Parkour: dove nasce ed il valore del movimento

Indice dell’articolo:

Cos’è il Parkour, da dove arriva, che capacità sviluppa? In questo articolo presenteremo il Parkour, dalle sue origini alle sue prospettive future. Perché non è solo uno sport ma un vero modo di far scorrere fluente ed impetuosa la vita.

parkour

Articolo di Emanuele Snider

Il parkour, o art du deplecement, è una disciplina /metodo di allenamento nato in Francia agli inizi degli anni ’80 ad opera di David Belle e del gruppo Yamakasi (spirito forte in lingua lingala). “Parkour” (parcour, in francese percorso) trae origine dal “parcour du combattant”, il percorso militare utilizzato anche oggigiorno per addestrare e allenare gli eserciti.

Alla base di questa disciplina c’è il movimento, l’adattamento del proprio corpo all’ambiente circostante, sia esso urbano o completamente immerso in natura. Semplificando molto si potrebbe dire che l’obiettivo primario di ogni traceur (colui che pratica parkour) è spostarsi da un punto A ad un punto B superando qualsiasi genere di ostacolo nel modo più efficiente, veloce, sicuro e fluido possibile utilizzando, per farlo, gli schemi motori di base quali correre, saltare, arrampicarsi, camminare in quadrupedia.

Ma gli obiettivi principali possono essere diversi da persona a persona, per molti si tratta semplicemente di padroneggiare il proprio corpo, migliorare la mobilità e l’agilità, per altri è solo uno sport come un altro per rimanere in buona forma fisica, per altri ancora è la possibilità di “ritornare un po’ bambini” e re-imparare a giocare con l’ambiente che ci circonda e alcuni, infine, vivono il parkour come profonda filosofia di vita. (1) Credo però che la maggior parte dei praticanti perseguano una combinazione di questi obiettivi enfatizzando più o meno l’uno rispetto all’altro.

Per quanto riguarda l’allenamento fisico il parkour si basa sul “metodo naturale” sperimentato da Georges Hébert (1875-1957), insegnante di educazione fisica ed ex ufficiale della marina francese.
Durante i suoi viaggi in terre africane Hébert rimase affascinato e impressionato dai fisici molto prestanti e molto abili che le popolazioni indigene possedevano; «I loro corpi erano splendidi, agili e flessibili, abili, robusti e resistenti e non avevano avuto alcun istruttore atletico a formarli, solo la loro vita nella natura.»

Da qui nacque la sua voglia di ideare un metodo di allenamento che puntasse allo sviluppo armonico del corpo e nel contempo preparasse le persone ai “requisiti morali” necessari per la vita.
Lui stesso scrisse: « Il fine ultimo dell’educazione fisica è sviluppare persone forti. In un senso puramente fisico il Metodo Naturale promuove le qualità della resistenza fisica, muscolosità e velocità attraverso esseri capaci di camminare, correre, saltare, muoversi sui quattro arti, arrampicarsi, camminare in equilibrio, lanciare, sollevare, difendersi e nuotare. Nel senso virile o energetico il sistema consiste nell’avere sufficiente energia, volontà, coraggio, freddezza e fermezza. In un senso morale l’educazione, elevando le emozioni, dirige e mantiene la fibra morale in un modo utile e benefico. Il vero Metodo Naturale, in questo ampio senso, deve essere considerato come il risultato di queste tre particolari forze: è una sintesi fisica, virile e morale; che risiede non solo nei muscoli e nel respiro, ma soprattutto nell’energia che viene usata, nella volontà che la dirige e nella sensibilità che la guida ». (2)

Il parkour e la vita

parkour milan monkeys

Nel parkour è infatti ricorrente il motto hébertiano “essere forte per essere utile”, perché la pratica di ognuno non si limiti al miglioramento del singolo, ma al miglioramento della collettività.

Si tratta, quindi, di un allenamento che ha come fondamenta un grosso condizionamento fisico e mentale che permette al corpo di essere pronto a urti, sollecitazioni e situazioni di svariati tipi, intrecciato ad allenamenti prettamente “tecnici” in cui vi è la ripetizione e il perfezionamento di tutti i movimenti che possono essere utili nel superamento di qualsiasi ostacolo.

Aspetto fondamentale è poi la gestione e il controllo della paura, ogni praticante sa benissimo quanto essa sia in grado di limitare e intralciare ogni tipo di movimento, e quando questa viene vinta tutto diventa più semplice e naturale, ostacoli che inizialmente sembravano impossibili ora diventano nuove opportunità lungo un percorso.

Il parkour, inoltre, tocca ogni aspetto della vita di ciascuno. “Molti lo chiamano ‘avere gli occhi aperti’. I praticanti iniziano presto a guardarsi intorno in modo completamente differente e privo di regole. Loro escono ‘dalla scatola’ e scoprono che in effetti non esiste una scatola e non è mai esistita.” (1)

Ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, riguarda le gare e le competizioni.
Nel parkour non esiste la competizione, la disciplina non è nata per mettere a confronto praticanti, non è nata per vedere né chi è più veloce, né chi salta di più, per questo tipo di cose esiste l’atletica.
La sfida è sempre con l’ostacolo e, quindi, con se stessi. La voglia di trovare i propri limiti e superarli, di migliorarsi in qualsiasi aspetto fisico e mentale, questa è la “competizione” nel parkour. E se alle volte l’ostacolo vince, il buon praticante va avanti con determinazione nell’allenamento sapendo che prima o dopo sarà abbastanza forte, agile o veloce per poterlo superare.

Sappiamo di poter superare ogni ostacolo. Non importa se è grande o piccolo.
Se non siamo forti abbastanza diventeremo più forti, se non siamo abbastanza veloci allora diventeremo più veloci, se non siamo bravi abbastanza allora possiamo imparare e migliorare.
Se abbiamo bisogno di tempo, bè finchè siamo vivi ne abbiamo.
(Northern Parkour: The Nature of Challenge)

BIBLIOGRAFIA
1-Edwards D., “Le parkour – an overview”, www.parkourgenerations.com, London 2010
2-Hébert G., “L’Education Physique, virile et morale par la méthode naturelle”, Tome
III, fascicule 2: Grimper Librairie Vuibert, Paris, 1947

Note sull’autore
Emanuele Snider, dottore in Scienze motorie presso l’università degli studi di Milano, praticante di parkour e a breve qualificato A.D.A.P.T. (Art du Deplecement And Parkour Teaching) di 1° livello. Per info e contatti: facebook o email a: e.snider@virgilio.it

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Andrea Biasci

Andrea Biasci

Dott. in Scienze Motorie. Ha insegnato e collaborato con l'università Statale di Milano come professore a contratto. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

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