Conosciamo le prove dello Strongman (Parte 2)

Conosciamo le prove dello Strongman (Parte 2)
project invictus acropoli logo

Rivista + Dirette.

Migliora te stesso con basi scientifiche.

Acropoli Project Invictus Rivsita e Dirette

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle prove dello Strongman con la seconde parte (Leggi qui la prima)

Di Giorgio Giannico

Circus Dumbbell

Questa prova è un emblema classico della forza. Nei primi del novecento, all’interno di spettacoli circensi, grossi e forti uomini si esibivano in spettacolari gesti di forza. Tra questi il sollevamento di un pesantissimo manubrio al di sopra della testa e con una sola mano! Eugen Sandow, George Hackenschmidt, Arthur Saxon e il grande Thomas Inch erano tra i più forti strongman del passato che inserivano il circus dumbbell nei loro spettacoli di forza. Ma fu Louis Cyr a rendere questo gesto inarrivabile, segnando un record storico di 123kg (273lb).
Ai giorni nostri si omaggia ancora il mitico Cyr, difatti, durante l’Arnold Classic il circus dumbbell diventa “The Cyr Dumbbell”, con un manubrio da 123kg come quello che usava Cyr. Oggi diverse persone sono in grado di sollevarlo, ma comunque resta ad appannaggio di una ristrettissima cerchia d’elite, come Savickas, Shaw, Lalas, Burke, Bjornsson e pochi altri.

Conosciamo le prove dello strongmanDerek Puondstone – Foto Ironmind

Nel sollevare il dumbbell da terra si renderà necessario l’utilizzo di entrambe le mani, una volta portato sopra la spalla la priorità, prima di partire in spinta, sarà quella di trovare il giusto equilibrio. Una volta esploso verso l’alto il dumbbell, il lavoro di stabilizzazione da parte dei muscoli del tronco è molto oneroso, si unirà la difficoltà di chiusura della distensione a quella di mantenere il baricentro del peso.

Come simularlo in palestra?

Per fortuna simulare il circus dumbbell in palestra non sarà un problema, a meno che non siate già delle bestie immonde che spingono oltre i 60 kg e che quindi necessitano di manubri più specifici o almeno più capienti per il caricamento.
Per il resto potrete utilizzare dei manubri classici e divertirvi nel mimare al meglio possibile il gesto del mitico Cyr.

Apollon Axle

Restando ancora in tema di spinte verso il cielo, non potevo non menzionare un classico delle alzate più vecchie e audaci di sempre, l’Apollo axle.
Questo gesto nasce sul finire del 1800, quando un tostissimo Francese dal nome Louis Uni, detto Apollon ebbe l’audacia di sollevare, sopra la testa, un asse ferroviario completo di ruote, del peso di 166kg!!! Pensate che solo altri tre atleti riuscirono a sollevare l’asse di Apollon sino agli anni sessanta circa, dove poi andò a riposare nel museo Francese Musee National du Sport a Parigi.

Appolon AxeOriginal Apollon Axle Musee National du Sport foto Ironmind

Anche ai giorni nostri resta un sollevamento per pochi. A renderlo estremamente difficile, oltre al peso notevolissimo, vi è lo spessore della barra da 49mm, la mancanza di cuscinetti rotanti e l’assenza totale di elasticità da parte della barra. Solo chi ha avuto il piacere di afferrare una qualsiasi axle bar da pochi chili, potrà capire l’immane differenza da un classico bilanciere.
Žydrūnas Savickas anche qui si impone con i suoi record, facendo 8 ripetizioni con 155kg e nel 2007 sollevò un Apollon Axle da 200kg. Numeri davvero incredibili!
Il lavoro richiesto all’apparato muscolare è lo stesso di un push press o log lift, ma con l’aggiunta di un oneroso stress sulla presa ed una girata che richiederà accelerazioni come i migliori slanci olimpici. Spesso molti atleti affrontano la girata con una presa mista per portarlo al petto, facendoselo rimbalzare più volte sulla pancia, e se non si hanno core ed erettori forti, le possibilità di farsi male sono notevoli.

Apollon Axe2Derek Poundstone – foto Ironmind

Come simularlo in palestra?

Un classico push press sarà sufficiente a simulare il movimento di spinta dell’Apollon axle, ma difficilmente si potrà mimare la dinamica data dalla vera barra.
Solamente nelle rare palestre che possiedono i bilancieri spessi si potrà almeno avere il giusto spessore da gestire. Chi vorrà costruire qualcosa di simile potrà realizzare una Axle bar classica con tubo da 50mm e due gomme d’auto alle estremita, il giusto compromesso.

Deadlift

Nel mondo strongman non potrebbe mai mancare il gesto di forza per eccellenza, lo stacco da terra. In questo paragrafo vorrei giusto generalizzare tra le più importanti applicazioni dello stacco nelle gare. Solitamente si va per uno stacco sulle ripetizioni, oppure su incrementi di peso in singole ripetizioni, decretando il vincitore che solleva il peso maggiore. I deadlift più spettacolari e famosi che possiamo vedere in gara sono: Hummer tire deadlift, dove un lunghissimo bilanciere ospita degli imponenti pneumatici dell’Hummer, una mastodontica jeep Americana, che nelle competizioni più importanti, come l’Arnold Classic arriva a pesare oltre le 1000 libbre! Nell’ultimo appuntamento dell’Arnold Classic del 2014 la sfida più infuocata è stata tra Savickas e Shaw, ma quest’ultimo si è dovuto arrendere all’ultimo bilanciere caricato con 1150,70 Lb, ossia 524kg! Solo Big Z (Žydrūnas Savickas ) è riuscito nell’immane impresa di sollevamento, ovviamente portandosi a casa l’ennesimo record!

DeadliftBenedict Magnusson – foto Ironmind

Un’altra interessante e spettacolare prova del deadlift è il “the Sigmarsson Wheels Deadlift”, una prova per onorare il compianto mito nordico Jon Pall Sigmarsson che nel 1987 riuscì a staccare da terra un grosso asse con ruote di legno massiccio dal peso di 523kg, battendo persino Bill Kazmaier. Oggi la versione moderna dell’asse è in metallo, con due ruote giganti laterali.
Altra versione di deadlift che omaggia il passato è quello di utilizzare un grosso bilanciere con due enormi sfere di metallo alle estremità, che inevitabilmente riporta a manubri e bilancieri del primo ‘900 utilizzati dagli strongmen del tempo. Solitamente pesano attorno i 300kg e quindi gli atleti si sfidano sul maggior numero di ripetizioni possibili.
Infine,vanno menzionati i deadlift che non utilizzano bilancieri classici, ma barre vincolate a leve per sollevare cassoni stracolmi di pesi, persone, rocce, barili, ecc…
In questo ambito il più spettacolare è il Car deadlift, dove la leva è collegata sotto un’auto che verrà sollevata da un lato. Questa prova vede sempre sfide uomo contro uomo su più ripetizioni possibili nei 75 secondi di tempo limite, oppure un Hold car deadlift, dove una volta sollevata l’auto, sarà trattenuta per più tempo possibile.
A seconda della fantasia degli organizzatori o dei contesti in cui vengono organizzate le gare, spesso si vedono diverse varianti di deadlift, ma qui sopra ne ho evidenziato le più spettacolari.

Deadlift carClaudio Randazzo – Foto Strongmanitalia

Come simularlo in palestra?

Ovviamente nulla di più facile per simulare uno stacco, che fare stacco! L’unica variante che possiamo cambiare per simulare alcune tipologie di stacco è l’altezza, spesse volte si aggira attorno ai 40 cm del bilanciere dal suolo. Diventa un problema imitare il car deadlift, in quanto occorrerebbe una leva che in palestra nessuno potrebbe avere se non auto costruendola.
Badate sempre di usare un’ottima tecnica, anche se spesse volte in gara si possono vedere delle brutture nei movimenti, con infilate, curve nella schiena e cose simili, voi salvaguardate sempre il vostro rachide!

Tire Flip

Se si vuol portare il corpo al limite, per sentirsi scoppiare muscoli e cuore, bene, il tire flip è quello che ci vuole! Tra le prove più presenti di ogni contest, il ribaltamento del pneumatico garantisce spettacolo per il pubblico ed una grande sfida per l’ atleta. Impegnativo in ogni momento dell’alzata e con pesi che oscillano tra i 200 e i 400kg. Si utilizzano gomme da camion o trattori, partendo al via con la ruota in piedi ed impiegando più ribaltamenti possibili in 75 secondi. Dopo averla spinta per terra al via dell’arbitro, bisognerà sollevarla infilando le mani sotto o tra i tacchetti, la posizione che si andrà ad assumere sarà quella di un profondo squat col sedere molto dietro, glutei, femorali e schiena spingeranno per staccarla da terra, ma qui la presa e i bicipiti saranno chiamati a compiere un duro lavoro, soprattutto nella fase intermedia, quando bisognerà far salire la gomma tra i 30 e i 50 gradi. Schiena trapezi e braccia gestiranno il movimento quasi come fosse una girata del sollevamento, per poi infilarsi sotto la ruota e spingere con spalle, petto tricipiti, gambe ed addome. Lavoro totale anche questo!

Tire FlipPaolo Sagliocco – foto studio Mereghetti

Come simularlo in palestra?
Un movimento tanto variegato come quello dato dal tire flip è difficilmente simulabile in palestra. Si potranno scegliere movimenti che preparino i muscoli ad affrontare un tire flip in gara, come stacco sui rialzi, unito a delle girate e delle spinte su panca inclinata, magari in superserie per simulare anche il notevole affaticamento dato dal tire flip.

Atlas Stones

Lascio per ultima questa prova, non perché merita meno importanza, anzi è vero il contrario, ma perché tipicamente è l’ultima prova in una competizione importante.
Personalmente è il gesto di forza che preferisco su tutti, una costante connessione col passato, un gesto brutale ma bello da vedere, qualcosa che impressiona sempre e comunque. Come non si può esserne affascinati?
Entrate come prova del WSM nel lontano 1986, le Atlas stones inizialmente partirono da un peso di 95kg sino a 140kg, per poi mutare nel tempo, sia come peso che come tipologia di prova. Mediamente adesso ci si trova con pietre che vanno da 100kg a 180kg, tipicamente da caricare su dei supporti che sono più alti per la prima pietra (180cm) e più bassi per l’ultima (124cm). Ma negli ultimi anni sono state aggiunte pietre dal peso extra o prove con un altezza media oltre il quale “lanciarle”, ma con sfere definite “monster”, perché superano i 240kg. Difatti sono pochi gli omoni che riescono a smuoverle, i soliti noti come: Shaw, Savickas, Koklyaev, Poundstone, Felix, e pochi altri.
Atlas StoneFoto theworldstrongestman.com

L’aspetto interessante di questa magnifica prova è il coinvolgimento muscolare totale che si avverte. Dai polpacci al collo tutto il corpo ne viene coinvolto, difatti è un integrazione che spesso viene consigliata in preparazioni fisiche serie per molti sport, entrato anche nel mondo del crossfit, tanto che persino lo strongman professionista Derek Boyer ha pensato di creare delle stones di gomma pesante per creare veri e propri corsi specifici per il condizionamento fisico. Sicuramente una mossa di marketing, ma anche un’innegabile coinvolgimento totale della muscolatura.
Quando ci si trova davanti un’Atlas stone e la si vuole portare sopra un supporto, oppure oltre un punto definito, il primo gesto da compiere è un profondissimo squat per scendere ed abbracciare saldamente la pesante sfera. Una volta cercato l’assetto migliore per portarsi la sfera sulle cosce, si parte con una forte tensione delle gambe, in particolare dei femorali e dei glutei, a seguire ovviamente la schiena, la quale dovrà tirare via il peso da terra, chiedendo aiuto ai dorsali e trapezi. Ma a questo punto i pettorali, bicipiti ed avambracci dovranno tener duro per non farsi sfuggire la pietra. Raggiunta la posizione di seduta con la sfera in grembo, lì parte il coinvolgimento totale! Estensione di tutta la catena posteriore, glutei, femorali e quadricipiti spingono con furia la sfera, schiena, dorsali e trapezi la tirano verso dietro ed in alto, cercando di sollevarla ad altezza della testa. I polpacci saranno supercontratti, addome, obliqui e trasverso manterranno l’addome duro e compatto. Insomma, il coinvolgimento sarà totale!

Atlas Stone 2Nick Best (a destra) Vs Ed Hall – Foto John Chapple

Come simularlo in palestra?

Per chi gode di giardini o piccoli spazi aperti e possiede un minimo di volontà, potrà trovare in rete alcune guide per auto prodursi un Atlas stone. Io stesso ho pubblicato una guida diverso tempo fa. La troverete sul sito www.strongmanitalia.it.
In palestra si potrà simularla utilizzando un tubo corto 30 o 40cm, saldandoci una piattina all’estremità, potrà essere utilizzato per infilarci delle piastre da 20kg, così da bloccarle con una pinza da ferramenta e poter abbracciare le piastre simulando una stone. Nella foto sottostante mi sono prestato come modello con delle foto di scarsa qualità tratte da un vecchio video. Occhio ai piedi ed al pavimento!

Atlas homede

 

Termina qui questo mio viaggio tra delle classiche e spettacolari prove strongman, speranzoso d’aver incuriosito qualcuno, magari facendo risaltare il fascino di uno sport ricco di tradizioni e rispetto per la Forza, qual’é appunto lo strongman.
A presto, stay strong!

 

Giogio Giannico

 

Giorgio Giannico,
Amatore della ghisa in tutte le sue forme. Forte appassionato di Strongman e grip training.
Fa parte dello Staff di StrongmanItalia, responsabile dell’area News sul sito www.strongmanitalia.com

Per info e contatti: Facebook o email a: [email protected]

project invictus acropoli logo

Rivista + Dirette.

Migliora te stesso con basi scientifiche.

Acropoli Project Invictus Rivsita e Dirette

Approfondisci le conoscenze su "Powerlifting e forza" con:

Project Strength

Project Strength

Libro sull’allenamento della forza

 36,90 Aggiungi al carrello
Project Cross-Athlete (II edizione)

Project Cross-Athlete (II edizione)

Il libro più completo sulla periodizzazione degli sport ibridi/cross training

 36,90 Aggiungi al carrello
Andrea Biasci

Andrea Biasci

Dott. in Scienze Motorie. Ha insegnato e collaborato con l'università Statale di Milano come professore a contratto. Fondatore del Project inVictus. Maggiori informazioni

Utilizziamo cookie, anche di terze parti, per fini tecnici, statistici e di profilazione.

Cliccando su "Accetto", acconsenti all’uso dei cookie. Per ulteriori informazioni sui cookie e su come gestirli, consulta la nostra Cookie Policy