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Da anni ormai si parla d’allenamento funzionale, ma funzionale rispetto a cosa? Un libro storico della fisioterapia, il Kapandji, s’intitola Anatomia Funzionale. Quando l’allenamento soddisfa la funzione fisiologica del corpo e del suo movimento diventa funzionale, scopriamone i  principi.

Di Chellini Andrea
..le cose più semplici ed efficaci sono sempre sotto i nostri occhi…sta a noi riuscire a coglierle..” questo continuava a ripetermi il mio primo allenatore ormai venticinque anni fa..

E mai quanto oggi questo mantra ci può tornare utile.

Da tempo noi tecnici diciamo che il mondo delle palestre, del body building e del fitness, si sta muovendo verso la pratica di esercizi di una volta – portate al petto, side press, windmill, get up -; ed è vero.
Dopo tanti anni di continuo “martellamento culturale” delle palestre, che ci imponeva l’uso delle macchine e l’isolamento dei gruppi muscolari, stiamo tornando alle origini.
Rimettiamo a lavorare insieme più muscoli, intere catene cinematiche, liberiamo le palestre dalle macchine isotoniche, ci dotiamo di tubi di ferro, trx ed elastici, pavimentazioni dove potersi rotolare..e chiamiamo tutto questo allenamento funzionale.

Complice, si dice, il momento storico di austerità, che si riflette anche nella pratica sportiva, dove si privilegiano allenamenti di una volta, senza troppa tecnologia, un ritorno all’essenza, alla semplicità.

Colonna portante dell’allenamento funzionale è il movimento. Azionare un muscolo, avvicinando origine-inserzione, diventa oggi azionarlo per la sua funzione.
Michael Boyle, autorevole promulgatore del moderno allenamento funzionale, suole scrivere nei suoi libri: “il movimento è la funzione”.

Ecco che qualche anno fa è tornato utile il mantra del mio allenatore… nell’occasione in cui chiunque vuole praticare uno sport, complesso e non, tipo sci, tennis, golf, la prima cosa che fa è prenotare delle lezioni con il maestro di quello sport per imparare i movimenti e gli schemi motori specifici.
E perchè questo non può accadere con i movimenti basilari, tipo il camminare, sedersi, sollevare e tirare un peso, alzarsi da terra? Perchè non avere il maestro che insegna a muoverti?

La risposta era proprio davanti agli occhi, semplice.
La complessità e le difficoltà son state quelle di capire a fondo l’anatomia funzionale, ovvero attribuire ad ogni articolazione e gruppo muscolare l’appropriato livello di stabilità, mobilità, stabilità dinamica, durante ogni movimento preso in considerazione.

Una delle mie soluzioni a queste difficoltà è stata quella di affiancare la fisioterapista che allenavo e sfruttare le sue conoscenze in fase riabilitativa – funzionale da trauma e non, per “girarle” sull’allenamento di prevenzione; quindi la ricerca del massimo rom, mobilità, propriocezione in tonico, sviluppo della forza, connessione e corticalizzazione del gesto motorio.

In sostanza vedere compiere uno schema motorio “semplice” come la camminata, se analizzato a fondo, può rilevare come ci possa essere predominanza di alcuni flessori, errato timing di attivazione motoria e risalire a compensi posturali dovuti magari al lavoro o addirittura allo sport praticato.
Ecco quindi come il movimento se analizzato, codificato e infine allenato può portare a risultati positivi e al raggiungimento di obiettivi agonistici, in quanto i gesti di ogni sport vanno “inseriti” su una base di movimento ottimale.

fms testMa il giusto movimento consente il conseguimento di obiettivi più terreni, quali riuscire a salire sull’autobus senza appendersi alla maniglia, o portare le buste della spesa con la giusta postura, senza affaticarsi, diventando più efficaci.

Ma andando avanti con lo studio e l’applicazione dei test nel mio studio, si osservava in vari clienti, come un movimento errato, anche in piccola parte della catena cinematica, potesse influire sui sistemi muscolare, nervoso e scheletrico, alterandoli, portando come risultato…dolore!

Il movimento è considerato un sistema formato da diversi elementi, ciascuno dei quali svolge una funzione relativamente unica, necessaria per la produzione e la regolazione dello stesso.

Per rendere chiaro e “usufruibile” come il movimento influenzi i tre sistemi di cui sopra è opportuno creare un modello kinesiologico:

-elemento base
-elemento modulatore
-elemento biomeccanico
-elemento di sostegno.

L’elemento base: sistema muscolare e scheletrico
L’elemento modulatore: sistema nervoso
L’elemento biomenccanico: statica e dinamica
L’elemento di sostegno: cardiaco, polmonare e metabolico, ruolo indiretto, finalizzato a creare i substrati e il supporto metabolico richiesto per la vitalità degli altri elementi.

Questo modello base apre la strada ai due modelli di riferimento del movimento:

Modello patokinesiologico

Evidenzia il ruolo di una malattia o di una lesione quali fattori responsabili delle alterazioni nelle componenti del movimento, che quindi ne compromettono l’esecuzione.

Esempio l’artrite remautoide produce lesioni nelle componenti scheletriche e causa alterazioni degenerative delle articolazioni; queste causano disfunzioni (anormalità di un sistema) nel movimento dell’articolazione stessa e quindi, considerando il corpo che si muove integralmente e non a compartimenti stagni, influenza tutto il movimento. Esempio l’artrite alle ginocchia sulla deambulazione, che non può più avvenire in maniera corretta

Modello kinesiopatologico

(Ecco dove nasce moving studio..)

I gesti svolti nell’attività quotidiane possono causare disfunzioni che, a lungo, possono condurre ad uno stato patologico. Necessita quindi la creazione di un modello diverso dal precedente, finalizzato ad evidenziare come il movimento porti alterazioni e anormalità.

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La base di questo modello nasce appunto dall’osservazione che movimenti e posture ripetuti e sostenuti per lungo tempo influenzino il tessuto nervoso, muscolare e coordinativo generale (direzione del movimento)

Nei movimenti umani agiscono forze esterne ed interne, analogamente ai sistemi meccanici.
Basandosi proprio sui sistemi meccanici, la biomeccanica studia e affina la precisione del movimento articolare.

Ogni articolazione possiede il proprio PICR (Path of Istantaneous Center of Rotation) nel corso del movimento attivo. In parole povere consiste nel centro istantaneo di rotazione, il punto preciso in cui un corpo rigido ruota in un preciso istante o più istanti.

La conoscenza del PICR e le sue alterazioni costuiscono a mio parere il presente e il futuro dello specialista dell’allenamento funzionale e del preparatore fisico della strength & conditioning.

Dopo anni che studio il movimento insieme alla fisioterapista (ammetto, una persona fuori dal comune) ci siamo chiesti quale fosse il motivo dell’alterazione del PICR sia nelle comunissime casalinghe, segretarie e impiegati, sia negli atleti di svariati sport, anche professionisti, che seguivo nel mio centro.

Movimenti ripetuti e posture sostenute nel tempo, associate ad attività sportive, ricreative, lavorative, sociali.

Quindi alterazioni – minime, difficilmente rilevabili se non con alcuni test specifici , alcuni messi a punto da noi – del PICR, portano a microtraumi, favorendo nel tempo movimenti compensatori, classificati come disfunzioni del movimento.

Il tutto porta poi nel tempo, e ce ne vuole tanto.. per esperienza, a dolore!
E la casalinga o l’impiegato resteranno fermi col lavoro; lo sportivo professionista diminuisce la capacità di espressione di performance nella skill o peggio…si infortuna.

Quindi sistema muscolare (drastico e rapido adattamento alla domanda di movimento-postura richiesta con adattamento dei sarcomeri);
sistema nervoso (il sistema nervoso non utilizza ciò che non può controllare, quindi muscoli e articolazioni nel tempo sottoutilizzate o fatte muovere con Rom incompleti che portano ad una diminuizione di fusi neuromuscolarti e propriocettori articolari);
sistema statico-dinamico (inversione mobilità con stabilità; aumento flessibilità nelle stabilità,);

Quali sono le soluzioni che abbiamo adottato e sono in costante via di sviluppo?

Accurato esame morfofunzionale statico, dove su tutti i piani rileviamo postura scorretta e tensioni, accorciamenti, retrazioni dei vari gruppi artromuscolari generali e specifici del cliente.

Individuazione delle alterazioni nell’attivazione delle “chain start” muscolari in statica; prezioso e imprescindibile test che consente già dalle prime due settimane di correttivi di ottenere risultati tangibili.

Screening funzionale FMS: test unico e scientifico per rilevare i punti deboli sugli schemi motori di base, come base di capacità per “sostenere” le capacità condizionali e poi la skill specifica, quale che fosse anche portare le borse della spesa della nonnina Pia…

Esame ecografico con adipometro per rilevare e confrontare il test statico e l’FMS tramite stratigrafia muscolare (possibile vedere lo stato di tonificazione ed utilizzo del muscolo specifico).

Tutte queste righe vanno condensate in tre parole:
vuoi vivere bene, senza dolori? Vuoi vincere una gara?
Impara a muoverti.
Dai la giusta funzione ai tuoi gruppi artromuscolari, impara a modularli e gestirli. La forma segue la funzione, la funzione è il movimento..

Nel prossimo potremmo approfondire le Chain Start e poi l’ FMS

Continua…..

Articolo di Chellini Andrea

Per ulteriori informazioni contatta a Firenze il Moving Studio o vai sul loro gruppo FB

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Andrea Biasci

Andrea Biasci

Dott. in Scienze Motorie. Ha insegnato e collaborato con l'università Statale di Milano come professore a contratto. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

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