L’importanza di un approccio globale nelle patologie muscolo-scheletriche

L’importanza di un approccio globale nelle patologie muscolo-scheletriche

La maggior parte dei trattamenti riabilitativi mira a curare il sintomo e non la causa portando a risultati positivi a breve termine ai quali seguono, purtroppo, continue recidive. Sono molto frequenti le recidive in seguito ad intervento chirurgico di ernia discale. Sui libri di anatomia la colonna vertebrale è rappresentata con curve fisiologiche sul piano sagittale ed una verticale assoluta sul piano frontale, tali curve sono l’emblema della salute, da ricercare a tutti i costi.

Vengono considerate patologiche tutte le curve che si allontanano dalla fisiologia. E’ per questo motivo che molti trattamenti riabilitativi si focalizzano nel delordosizzare colonne lombari troppo accentuate e lordosizzare colonne verticalizzate con lo scopo di migliorare la sintomatologia. Una colonna “apparentemente” patologica può essere molto più funzionale perché ha trovato la sua armonia.

In realtà la ricerca della causa è molto più sottile e c’è bisogno di un’ attenta valutazione da parte dell’operatore. Non esiste una “ricetta” per curare una patologia, bisogna tener conto dell’individualità posturale: il piano sagittale della colonna è quello della nostra ereditarietà(es.famiglia con tendenza cifotica), il piano frontale è quello della recettività, dei meccanismi del vissuto.

Più di dieci anni fa conobbi Alain Bernard, uno dei più famosi Osteopati che abbiamo avuto in Italia, ebbi la fortuna di ascoltarlo durante la giornata di presentazione del corso di osteopatia e sintetizzo i concetti sopra esposti con due semplici casi clinici:

  • Caso A, 34 anni, bodybuilder da molti anni, addominali in vista e colonna dorsale rigidissima. La sua colonna lombare è in inversione con un recupero del sacro verso l’orizzontalizzazione. Discopatia L5-S1 da tempo…
    Discopatia L5- S1
  • Caso B, 34 anni, commercialista, tipico atteggiamento in chiusura di spalle, ipercifosi dorsale che arriva fino alle lombari, sacro verticale. Discopatia L5-S1.
    Colonna retilinizzata

In entrambi i casi abbiamo due soggetti con la stessa patologia, discopatia L5-S1. Il classico trattamento riabilitativo prevederà antinfiammatori, elettromedicali e successivamente esercizi per delordosizzare nel primo caso (il sacro orizzontale inganna, in realtà la lombare è verticalizzata) ed esercizi per aumentare la lordosi nel secondo caso.

Usciamo per un attimo dai classici schemi e ragionamenti che siamo abituati a fare ed affrontiamo il problema con un occhio diverso….

Sia il bodybuilder che il commercialista oltre ad avere in comune la stessa patologia hanno tutti e due strutture dorso-lombari molto rigide. E’ stato il loro dinamismo, l’aspetto psicomotorio, il carattere, ecc.. a far assumere alla cerniera L5-S1 bisogni diversi. Il bodybuilder si è dovuto adattare con un sacro verso l’orizzontalità (tipico del soggetto dinamico) per riconquistare un pò di dinamismo sulla sua colonna, quindi L5-S1 compenserà tutta la mobilità persa dalle lombari andando al di là delle proprie possibilità (ipermobilità di compenso), questo causerà una radicolite. Nel secondo caso ci troviamo di fronte ad un paziente poco dinamico, chiuso, introverso che passa la maggior parte del suo tempo seduto, utilizzerà la vertebra L5 come vertebra “poltrona”a causa della gravità , sacro verticale (tipico del soggetto statico). E’ un paziente che tutto sommato riesce a vivere discretamente ed abituato alla cronicità del suo dolore nella zona L5-S1. Detto questo, l’approccio sarà completamente diverso e nessun protocollo porterà a risultati duraturi.

Ipotesi di trattamento

Punto cardine dell’intervento sarà l’approccio dell’osteopata che ricercherà attraverso dei test di mobilità vertebrali e fasciali le zone di maggiore restrizione, le quali verranno trattate con tecniche specifiche. Allo scopo di arricchire il piano riabilitativo è possibile ipotizzare l’introduzione di esercizi personalizzati e personalizzabili sul paziente che nascono dall’uso e l’applicazione di un approccio olistico. Riprendendo in esame i casi clinici di esempio precedentemente analizzati si possono ipotizzare alcuni dei numerosi esercizi di cui ci si può avvalere.

Il bodybuilder a causa della eccessiva tensione dei muscoli addominali avrà un diaframma con difficoltà nella discesa. La sua respirazione sarà prevalentemente toracica alta. Questo comporterà delle trazioni continue da parte dei pilastri diaframmatici fino alle zone sovrastanti (D10-D12), questa zona tenderà a verticalizzarsi. E’ un soggetto che probabilmente ha sviluppato molto la sua muscolatura antigravitaria, quindi, sia del tronco che della catena dei muscoli posteriori degli arti inferiori. Per questo motivo possono essere di notevole aiuto tecniche di rilasciamento del muscolo diaframma e posture Mézières per i muscoli della la catena posteriore.

Il commercialista è il tipico paziente in atteggiamento astenico, ginocchia flesse e anche flesse, tensione su psoas e quadricipiti. Il carico è prevalentemente su anche e talloni, durante la marcia tendono a mantenere l’anca flessa perdendo ulteriormente la lordosi lombare. E’ un paziente che ha bisogno di recuperare un po’ di dinamicità. Un lavoro utile è quello in estensione dell’anca (lavoro più propriocettivo che aiuta il paziente a ritrovare il senso della posizione) e di rilasciamento dello psoas.

Tecnica sul diaframma

Il paziente è supino, le mani poste sotto il margine costale, esercitare delle pressioni in senso circolare.

Tecnica diaframma

Tecnica sui pilastri diaframmatici

Il paziente è supino, posizionare una pallina a livello di L1-L2-L3 e massaggiare con dei movimenti circolari. Per trovare il livello giusto considerate che L3 corrisponde anteriormente all’ombelico

Tecnica pilastri del diaframma

Postura Mézières

Paziente supino e gambe a squadra. Lavoro di respirazione.

Postura Mèzieres

Rilasciamento psoas

Attraverso una pallina posta sulla zona dello psoas, massaggiare e contemporaneamente estendere il corpo.

Rilascio psoas

Lavoro propriocettivo in estensione dell’anca

Paziente in decubito laterale. L’operatore estende l’anca in maniera ritmica e controllata. Importante è non potare in iperlordosi la zona lombare.

Lavoro estensione anca

Articolo del Dr Ilio Iannone

Laurea in Fisioterapia, Università degli studi di Roma “La Sapienza”

Diploma in Osteopatia, ICOMM Roma

Mail: [email protected]

 

Andrea Biasci

Andrea Biasci

Professore universitario a contratto all'università Statale di Milano. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

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