Tricking: un’introduzione

Tricking: un’introduzione

Tricking: un’introduzione

Arti marziali, ginnastica artistica, breakdance fuse e sviluppate in una nuova disciplina.

Tricking

Di Manuel Salvadori

Il tricking non ha una vera e propria definizione che possa essere usata per catalogarlo. Da uno dei suoi divulgatori è stato definito come “un mix estetico di calci, avvitamenti esalti” – dicitura che, nell’immaginario di molti, per diverso tempo è stata data come soddisfacente. Si iniziò a parlare di tricking nei primi anni del 2000, laddove prima ci si era riferiti ad esso come “Extreme Martial Arts” oppure XMA, con primogeniti del calibro di Mike Chaturantabut nelle Open Forms. Le origini possono essere tracciate fino alle decadi ’60-’70 negli USA, dove durante le competizioni di arti marziali nella categoria “forme” fu data una crescente importanza alla componente acrobatica. Attualmente il tricking è un’arte marziale freestyle caratterizzata da calci acrobatici provenienti dalle principali arti marziali (capoeira, taekwondo, etc), elementi della ginnastica acrobatica e movimenti provenienti dalla breakdance, più diverse evoluzioni che oramai possono essere attribuibili esclusivamente ad esso.

Ecco un video esemplificativo girato dalla comunità per rendere l’idea di cosa sia il tricking:

Per tutto ciò che concerne la stilizzazione dei movimenti, a tutt’oggi si parla di una “vecchia scuola”, che dà la prevalenza ai calci ed all’espressione marziale della disciplina, ed una “nuova scuola” basata su diverse variazioini di avvitamenti e tecniche di calci meno marzialmente corrette.

Un “trickzionario” con la maggior parte delle evoluzioni finora codificate può trovarsi al sito http://www.club540.com/tricktionary , anche se è puramente esemplificativo: il carattere freestyle della disciplina conferisce la possibilità di effettuare ogni variazione si desideri di ogni trick particolare.

Le prime generazioni di tricksters (così o anche come “trickers” vengono chiamati i praticanti) hanno visto la prevalenza dell’autodidattica su superfici come prato e cemento, mentre ad oggi stanno nascendo sempre più corsi in giro per il mondo – l’America e l’Australia rappresentano due dei principali fulcri di apprendimento. Nel mondo, oggi, diversi eventi stanno guadagnando sempre più l’attenzione mediatica che meritano: il Red Bull Kick It contest, organizzato nella Corea del Sud, ne è un esempio lampante.

Tricking

Una caratteristica principale di questo sport sono i “gathering”, o raduni, che si organizzano periodicamente in varie parti del mondo e che vedono la partecipazione di atleti provenienti da tutto il globo. In Italia ce ne sono diversi attivi annualmente, ad esempio l’Italian Tricking Gathering a Roma, il WTF Tricking Gathering a Prato, l’SPQR a Roma e così via. A tutt’oggi, il tricking non è ancora disciplina riconosciuta ufficialmente in Italia, nonostante la presenza di numerose comunità nelle varie città principali, ma grazie al lavoro di un gruppo di persone, dell’ASD New Way of Movement e del sito martiartstricking.it, nuove strade sembrano aprirsi presso le federazioni sportive – strade che presumibilmente e speranzosamente porteranno all’identificazione di un percorso comune per la formazione di istruttori e per la definizione di un vero e proprio cammino per chi vuole avvicinarsi alla disciplina. Un importante riconoscimento è venuto grazie al lavoro della UISP, che ha portato il Tricking a partecipare al JamBO 2014 a Bologna e dare l’opportunità ai tricksters di far conoscere la loro disciplina al grande pubblico.

Tricking

Quali sono le basi?

La prima suddivisione che fu effettuata per classificare una sorta di percorso didattico era il riconoscimento di cinque trick base.
Il backflip – o salto mortale, del quale il project inVictus ha già pubblicato un tutorial
– Il 540 kick, proveniente dal Taekwondo;
– Il 360 kick, anch’esso proveniente dal Taekwondo;
– Aerial, o ruota senza mani, importata dalla ginnastica;
– Butterfly kick, importato dal Wushu;
Ciascuno di questi tricks può essere appreso in maniera autonoma guardando i numerosi tutorial online e provando per conto proprio in una palestra o su un bel prato. E’ ovvio però che avere la supervisione di qualcuno più esperto può prevenire i rischi e i problemi che una disciplina così estrema inevitabilmente porta, anche se ai livelli bassi si parla di un tasso di spericolatezza più basso.
Questa è la prima progressione organizzata e pianificata:

Ognuno di questi tricks può essere visionato e studiato sul tricktionary che ho già citato. Non ci sono tricks necessari od obbligatori, siamo ogni volta liberi di scegliere quale deve essere il nostro obiettivo e come procedere per raggiungerlo.

Non sai cos’è il Tricking? Ora non hai scuse!
Vienici a trovare a qualche raduno o ad una delle palestre che ci concedono di allenarci, avrai delle sorprese riguardo ciò che pensi si possa fare e ciò che invece credi sia appannaggio di pochi eletti!

Per ulteriori informazioni contatta Manuel 
(Qui trovi info e contatti)

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