Esercizio fisico ed Attività fisica nella donna

Esercizio fisico ed Attività fisica nella donna
Esercizio fisico ed Attività fisica nella donna
Introduzione

Nel precedente articolo abbiamo messo in luce come meccanismi fisiologici si manifestino con azioni comportamentali differenti nella donna e nell’uomo in base al numero di sedute di allenamento settimanale. Soprattutto nell’assunzione di cibi ricchi di grassi, la donna si è contraddistinta negativamente shiftando la propria alimentazione in modo scorretto ed inoltre, diminuendo quella che è la sua attività spontanea quotidiana. Questo evidenzia che prescrivere l’esercizio fisico non tendendo conto dell’attività fisica o delle abitudini alimentari di un soggetto, portino inesorabilmente ad alimentare problematiche microfisiologiche che si manifesteranno sfociando in patologie più o meno specifiche. Nonostante siano presenti questi meccanismi è facile intuire che, con un adeguato approccio scientifico, si possano evitare e soprattutto comprendere a pieno, fino a che punto le “compensazioni” del nostro organismo siano problematiche o no.

Da risultato derivato dal primo studio nacque l’idea del secondo, capendo più di ogni altra cosa, che non potevo solo basarmi su una raccolta dati basati su un questionario ma, dovevo sperimentare! Avevo bisogno di trattare un gruppo di persone in modo standardizzato, cosi da poter decidere caratteristiche dell’esercizio, l’intensità, la stagione, l’orario, e soprattutto dare il focus… una specificità! Avendo già indagato un target di popolazione dai 20 ai 35 anni, fu quello di valutare un età più avanzata ove meccanismi fisiologici come la menopausa, influiscono su aspetti comportamentali e, vedere nello stesso momento se i risultati coincidevano con il primo studio cosi da dare tra loro, un supporto scientifico chiaro e convincente reciproco.

Le forme corporee sono infatti legate al rapporto tra ormoni sessuali maschili (androgeni) e femminili (estrogeni). Tale fenomeno diventa evidente nel periodo post-menopausale, nel quale, a causa del calo dei livelli estrogenici, si assiste ad una redistribuzione del grasso corporeo. In condizioni patologiche tali differenze possono esacerbarsi, dando luogo ai due principali tipi di obesità: quella Androide (detta anche centrale, viscerale “a mela”) che si associa ad una maggiore distribuzione di tessuto adiposo nella regione addominale toracica e dorsale; quella Ginoide (detta anche periferica, sottocutanea, “a pera”) che si caratterizza per una distribuzione delle masse adipose nella metà inferiore dell’addome, nelle regioni glutee ed in quelle femorali.

Questo concetto è essenziale poichè la distribuzione di tipo androide e ginoide forniscono un diverso Rischio CardioVascolare (CVR). Le più recenti raccomandazioni provenienti dagli USA suggeriscono periodi regolari di attività con un moderato livello di intensità. Si ritiene che, una camminata a passo sostenuto, sia praticabile per una percentuale molto più elevata della popolazione, poiché può essere ragionevolmente inserito nelle abitudini quotidiane e richiede un minor sforzo fisico ed infatti le attuali raccomandazioni consigliano di camminare di buon passo per 30 minuti almeno 5 volte a settimana.

Se da un lato con l’esercizio fisico si cerca di modificare il bilancio energetico affinché la spesa energetica superi l’introito calorico, dall’altro lato quando si parla di obesità o sovrappeso, uno dei primi concetti che ci viene richiamato alla mente è la somministrazione delle diete a restrizione calorica cosi che un ridotto introito calorico giornaliero possa portare vantaggi sia a livello cardiovascolare che a livello della composizione corporea. Inoltre la spesa energetica che è formata sia dall’attività fisica, definita come l’insieme di tutti i movimenti corporei generati dalle contrazioni volontarie dei muscoli scheletrici che determinano un incremento al di sopra del metabolismo basale[i]sia dall’esercizio fisico che è contenuto nell’attività fisica e racchiude tutta quella serie di movimenti pianificati, strutturati e ripetitivi che hanno lo scopo di mantenere ed incrementare il livello di fitness se da un lato il ruolo protettivo dell’esercizio fisico nei confronti dell’insorgenza di fattori di rischio cardiovascolare si associa ad una buona composizione corporea addirittura con un ruolo maggiormente protettivo rispetto all’attività fisica, dall’altro lato non vi è un’evidenza scientifica concreta che avere uno stile di vita attivo, in assenza di esercizio fisico, possa rappresentare un elemento di vantaggio per tutte le componenti fisiologiche legate al CVR come ad esempio il profilo lipo-plasmatico. Questo avviene in parte perchè un approccio terapeutico integrato, non può far leva solamente su singoli parametri cardiovascolari in quanto bisogna tener conto delle innumerevoli variabili che influiscono su ciascuno di questi. Lo scopo dello studio è stato indagare come l’attività fisica si modifica in presenza di esercizio fisico, come questa agisce sui parametri fisiologici legati al CVR e al profilo lipo-plasmatico e di contro, vedere se e come la pratica di un programma di esercizio fisico influenzi lo stile di vita.

Materiali e Metodi.

Sono state reclutate 40 donne dopo uno screening accurato, di età compresa tra i 50 e i 60 anni sedentarie e in post-menopausa. Le partecipanti sono stati sottoposti ad un controllo iniziale ed un trattamento non farmacologico, consistente nell’introduzione di un regime di esercizio fisico per un periodo di 13 settimane, . Il programma di walking-training a cui sono stati sottoposti i soggetti ha avuto una durata complessiva di 13 settimane. La somministrazione della scala RPE (ratings of perceived exertion) di Borg è stata utilizzata per monitorare l’intensità dell’esercizio. Prelievi ematici e altre valutazioni che illustreremo nella discussione dei risultati sono stati effettuati prima del trattamento e dopo il trattamento con l’esercizio fisico controllato. Inoltre per comprendere meglio alcuni parametri all’interno dei risultati, vengono messi in mostra in questa sezione delle tabelle di riferimento:

Schermata 2015-09-28 alle 08.06.32

Schermata 2015-09-28 alle 08.06.49

Schermata 2015-09-28 alle 08.07.01

 

Rischio cardiovascolare colesterolo

Schermata 2015-09-28 alle 08.07.19

Il bilancio energetico è l’indicatore più accurato delle modificazioni a breve termine dello stato nutrizionale nella quotidianità. Quando un soggetto presenta una composizione corporea con valori di tessuto adiposo al di furoi dei range di normalità vi è la credenza che, sottoporre il soggetto ad una dieta a restrizione calorica limitando esclusivamente l’introito calorico o lipidico, possa migliorare il bilancio energetico negativizzandolo. Il bilancio energetico nel nostro campione è inversamente correlato alle variabili indagate dimostrando che un bilancio energetico negativo è associato ad una cattiva composizione corporea in tutte le variabili dell’adiposità prese in considerazione sia nella quantità di tessuto adiposo che nella distribuzione.

Il Physical Activity Level (PAL), di contro, misura lo stile di vita e viene fuori dall’equazione Energy Expenditure (spesa energetica totale del nostro organismo)/Basal Metabolic Rate (metabolismo di base) e viene calcolato come il rapporto tra il dispendio di energia totale e di energia a riposo nel corso delle 24 ore. La spesa energetica è definita dalla somma di attività fisica ed esercizio fisico, l’inserimento di un programma fisico che consideri anche l’attività fisica quotidiana è determinante per migliorare la condizione di salute individuale e nel nostro campione è emerso che ad un livello attivo è associato una buona qualità delle variabili adipose sia nella quantità che nella distribuzione, un ridotto rischio di sviluppare patologie cardiovascolari ed un ridotto livello di colesterolo totale indipendentemente dal bilancio energetico. Questo significa che se da un lato il bilancio energetico sbilanciato verso un maggior introito calorico favorisce l’accumulo di tessuto adiposo con tutti i rischi che ne conseguono, dall’altro il livello di attività fisica gioca un ruolo protettivo sulla salute cardiovascolare e metabolico. Ovviamente, nel nostro caso la sedentarietà delle donne in studio induce ad articolare l’incremento di intensità e frequenza dell’esercizio fisico nell’arco di molti mesi. E’ ormai noto che l’attività fisica protegge l’insorgenza o ritarda la progressione di patologie cardiovascolari è stato proposto che esso possa giocare un ruolo centrale in modo positivo sul profilo lipo-plasmatico. L’effetto dell’attività fisica sulle HDL è clinicamente rilevante, anche se è minore rispetto all’uso di ipolipemizzanti come ad esempio le statine. Si stima che con un aumento del 0.025 mmol/L di HDL , il rischio cardiovascolare diminuisca del 2% per gli uomini e almeno il 3% per le donne. Uno dei possibili meccanismi proposti per spiegare l’effetto dell’esercizio fisico sul profilo lipidico plasmatico è il suo effetto di incrementare la capacità muscolare di bruciare grassi in quantità maggiore al glicogeno attraverso l’attivazione di un numero superiori di enzimi muscolari deputati al catabolismo dei lipidi[i] inoltre, l’aumento della spesa energetica fa si che quest’ultima modifichi il bilancio energetico.

Dai nostri dati preliminari emerge che un esercizio fisico ad intensità e durata crescente di breve durata (13 settimane) non sembra essere sufficiente a modificare significativamente l’adiposità; in compenso, agisce positivamente sui valori di pressione arteriosa sistolica e riduce il rischio cardiovascolare come confermato dalla letteratura scientifica. Nel nostro lavoro abbiamo voluto verificare il differente effetto del PAL e del bilancio energetico sui valori considerati. Le significatività borderline della riduzione di tessuto adiposo viscerale e dell’incremento de tessuto muscolare tenendo presente che il peso non è cambiato significativamente fanno pensare che ci sia stato un rimodellamento dimostrando che la qualità del peso è importante anche se è alto e che la pratica di esercizio costante modifichi le variabili sopra citate. Inoltre, dato che che sia il bilancio energetico che il PAL hanno effetto sui parametri indagati e vengono influenzati entrambi dall’esercizio fisico ed attività fisica, siamo andati a vedere cosa è accaduto a loro nel post-trattamento.

L’analisi CLUSTER ha distinto due differenti gruppi: GRUPPO 1 (linea blu, BUONI) e GRUPPO 2 (linea verde, CATTIVI) caratterizzati da diversi andamenti della variazione del bilancio energetico e PAL; Di contro, diverso è stato l’andamento relativo al colesterolo totale e alla quota delle LDL (Low Density Lipoprotein). Infatti, il Gruppo 1 che ha presentato un incremento del PAL ed una riduzione del bilancio energetico ha riportato un miglioramento dei parametri emato-chimici appena citati a differenza del gruppo in cui, al termine dello studio, si è assistito ad una diminuzione del PAL ed un incremento del bilancio energetico. Il dato da sottolineare, a nostro avviso, è che, in entrambi i gruppi si sia assistito ad una riduzione del rischio cardiovascolare verosimilmente legato alla diminuzione dei valori della pressione arteriosa e ad una riduzione doppio prodotto (DP) espressione di efficienza cardiaca specificando il consumo di ossigeno del cuore dimostrato nella prova da sforzo post-trattamento. In tale popolazione, infatti, abbiamo potuto verificare un peggioramento dei parametri espressione dell’assetto lipidico. Visto che in entrambi i gruppi il programma di esercizio fisico è stato uguale come confermato dall’aderenza e nessuno dei due ha modificato l’introito calorico, significa che in un gruppo la variazione del bilancio energetico è dovuta alla quota di esercizio fisico, mentre nell’altro la variazione del bilancio energetico è dovuta all’attività fisica. L’inserimento di un programma di esercizio fisico probabilmente ha fatto si che nel Gruppo 2 in cui la variazione del bilancio energetico si positivizza, si riduce il PAL e i valori di LDL sono peggiorati, si sia modificata, riducendosi, l’attività fisica spontanea confermando cosi che è la quantità di attività fisica che influisce positivamente sul profilo lipo-plasmatico.

Quindi la pratica dell’esercizio fisico in soggetti sedentari assicura una modificazione del rischio cardiovascolare e del doppio prodotto indipendentemente dallo stile di vita adottato nelle restanti ore della giornata. Le modificazioni del profilo lipo-plasmatico invece sembrano essere legate alla modificazione dello stile di vita generale ed, al volume totale di movimento. Se, le linee guida internazionali sulla prescrizione dell’esercizio fisico atto a modificare il profilo lipoplasmatico dimostrano che le modificazioni di quest’ultimo non sono legate tanto all’intensità ma soprattutto al volume totale di movimento, un alto volume totale di movimento può essere raggiunto, oltre che con l’esercizio fisico, con un cambiamento dello stile di vita passando da una condizione di “sedentarietà” ad una “attiva” beneficiando delle modificazioni positive fin qua descritte.

Conclusioni

La comprensione dei meccanismi fisiologici e comportamentali che l’esercizio fisico attiva nell’uomo è al centro di numerosi dibattiti scientifici. Con questo studio si è tentato di rispondere alle ipotesi formulate nel razionale del lavoro: nelle donne in post-menopausa la quantità e l’intensità dell’esercizio fisico anche di breve durata, influiscono in modo significativo sul rischio cardiovascolare e la pressione arteriosa sistolica, sebbene, non siano in grado di ridurre e/o modificare l’assetto lipidico. Il volume totale di movimento gioca un ruolo fondamentale e questo può essere incrementato sia con l’esercizio fisico che con un aumento dell’attività fisica. L’inserimento di un programma di esercizio fisico può, come si è visto nel nostro campione, portare ad una riduzione dell’attività fisica spontanea. Questo potrebbe essere spiegato dal fatto che un’ora circa di esercizio fisico al giorno possa in qualche modo giustificare nelle restanti ore della giornata uno stile di vita sedentario o poco attivo. Alla luce di ciò sembra indispensabile monitorare l’attività fisica giornaliera come le faccende di casa, il lavoro e sensibilmente lo stile di vita visto e considerato il loro effetto benefico sul profilo lipo-plasmatico. Questo beneficio sembra accentuarsi con il volume di movimento totale che si svolge. Il programma di esercizio, la programmazione dello studio e la sua realizzazione con diverse figure professionali, è stato senz’altro il punto cardine e la chiave di lettura adeguata a questo progetto di ricerca. Le diverse competenze messe a disposizione da tutti i fautori del progetto ha reso possibile un approccio multidisciplinare alla metodologia della ricerca, dell’intervento ed analisi. La scelta di rilevamento dell’intensità dell’esercizio attraverso la somministrazione della scala RPE di Borg, ha portato vantaggi in due principali necessità, una di origine metodologica ed una di origine pratica. Partendo da quella metodologica annoveriamo il fatto che durante il programma di esercizio fisico, se fosse stato usato un comune cardio-frequenzimetro, la visione da parte dei soggetti dell’alterata frequenza cardiaca sul display dovuta allo sforzo, sarebbe potuto essere un fattore limitante alla prestazione delle partecipanti in questione. In seconda istanza, durante il test da sforzo massimale iniziale su cicloergometro, l’interruzione della prova, era determinata proprio dal raggiungimento del punteggio Borg di 19 passando attraverso tutte le sensazioni soggettive di fatica che servivano a raggiungerlo così che la presa di coscienza della scala di Borg, in cui ogni punteggio è correlato alla frequenza cardiaca e validato scientificamente, avvenisse in modo del tutto automatico in modo da istruirle per quella che poi sarebbe stata l’intensità del trattamento. Inoltre la scala di Borg risulta essere più accurata ed efficace in caso di soggetti beta-bloccati, derivante dal fatto che in questi ultimi la frequenza cardiaca sarebbe tenuta bassa proprio dai farmaci. La ragione invece di origine pratica risiede nel fatto che la strumentazione più economica per determinare l’intensità durante l’esercizio è proprio la scala di Borg che ha il solo costo delle stampe cartacee per la visualizzazione della scala. Essendo un campione di 37 partecipanti, il rapporto costo/efficacia della scala di Borg ha fatto si che la scelta cadesse su quest’ultima. Inoltre durante la progressione e la periodizzazione dell’esercizio la scala di Borg ha permesso in tempi brevissimi, praticamente nulli, un processo di auto-setting dello step successivo della progressione senza ri-calcolare eventuali parametri numerici che, in caso di utilizzo di cardio-frequenzimetro, sarebbero stati fondamentali ed indispensabili.

L’utilizzo di apparecchiature come il Senswear Armband (per la misurazione dell’attività fisica quotidiana) ha fatto si che si avesse una corretta determinazione della spesa energetica giornaliera (EE), che confrontata con i risultati dell’Energy Intake ricavati dall’anamnesi alimentare ha reso possibile avere un quadro ben definito del bilancio energetico e del programma motorio da impostare. Inoltre nell’età adulta, le donne spendono meno energia rispetto agli uomini, pur essendo comunque impegnate in attività domestiche o lavorative che richiedono uno sforzo intenso. Le cause possono essere molteplici, ossia l’età, il ruolo sociale ed i numerosi schemi ambientali. Gli studi epidemiologici evidenziano che è maggiormente colpita la popolazione con la condizione socioeconomica e culturale più bassa. Molto probabilmente, la consapevolezza del beneficio insostituibile apportato da una costante attività fisica, inteso come parte attiva di una terapia non farmacologica nella prevenzione primaria e secondaria delle patologie cardiovascolari non è stata ancora completamente capita e recepita dallo stesso mondo femminile.

Dott. Emanuele D’Angelo PhD in Scienze Biomediche, Citomorfogiche e Motorie, Chieti (Abruzzo)

[email protected] +393286779567

 

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