il 57% dei soggetti tra 70-79 anni riportavano lesioni successive a un programma di allenamento “fai da te”.
Affidarsi a un personal trainer, dunque, non significa solo investire soldi sulla propria forma fisica e sulla propria salute a lungo termine ma significa anche risparmiare sulle future cure fisioterapiche per l’infortunio causato dal “fai da te” o dal “io non ne ho bisogno, mi alleno da 20 anni!”.
La tendenza attuale, che partorisce ogni giorno nuove palestre sempre più a bassissimo costo, bassissima assistenza e professionalità purtroppo va nel senso opposto.
Entrare in questi ambienti è come intraprendere un sentiero di montagna senza una bussola, perdersi con la possibilità di farsi male, senza mai raggiungere l’obbiettivo prefissato e con il costante miraggio del risparmio in termini economici.
Dunque, anche nell’allenamento, procuratevi una bussola di buona qualità e raggiungerete la vostra meta.

 Curriculum e contatti del Dr Andrea Roncari