Il mais nell’alimentazione ma anche tanto altro

il mais

Qual è quell’alimento che si può trovare nei gelati, nella Coca Cola, nelle barrette Mars, ma anche nei formaggi, nel latte in polvere, nei cibi precotti, nella frutta sciroppata, nel ketchup, nella minestra in scatola, nelle caramelle, nei dolci surgelati, nella maionese, nella margarina, nella birra, nella mortadella, nella senape e perfino nei multivitaminici?

Ma non finisce qui, lo troviamo nei mangimi animali, lo mangia la mucca, il maiale, il pollo, il tacchino, l’agnello e perfino il salmone.

Coi suoi derivati ci possiamo fare i lieviti, la lecitina, mono-digliceridi, coloranti naturali, sciroppo di fruttosio e di glucosio, amido modificato, maltodestrine, destrosio, maltosio, olio di semi, gomma xantana, acido ascorbico e citrico.

E per concludere lo troviamo anche fuori dagli alimenti, nei sacchetti della spesa, negli imballaggi per verdure, in alcune cere, nei truciolati, nel linoleum, nella fibra di vetro, negli adesivi e perfino nei carburanti.

Hai indovinato di che alimento stiamo parlando?
Ovviamente si tratta del Mais (granoturco), la graminacea che ha conquistato la terra, e che ormai da anni è la pianta più utilizzata e coltivata sul pianeta.

Il Mais nell’alimentazione

Il mais è un cereale senza glutine. I suoi valori nutrizionali, come tutti gli alimenti amidacei, comprendono una buona quota di carboidrati (74g), una  scarsa di proteine di bassa qualità (9g) mancano gli aminoacidi essenziali lisina e triptofano, ed una scarsa di grassi (4,7) costituita principalmente da grassi polinsaturi omega-6 (altro che l’Olio Cuore fa bene alla salute…)

mais-valori-nutrizionali

Rispetto al grano (76C, 11,P, 1,7G) ed al riso (79C, 6,5P, 0,5G), ha sicuramente un maggior contributo di grassi ma si discosta poco dagli altri cereali.

L’olio di mais pur essendo ricco di grassi polinsaturi rimane stabile alle alte temperature, questo grazie alla presenza di tocoferoli, antiossidanti liposolubili.

Nella nostra tradizione alimentare il mais è alla base della polenta uno dei nostri piatti tipici, ma è curioso conoscere che anche in Kenya esiste una particolare polenta chiama ugali e che è alla basa dell’alimentazione dei fortissimi corridori keniani (se chiedete a loro qual è il loro segreto, vi risponderanno che sta in questo alimento).

Per concludere i pop corn possono essere un buono snack se non vengono cotti con burro o olii e non viene aggiunto loro del sale. Contengono le calorie e macronutrienti del mais ma aumentando il volume è più facile mangiarne meno.

Il granoturco nell’ambiente

Anche se l’uomo occidentale, tra i cereali, si identifica nel grano, ormai da diversi anni è il mais il cereale più coltivato al mondo.

coltivazione-mondiale-tonnelate-di-mais-e-cereali

Questo avviene perché il granoturco si presta facilmente alla coltivazione (mono-cultura). Una volta il contadino doveva coltivare un anno i cerali e l’anno seguente per arricchire di nuovo il terreno d’azoto, piantava i legumi (alternanza mais-soia). Oggi il mais è una pianta che vive sempre di più in simbiosi coi fertilizzanti industriali rispetto alla natura. Ha sempre meno bisogno degli elementi del terreno e della luce del sole. Per questo le piante possono essere coltivate molto vicine, aumentando in modo esponenziale la resa per ettaro.

Così l’uomo occidentale si è ritrovato a coltivare molto più mais di quanto ne potesse mangiare, ed ha inventato, grazie all’industria alimentare nuovi modi per farlo arrivare a tavola.

industria granoturco

Gli zuccheri che troviamo nella Coca Cola e nel junk food da dove vengono? Dal mais.
Gli animali sono stati costretti a nutrirsi di granoturco (gli viene data l’intera pianta macinata e fermentata non solo la pannocchia).

La mucca è un ruminante e non è fatta per nutrirsi di cereali. Questo cambio d’alimentazione peggiora notevolmente la salute dell’animale che vive costantemente infiammato. I gas che si creano nell’intestino comprimono gli altri organi. La vita media  cala drasticamente.

La coltivazione del mais ha mostrato come quello che noi consideriamo un prodotto alimentare, per il business sia considerato esclusivamente un prodotto di consumo e non più un alimento.

Nei cicli naturali, le piante crescono, vengono mangiate dagli animali, che defecando e morendo, nutrono a loro volta il terreno e le piante. Gli allevamenti intensivi producono invece letame tossico, che viene considerato un rifiuto e non un elemento reciclabile per la natura.

Alla base di tutto questo c’è l’idea agricola di monocoltura, di coltivare solo una pianta, solo quella che da più resa, senza alternare naturalmente i vegetali, senza rispettare più i cicli del terreno. Continuiamo a produrre anche quando non ce ne sarebbe più bisogno, inventiamo modi per riciclare l’eccesso, obbligando gli altri animali e mangiare qualcosa per cui non sono fatti.

Oggi il mais non è più un alimento è un prodotto. E’ il prodotto sul quale si basa TUTTA l’industria alimentare, 65-70% dei prodotti del supermercato hanno al loro interno derivati del mais.

Oggi pertanto è lecito e doveroso, chiederci fino a che punto, in nome del profitto, possiamo spingerci a discapito della natura, a discapito degli altri animali e soprattutto a discapito della nostra salute.

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